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“La favola di Cristo” – Traduzione e annotazioni di Pier Tulip

Charles François Dupuis

Charles François Dupuis

Recentemente ho pubblicato la traduzione di quattro capitoli fondamentali del libro del grande studioso e astronomo del settecento Charles François Dupuis Compedio dell’Origine di Tutti i Culti.

Il libro di Dupuis, definito appunto Compendio, è un estratto della sua opera maggiore, mai stampata in Italia. Il Compendio, invece, viene tradotto e distribuito due volte, nel 1862 e nel 1982. Purtroppo la prima versione è disponibile solo su internet in fotocopie poco leggibili, e in un italiano arcaico, e la seconda non è più disponibile, tranne, forse, nell’usato.

È con grande piacere che presento quindi qui un breve estratto del capitolo principale La favola di Cristo.

Compedio dell’OrigineOltre a questo capitolo il libretto presenta anche i capitoli sulle Fatiche di ercole, I viaggi di Iside alla ricerca dei pezzi di Osiride e, importantissimo, il capitolo che Dupuis dedica all’interpretazione dell’Apocalisse di Giovanni.

Per un invito a leggere questi estratti dell’opera di Dupuis, cioè il primo autore che, apertamente, ha proposto l’idea del carattere mitico del protagonista del racconto evangelico, presento l’argomento della Madre Vergine.

[In parentesi e in corsivo i miei commenti. In grassetto invece i nomi degli Autori citati da Dupuis che vengono elencati – solo in questi quattro capitoli sono in numero di 80 – con brevi riferimenti in Appendice.]

Buona lettura.

– La Vergine Madre

Compedio dell’Origine 2 La favola di CristoÈ un fatto indipendente da ogni ipotesi, indipendente da tutte le conseguenze che io vado a trarre, che alla precisa ora della mezzanotte del 25 dicembre, nei secoli in cui il Cristianesimo ha fatto la sua comparsa, il segno celeste che saliva sull’orizzonte, e la cui ascesa presiedeva all’apertura della nuova rivoluzione solare, è stata la Vergine delle costellazioni. [* È vero certamente. Alla mezzanotte del 25 dicembre di duemila anni fa, la costellazione della Vergine nasceva sull’orizzonte di Nazaret. Ma il sole nasceva realmente sette ore dopo all’alba per cui questa associazione fatta da Dupuis mi sembra abbastanza azzardata. A mio avviso la ragione della nascita virginale può essere derivata dalla teologia egizia: Come riporta Plutarco, il dio sole Oro viene concepito quando ancora Iside e Osiride sono nel grembo della madre, per cui è come se Iside non abbia mai partorito: Madre, Padre e Figlio sono consustanziali. Già prima anche Dupuis ha riportato l’iscrizione egizia sulla Vergine di Sais e lo farà anche dopo. Indipendentemente dalla vera ragione comunque la costellazione della Vergine, nelle antiche religioni, è considerata la madre del Sole e le considerazione che seguono lo dimostrano]

È ancora un fatto che il Dio Sole, nato al solstizio d’inverno, si riunisce a lei e la circonda con i suoi fuochi all’epoca della nostra festa dell’Assunzione, o della riunione della madre a suo figlio.

È ancora un altro fatto che ella esce dai raggi solari eliacamente, nel momento in cui si celebra la sua comparsa nel mondo, o la sua Natività.

Io non esamino il motivo che ha fatto stabilire queste feste: mi è sufficiente dire che questi sono tre fatti che nessun ragionamento può distruggere, e da cui un osservatore attento, che conosce bene il genio degli antichi mistagoghi, può trarre grandi conseguenze, a meno che le persone preferiscono vedere in esso una semplice casualità; cosa che non può certo persuadere coloro che si guardano da tutto ciò che può indurre in errore le loro facoltà di ragionamento e perpetuare i loro pregiudizi.

In ogni caso, è certo che questa stessa Vergine, l’unica che può diventare madre senza cessare di essere vergine, copre le tre grandi funzioni della Vergine Madre di Cristo, sia con la nascita di suo figlio, sia in quella sua, sia nella sua riunione a lui nei cieli.

