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La gaffe costata a H&M nuove accuse di razzismo

La catena di negozi di abbigliamento H&M è un’azienda assai controversa per le gravissime violazioni dei diritti dei lavoratori perpetrate nei suoi stabilimenti asiatici, spintesi fino all’impiego come operai di ragazzini di 13 o 14 anni. In un mondo a misura di hashtag, però, le polemiche più fragorose non riguardano quasi mai problematiche troppo complesse per essere discusse in 150, oggi 300, caratteri. E così digitando su Google “H&M controversy” i risultati che troverete – più che a notizie come il rogo di una fabbrica bengalese dove, nel 2010, morirono 21 operai – rimanderanno soprattutto alla polemica sulle presunte affermazioni razziste della divisione sudafricana dell’azienda svedese, che aveva affermato di preferire modelle bianche per offrire “un’immagine più positiva”, o al caso nuovo di zecca del bambino nero apparso sul catalogo online con indosso una felpa con la scritta “coolest monkey in the jungle”, ovvero “la scimmia più fica della giungla”. Apriti cielo: il popolo di Twitter è subito insorto contro l’azienda, accusandola di razzismo, e al coro di condanna per quella che è difficile non considerare quantomeno una gaffe devastante si è unito anche un editorialista del New York Times, Charles M. Blow. 

. @hm, have you lost your damned minds?!?!?! pic.twitter.com/EYuCXLZtv3

— Charles M. Blow (@CharlesMBlow) 8 gennaio 2018

Nel catalogo online, un bambino bianco indossa invece una felpa – evidentemente della stessa serie – con scritto “esperto di sopravvivenza”. Che l’intento sia quindi propagandare il suprematismo bianco?

So, they are doing a Tarzan in the jungle theme with these kids?! I just can’t… @hm https://t.co/ByIJSrCoU5

— Charles M. Blow (@CharlesMBlow) 8 gennaio 2018

H&M si è presto scusata per aver offeso qualcuno con quell’immagine, ora rimossa da tutti i cataloghi online. La felpa incriminata non verrà inoltre venduta negli Stati Uniti. Interpellata da Quartz, la compagnia non ha spiegato come le sia venuta una simile idea, limitandosi ad affermare di “credere nella diversità e nell’inclusione” e impegnandosi a “evitare futuri problemi”. 

Una chiave di lettura condivisibile viene offerta proprio da Quartz: “H&M è un marchio svedese, quindi viene da una cultura con una storia razziale diversa dagli Stati Uniti” ma “internet trascende i confini nazionali, il che significa che un marchio come H&M deve riflettere su come i consumatori di tutto il mondo risponderanno a ogni sua mossa”. Ovvero, in un Paese come gli Usa, dove i neri hanno sofferto la segregazione razziale fino agli anni ’60 del secolo scorso, certe reazioni sono inevitabili. E sarebbero pienamente giustificate se questa felpa fosse stata fabbricata in Alabama. Come è invece assai plausibile che l’anonimo funzionario svedese responsabile della gaffe abbia agito in maniera del tutto innocente, non riuscendo nemmeno a immaginare il problema.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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