TwitterFacebookGoogle+

La globalizzazione e il sacrificio di esseri umani nel nome dio mercato

Il traffico dei migranti include la vendita di bambini e di organi. Ma si sa, con il neoliberismo dilagante le regole le fa il mercato e i diritti umani spariscono.

Geri Steve –
A Dacca, in Bangladesh una decina di imbecilli fanatici islamici ha ucciso dei benestanti imprenditori stranieri che non facevano male a nessuno, anzi: portavano lavoro. Ma quale lavoro? Un lavoro supersfruttato a 70-80 euro al mese per dodici ore con il rischio di morte nel crollo di un “laboratorio”, come è già successo. Quegli imbecilli fanatici benestanti – e quindi “generosi” verso i derelitti- associavano quello sfruttamento disumano alla mancata conoscenza del corano. Quell’associazione è dimostrazione della loro incapacità di capire che quello sfruttamento schiavistico non viene dall’essere “non islamici” ma da un’altra religione, che è la globalizzazione di matrice neoliberista; un culto feroce, che predica l’inesistenza di ogni diritto e di ogni regola: le regole le fa il mercato.

Questa religione dispone di luoghi di indottrinamento – scuole, università che divulgano il verbo degli economisti di Chicago -, e di una Chiesa efficientissima e diffusa: gli istituti bancari ben sostenuti dalle banche centrali, tutte sotto controllo dei gran sacerdoti di questo culto, siano essi massoni o affiliati ad altre associazioni elitarie.
Il dio che viene adorato è il mercato, che sostiene che chi ha soldi ha diritto ad impiegarli nel modo per lui più fruttuoso, aggirando qualsiasi norma. Se in un Paese è proibito sfruttare i lavoratori senza alcun limite si possono chiudere le produzioni e delocalizzarle lì dove ogni sfruttamento è consentito. Se poi in quel Paese c’è un movimento che si oppone alla produzione di merci prodotte tramite lavoro schiavistico, si farà un bel trattato per cui quel Paese deve accettare l’importazione di qualsiasi merce. È il caso del TTP, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, i cui contenuti ci sono tenuti nascosti all’opinione pubblica, proprio perchè sono vergognosi.

Ma non basta: secondo questa dottrina emergente l’individuo umano è merce, quindi è lecito comprarlo e rivenderlo per qualsiasi scopo. Alcuni fini sembrano accettabili. Fornire forza lavoro là dove si dice che manca. O forse dove la forza lavoro locale reclama dei diritti che, a fronte di tanta offerta, diventano insostenibili? Altri utilizzi di queste merci umane sono meno accettabili: la prostituzione, l’affitto degli uteri, il lavoro schiavizzato, la prostituzione infantile, il lavoro infantile – che comprende il mestiere di bambino-soldato – l’utilizzo dei corpi umani come serbatoi di pezzi di ricambio per i ricchi.
Già, non è cosa nuova. In Europa sono arrivate persone che hanno raccontato di avere finito i soldi e che per completare il viaggio hanno accettato di vendere un rene. Forse qualcuno ha dovuto accettare di vendere qualche figlio, ma non lo ha raccontato. Non ci vuole tanta fantasia per capire che altri non ci racconteranno mai che tutti e due i loro reni sono stati venduti insieme alle cornee, al fegato e a quant’altro è stato vendibile.

Basta ragionare: se il dio mercato impone di fare qualsiasi cosa che generi profitto, se il profitto non va mai fermato, se una merce appetibile la si deve poter vendere, la conseguenza è chiara: si comprano o si catturano esseri umani e li si rivende: a pezzi. Ma il ragionamento è sgradito ai sacerdoti del dio mercato, perciò i tanti commentatori, opinionisti, giornalisti servizievoli, non lo fanno mai, così il cittadino non-più-ragionante non lo fa neanche lui e segue il campionato di calcio e il teatrino di ciò che dicono i politici (ignorando ciò che fanno).
Adesso è successo uno scandalo, che i sacerdoti del dio mercato non sono riusciti a silenziare: tale Nuredin Atta Wehabrebi, etiope trafficante di esseri umani, da un anno collabora con gli inquirenti di Palermo e ha testimoniato ciò che era facilissimo da capire: i migranti che non hanno più soldi non vengono “sprecati”, buttati via: vengono venduti a “specialisti” egiziani che li uccidono ed espiantano tutto ciò che è rivendibile. Ovviamente, il mercato funziona bene.
I media la chiamano “notizia choc”, ma in realtà non c’è niente di scioccante: è la inevitabile e sacrosanta globalizzazione prodotta dal neoliberismo. E’ il mercato bellezza, non lo sapevi?

Geri Steve

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126169&typeb=0&Loid=335&la-globalizzazione-e-il-sacrificio-di-esseri-umani-nel-nome-dio-mercato

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.