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La giustizia ingiusta

Articolo di GIANLUIGI PELLEGRINO (Repubblica 11.1.14)

“”Giustizia è fatta. Ma ingiustizia pure.Una sentenza che ristabilisce la democrazia violata in una grande regione è sacrosanta. Ma se la giustizia arriva quando la legislatura sta quasi finendo, e quando dopo 4 anni i cittadini fanno fatica a ricordare cosa sia successo, è anche azzoppata. Peraltro mai come questa volta la colpa del ritardo non è dei giudici ma di un sistema malato e di un ordinamento antiquato che meriterebbe riforma, per rendere efficiente la giustizia non già per imbrigliarla e ostacolarla come si è ripetutamente fatto negli ultimi anni. Tra l’altro non consentendo al giudice amministrativo in casi come questo di dare la propria risposta senza dover attendere il lungo formarsi del giudicato davanti ad altre giurisdizioni.
L’elezione di Cota a presidente della Regione Piemonte e la vittoria del centrodestra in quella regione furono clamorosamente illegittime perché rese possibili da una lista fantasma e farlocca non già per la solita manfrina delle firme posticce dei sottoscrittori ma perché proprio i candidati nemmeno sapevano di essere candidati e le loro firme di accettazione erano state grossolanamente falsificate. Vecchietti disabili, spesso analfabeti, messi in lista a loro totale insaputa per arrivare al numero minimo di candidati imposto dalla legge. Tutto questo, anche se nessuno ieri lo ha ricordato, è stato accertato da ben tre sentenze del giudice penale di primo, secondo e terzo grado, sicché il Tar altro non poteva fare che prenderne atto e sancire l’annullamento delle elezioni.
Gli scandali quindi sono ben altri di quelli inesistenti cui abbaia la Lega, confidando sulla ignoranza dei fatti da parte della gente, riecheggiando stanche litanie berlusconiane contro i giudici e senza avvedersi di quanto grottesca possa essere l’etichetta di toghe rosse affibbiata ai paludati giudici amministrativi.
Lo scandalo è piuttosto che lestofanti e ladri di democrazia come quelli che hanno orchestrato questa grave e grossolana truffa in danno degli elettori abbiano potuto più volte ripetere il loro imbroglio e abbiano trovato accogliente alleanza in forze che nel nord vorrebbero fregiarsi del buon governo, per poi franare sotto gli scandali delle mutande verdi, dei Belsito e ora delle liste farlocche. Lo scandalo è poi che in un Paese minimamente civile Cota avrebbe dovuto dimettersi non appena la truffa di quelle liste è risultata conclamata senza che ci fosse certo bisogno di attendere i lunghi tempi del triplice giudizio penale e infine della sentenza del Tar. Tempi che invece ora si vogliono ancora allungare confidando in una sospensione cautelare del Consiglio di Stato sperando che infine in un modo e nell’altro si arrivi all’approdo del 2015.
E lo scandalo è quello di non avere un sistema di giustizia che in questi casi possa tempestivamente intervenire, prevedendo che i ricorsi sulle ammissioni delle liste siano immediati senza bisogno di attendere l’esito del voto o comunque consentendo al giudice ammini-strativo di potersi pronunciare rapidamente senza necessità di attendere il lungo formarsi di un giudicato penale o ordinario, come invece ha dovuto fare giungendosi così quasi a fine legislatura e consentendo quattro anni di governo a chi non avrebbe avuto titolo.
Infine lo scandalo più triste è quello di una politica sempre più debole e inerte e per questo sempre più sostituita da altri poteri, come del resto è avvenuto con la Corte costituzionale sulla legge elettorale. Perché anche in questa vicenda piemontese la politica da tempo avrebbe dovuto intervenire. Nel centrodestra, proprio ove mai in buona fede come Cota reclama, si sarebbe dovuto spontaneamente prendere atto di aver sbagliato nell’accettare l’alleanza con imbroglioni e lestofanti e ritornare davanti agli elettori piemontesi per chiedere una conferma ripulita dalla truffa. Ma anche il centrosinistra è mancato di un’efficace iniziativa politica con cui avrebbe dovuto accompagnare il sacrosanto ricorso ai giudici per fare correggere un così evidente imbroglio fatto in danno degli elettori prima ancora che di una parte politica.
Comunque sia non è poco che comunque alla fine ci sia stato un giudice a Berlino a sanzionare i lestofanti e ristabilire la legalità. Se non altro per dire ai cittadini che alla fine (sia pur troppo tardi) chi sbaglia paga. Ma se come Paese vogliamo tornare a crescere c’è bisogno insieme di una politica che batta un colpo e di una giustizia meno azzoppata.””

Fonte

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