È soprattutto la sua funzione di madre, che esamineremo qui.

È naturale supporre che coloro che personificarono il Sole, e che lo fecero passare attraverso le varie età della vita umana, che lo immaginarono di una serie di meravigliose avventure, cantate in poemi o narrate in leggende, non mancarono di disegnare il suo oroscopo, come quelli che sono stati elaborati per gli altri bambini nel momento preciso della loro nascita.

Questo usanza era in particolare quella dei Caldei e dei Magi.

Successivamente questa festa è stata celebrata con il nome di dies natalis o festa della nascita.

Ora, la Vergine celeste, che presiedette alla nascita del Dio del Giorno personificato, fu reputata essere sua madre, e quindi realizzare la profezia dell’astrologo che aveva detto: “Una vergine concepirà e partorirà” cioè che darà alla luce il dio Sole, come la Vergine di Sais: da questa idea derivano le immagini che sono delineate nella sfera dei Magi, di cui Abulmazar ci ha dato una descrizione, e di cui Kirker, Selden, il famoso Pic, Ruggero Bacone, Alberto Magno, Blaeu, Stofler e molti altri hanno parlato.

Estraiamo qui il passaggio da Abulmazar: “Vediamo nel primo decano, o nei primi dieci gradi del segno della Vergine, secondo le più antiche tradizioni dei Persiani, dei Caldei, e degli Egiziani, di Ermete e di Esculapio, una fanciulla, chiamata nella lingua persiana Seclenidos de Darzama, un nome tradotto in arabo come Adrenedefa, cioè una vergine casta, pura, immacolata, di bella figura, volto gradevole, capelli lunghi e contegno modesto. Tiene in mano due spighe; è assisa su un trono; nutre e allatta un bambino, che alcuni chiamano Gesù, ed i Greci chiamano Cristo.”

La sfera persiana, pubblicata da Scaligero come allegato delle sue note su Manilio, dà circa la stessa descrizione della celeste Vergine; ma essa non nomina il bambino che allatta.

Essa pone al suo fianco un uomo che può essere solo Bootes, chiamato il padre adottivo del figlio della Vergine Iside, o Horus [* Abbiamo visto nel capitolo dei viaggi di Iside che Boote (dalla città di Buto) era considerato come colui che ha allevato Horus e in altra parte come il conducente dei buoi di Icario che tirano il Grande carro (Orsa maggiore)].

Nella biblioteca nazionale [* Naturalmente a Parigi] esiste un manoscritto arabo, che contiene i dodici segni, delineati e colorati, e si vede un bambino a fianco della Vergine celeste, rappresentato con uno stile simile a quello delle nostre vergini e come l’Iside egiziana con il figlio.

È più che probabile, che gli antichi astrologi hanno posto in cielo l’immagine infantile del nuovo Sole nella costellazione che presiedeva alla sua nascita e a quella dell’anno nel solstizio d’inverno, e che da questo hanno origine le finzioni del Dio giorno, concepito nel grembo di una vergine casta, perché quella costellazione era veramente la Vergine.

Questa conclusione è più naturale rispetto all’opinione di coloro che ostinatamente credono,che fosse esistita una donna, diventata la madre senza cessare di essere vergine, e che il frutto generato da lei è l’Essere eterno, che muove e governa tutta la natura.

Così i greci dicevano che il loro Dio ha la forma di ariete o di agnello, il famoso Ammone o Giove, che fu allevato da Themis, che è ancora uno dei nomi della Vergine delle costellazioni; ella è anche chiamata Cerere, a cui è stato dato il titolo di Santa Vergine, e che era la madre del giovane Bacco o del Sole, la cui immagine, secondo Macrobio, è stata esposta nei santuari al solstizio d’inverno con i tratti di un infante.

Pier Tulip

Il libretto è disponibile in formato epub su Amazon

“La favola di Cristo” – Traduzione e annotazioni di Pier Tulip

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