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La fuga di notizie su Manchester fa litigare Gb e Usa

In Gran Bretagna proseguono le indagini sulla rete di complici che ha aiutato Salman Abedi, il kamikaze che lunedì sera ha ucciso 22 persone e ne ha ferite 59 facendosi saltare in aria nel foyer della Manchester Arena al termine di un concerto di Ariana Grande, con il numero degli arresti che sale a 8. A suscitare l’attenzione dei media è però soprattutto la clamorosa rottura tra gli 007 americani e gli inquirenti britannici, che hanno deciso di non passare più informazioni ai loro colleghi di Oltreatlantico, che avrebbero passato alla stampa notizie sensibili mentre l’attività investigativa era ancora all’inizio.

May irritata: “Ne parlerò con Trump”

A rivelare il nome dell’attentatore, neanche 24 ore dopo la strage, era stato il network statunitense Cbs. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è però l’articolo del New York Times che ha pubblicato le foto dell’ordigno utilizzato per la strage, rubate alla scientifica di Londra e corredate da numerosi dettagli tecnici. Si tratta di una frattura dalle implicazioni politiche enormi per due Paesi legati da un’alleanza strettissima che passa per un fitto scambio di informazioni tra le rispettive intelligence, tanto da guastare l’atmosfera del G7 di Taormina.Il premier britannico Theresa May appare assai irritata e ha affermato che “”dirà chiaramente al presidente Trump che le informazioni condivise tra i nostri servizi devono restare confidenziali”. La polizia di Manchester, scrive la Bbc, auspica un rapido ritorno alla normalità ma è al momento “furiosa” per le soffiate ai media americani. Downing Street ha, ad ogni modo, precisato che la sospensione dei contatti è stata decisa in autonomia dalle forze dell’ordine della città colpita. 

Un incidente senza precedenti

Nei rapporti tra Londra e ‘l’ex colonia’ non si era mai verificato un incidente simile da quando Sir Winston Churchill nel 1946 coniò il termine “special relationship” per definire la relazione particolare tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Peraltro il Regno Unito, insieme a Nuova Zelanda, Australia, Canada fa parte della grande alleanza dei servizi segreti “five eyes” coordinata dagli Usa in base all’accordo Ukusa di condivisione di tutte le intercettazioni e le informazioni segrete che risale anch’esso al 1946, subito dopo la fine della II Guerra Mondiale.

Gli arresti salgono a 8

Proseguono nel frattempo gli arresti a Manchester. Nelle prime ore del mattino sono stati arrestati due uomini, sospettati di legami con Abedi, portando il totale delle persone sotto custodia ad 8, tra i quali il fratello maggiore di Abedi, Ismail (il padre e il fratello minore, che ha confessato di far parte dell’Isis, sono stati invece catturati ieri a Tripoli dalle forze di sicurezza libiche). Una donna arrestata ieri sera è stata invece rilasciata nella notte. Nel corso delle perquisizioni nella zona di Manchester la polizia ed i servizi di sicurezza hanno trovato materiale adatto per nuovi “imminente attacchi”, rivela l’Independent secondo il quale un ordigno è stato neutralizzato tramite un’esplosione controllata, mentre fonti investigative ritengono che ci sia la concreta possibilità che ci sia dell’altro esplosivo ancora da trovare.

Il nome di Abedi non era su nessuna blackist…

Un nuovo tassello utile alla ricostruzione degli spostamenti di Abedi prima della sua missione suicida è stata fornita dalla Germania. Prima di tornare a Manchester dopo una breve permanenza in Libia, il 18 maggio, il ventiduenne è passato dalla citta tedesca di Dusseldorf, proveniente da Praga, dove era arrivato con un volo da Tripoli. Abedi si è potuto muovere liberamente tra Manchester e Dusseldorf e Praga perché il suo nome non era su alcuna blacklist di sospetti terroristi per cui non è mai stato fermato in alcun aeroporto.

… Ma era stato segnalato più volte come estremista

Oltre che con le fughe di notizie, le forze di sicurezza inglesi devono quindi fare i conti anche con le accuse di aver sottovalutato le segnalazioni sulla pericolosità di Abedi. Un parente di Abedi, scrive il Telegraph, aveva avvertito all’inizio dell’anno l’MI5 (i servizi segreti interni) che Abedi era diventato pericoloso. Non solo. Il giovane era stato ripetutamente segnalato alle autorità da membri della comunità islamica locale per le sue prese di posizione estremiste, che gli avrebbe persino comportato l’espulsione dalla moschea che frequentava, ma non è mai stato fermato nè interrogato dalla polizia. L’antiterrorismo britannica è quindi finita nel mirino proprio perché malgrado le denunce degli amici, secondo i quali Salman andava in giro sostenendo che per lui “essere un kamikaze era okay”, non fece nulla. Fonti della polizia sostengono che ben in 5 distinte occasione le autorità erano state informate della pericolosita’ di Salman nei 5 anni precedenti l’attentato di lunedì.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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