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La follia di far passare cose di nessun’importanza, per cose gravissime

Possiamo parlare di tutto, anche delle cose più frivole, più futili, è ovvio, nonostante le notizie tragiche che ci giungono ogni giorno, possiamo anche mangiare una bella pizza, bere una buona birra pochi minuti dopo avere visto la fotografia del bimbetto morto sulla spiaggia, è ovvio che possiamo farlo, altrimenti non potremmo sopravvivere. Non potremmo sopravvivere se l’angoscia per la visione di quel corpicino vestito, ci prendesse a tal punto da impedirci di mangiare, di parlare, di sorridere, di ridere. E’ la vita. Ma l’assurdità, la follia sta, mentre nel mondo accadono cose gravissime, mentre si tagliano teste, si abbattono monumenti, si muore affogati o scannati, la follia sta nel parlare di cose futili, di fisime, di questioni di lana caprina, come se fossero cose gravissime, importantissime. In questo sta la follia, anche di persone serie, persone colte, intellettuali, politici, vescovi e cardinali. La follia sta nell’accapigliarsi (metaforicamente) per questioni di lana caprina, mentre nel mondo accadono cose gravissime. Nel far passare cose di nessun’importanza, per cose gravissime. Una di queste follie è la paura di chiamare “unioni civili” le unioni di persone dello stesso sesso, al punto che persone adulte, serie, colte, per evitare che qualche cardinale si stracci le vesti, ha pensato di chiamarle «formazioni sociali specifiche», termine definito “grottesco e irritante” dal saggio Beppe Severgnini.

Francesca Ribeiro

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