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La folle retorica dei suprematisti bianchi smentita dai numeri sull'occupazione

La definiscono “guerra contro i bianchi”. Secondo i suprematisti in marcia a Charlottesville lo scorso sabato, gli americani caucasici sono costantemente minacciati dallo strapotere delle minoranze e la loro civiltà occidentale è in serio pericolo di contaminazione. Come se fossero i bianchi ad aver subito schiavitù, segregazione e razzismo. 

Sembra fantascienza, ma per molti repubblicani orientati verso il lato più estremo della destra, nella società americana sono i bianchi a subire, non le minoranze latina ed afroamericana. Lo aveva già appurato un sondaggio Washington Post-ABC New, commissionato durante le primarie dello scorso anno, nel marzo del 2016. 

Tra i sostenitori di Donald Trump i simpatizzanti della teoria dell’uomo bianco vessato dalle minoranze e dal sistema, erano il 54%, riporta il Washington Post mentre demolisce punto per punto il mito della guerra contro i bianchi. Nonostante la retorica suprematista, il potere bianco non è intaccato. Sono i cittadini di origine europea, infatti, a detenere la fetta più sostanziosa di potere, ricchezza e benessere.

Strapotere bianco nei luoghi di lavoro

Negli Stati Uniti ancora oggi i bianchi hanno molte più possibilità di essere assunti rispetto ai non-bianchi: basta un nome “bianco” ad aprire le porte di un nuovo lavoro. Al contrario nomi tradizionalmente afroamericani tagliano del 50% le probabilità di assunzione, come ha analizzato il National Bureau of Economic Research. 
 
 
La disoccupazione nella comunità nera è di conseguenza sensibilmente più alta. Nel 2016 la media era del 4,3 per i bianchi, contro l’8,4 dei neri e il 5,8 dei latini. Il circolo è vizioso, come si può immaginare. Le famiglie bianche sono più benestanti 14 volte in più dei neri e 11 volte in più dei latini.  Ecco perchè il 72% dei caucasici ha una casa di proprietà, mentre più della metà di neri e latini vive in affitto. La situazione, poi, precipita quando si parla del sistema carcerario: sono in non-bianchi ad avere le percentuali più alte di detenuti. Inoltre i neri hanno probabilità di finire in prigione 6 volte in più rispetto ai bianchi.

Tra i bianchi rischiano il posto soltanto chi ha una bassa istruzione

Ciò che, semmai, è effettivamente vero che in tempi recenti la computerizzazione dell’industria abbia creato una perdita di posti di lavoro tra i bianchi senza istruzione. Tuttavia la classe dei lavoratori bianchi continua a beneficiare del mercato del lavoro molto di più rispetto alle minoranze. E’ anche una questione legata all’istruzione, visto che più di un terzo dei bianchi è laureato, al contrario lo è solo il 22,5% dei neri e il 15,5% dei latini. Un rapido sguardo alla media degli stipendi rende il quadro più completo. Intanto tra gli americani con un diploma di scuole superiori i bianchi sono pagati in media 150 dollari a settimana più dei neri e 125 dollari in più dei latini. 
Ne consegue che solo il 9% delle famiglie bianche fa i conti con la povertà. Un abisso, se confrontato con la realtà della comunità nera: un quarto delle famiglie non arriva alla fine del mese o è classificato completamente come povero. Se un bianco nel 2015 guadagnava in media 62950 dollari, i neri si fermavano a 36989. A rendere questi dati ancor più cocenti c’è sicuramente la connessione con l’aspettativa di vita. Le condizioni migliori in cui versano i bianchi, permettono loro di vivere più a lungo e decisamente più in salute. I neri, infatti, muoiono 4 anni prima dei bianchi. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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