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La Flat Tax non sarà esattamente una Flat Tax, funzionerà a scaglioni

Il governo ipotizza una partenza in due tempi sulla Flat Tax: prima alle imprese e alle partite iva, poi alle famiglie. Lo ha anticipato Alberto Bagnai, parlamentare della Lega e uno tra i nomi considerati più probabili come possibile sottosegretario all’Economia. “Mi sembra che ci sia un accordo sul fatto di far partire la Flat Tax sui redditi di impresa a partire dall’anno prossimo.E poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie”, ha detto ospite della trasmissione Agorà (La Repubblica).

Mentre emerge, sempre dalle parole di Bagnai, che di fatto non si tratterà di una Flat Tax pura. Secondo il parlamentare leghista infatti allo stato attuale “parlare di Flat Tax diventa improprio – ha spiegato sempre durante Agorà – perché implicherebbe una aliquota unica, invece dalla mediazione con i 5 Stelle è emerso un modello con due scaglioni di reddito”. Una frase che è stata stigmatizzata da alcuni esponenti dell’opposizione, come Maria Elena Boschi, che su Twitter sottolinea che di fatto così il governo non fa che emulare alcune cose già fatte dal precedente (Corriere della sera

Il Governo del cambiamento ha cambiato idea e la Flat Tax della Lega non esiste più. Oggi i leghisti hanno annunciato che si limiteranno all’IRES, ma c’è già e il Governo Renzi l’ha ridotta. Copiano, non cambiano.

— maria elena boschi (@meb) 4 giugno 2018

Il padre della Flat Tax: “Serve tempo, sarà completa nel 2020. Ecco gli step”

In mattinata però il senatore leghista Armando Siri, il padre della Flat Tax, ha corretto il tiro: “Allo stato attuale posso dire che non è vero dal prossimo anno la Flat Tax entrerà in vigore solo per le imprese, ma che ci sarà anche per le famiglie. Poi tutto sarà a regime per il 2020”.  “La cosa richiede complessità”, ha aggiunto. “Adesso preferisco non entrare nel merito perchè altrimenti facciamo dei pasticci. Stiamo facendo la più grande riforma fiscale dal Dopoguerra ad oggi per cui se la semplifichiamo così diventa tutto strumentale”.

Il senatore chiarisce che “si deve partire con degli step: il sistema è diverso perchè la Flat Tax per le imprese c’è già e noi la estendiamo anche alle società di persone, alle Partite Iva etc… Si tratta già di una riforma storica perchè viene trasferito a cinque milioni di operatori quello che oggi è solo per 800 mila imprese, visto che solo le società di capitali hanno la Flat Tax. Poi per le famiglie cominceremo già dal 2019 con dei paramentri che andranno a perfezionarsi nel 2020 fino a completarla”.

Inizialmente, conferma Siri, saranno favorite le famiglie con molti figli. Per quanto riguarda i costi, e in particolare per il primo step della Flat Tax che entrerà in vigore dal 2019, Siri risponde così: “è una domanda da un milione di dollari. Costerà più o meno 30 miliardi di euro”, conclude il senatore Siri.

 

Cos’è la Flat Tax?

Letteralmente, la Flat Tax significa in italiano “tassa piatta”, basata su un sistema fiscale non progressivo e quindi calcolata come “aliquota fissa”. Solitamente tale sistema si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese, tassate con un’aliquota fissa. Questo sistema di tassazione fu ideato per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman.

Secondo i sostenitori della Flat Tax, sosterrebbe la crescita economica: ad oggi, è in vigore in Russia e in alcune Repubbliche ex sovietiche, dove è particolarmente diffusa. In Italia, negli anni, il dibattito si è riacceso periodicamente: ad esempio, la sua introduzione venne propugnata da Silvio Berlusconi nel 1994, quando propose un’aliquota del 33% (con una no-tax area per i più poveri) al posto dell’Irpef progressiva.

La Flat Tax è poi tornata come tema politico periodicamente, fino ad essere ribadita con forza nell’ultima campagna elettorale da Berlusconi stesso e dal leader della Lega Matteo Salvini. Dopo il voto del 4 marzo, la Flat Tax è quindi entrata nel programma di governo stipulata dalla Lega assieme ai 5 Stelle. Essa prevede in sostanza l’introduzione di due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie. Oggi invece ci sono 5 aliquote e altrettanti scaglioni Irpef.

Il primo scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15.000 euro l’anno. In questo caso l’aliquota Irpef è del 23%, che corrisponde – nel caso di massimo reddito per questa fascia, 15.000 euro – a una tassazione di 3.450 euro. Nella prima fascia sono ricompresi tutti i lavoratori che percepiscono un reddito non superiore a 1.250 euro. Il secondo scaglione Irpef è quello che comprende i redditi tra da 15.001 euro a 28.000 euro.

L’aliquota riservata a questa fascia è del 27%, con una tassazione – nel caso di reddito più alto – di 6.960 euro. Sono rappresentati da tale categoria le persone con reddito mensile non superiore a 2.335 euro. è importante evidenziare che a partire dal secondo scaglione in poi (quindi in caso di reddito maggiore rispetto a quello con aliquota base), si applica l’aliquota successiva solo per la parte eccedente di reddito. Il terzo scaglione di reddito è quello compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro, per contribuenti con un reddito massimo di 4.583 euro.

L’aliquota Irpef è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda (ossia si applica il 38% solo per la quota di reddito che supera i 28mila euro, ai quali si applica l’aliquota precedente del 27%). In questo caso, la quota Irpef sarà pari a 17.220 euro in caso di reddito più alto. Il quarto scaglione Irpef coinvolge tutti i contribuenti da 55.001 euro a 75.000 euro, che presentano un reddito mensile non superiore a 6.250 euro. Per questi contribuenti, l’aliquota Irpef sulla quota eccedente il precedente scaglione è del 41% e di conseguenza l’onere fiscale più alto sarà pari a 25.420 euro. Oltre i 75.000 euro di reddito, ovvero per il quinto ed ultimo scaglione di reddito, l’aliquota Irpef è pari al 43%. I contribuenti facoltosi, che percepiscono un reddito annuo eccedente i 75 mila euro, ovvero oltre 6.250 euro mensili dovranno corrispondere 25.420 euro più il 43% sul reddito eccedente.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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