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La guerra commerciale Usa-Cina fa un'altra vittima eccellente. Il gigante Zte

La Cina chiede agli Stati Uniti di gestire correttamente la questione riguardante il gigante delle telecomunicazioni Zte, dopo che ieri il Dipartimento del Commercio del Commercio di Washington aveva vietato le vendite di componenti per sette anni al gruppo cinese, accusato di aver violato l’accordo raggiunto dopo essere stato pizzicato a esportare illegalmente tecnologia statunitense verso l’Iran e la Corea del Nord. Lo ha reso noto oggi il Ministero del Commercio di Pechino in una nota comparsa sul suo sito web. 

Il Ministero cinese ha assicurato che “presterà molta attenzione” alla questione e si dice “pronto ad adottare le misure necessarie” per salvaguardare i diritti e gli interessi legittimi delle aziende cinesi. Dopo il divieto, reso noto nelle scorse ore, il gigante della telefonia cinese ha deciso la sospensione delle contrattazioni sulla piazza di Hong Kong. “Al momento, il gruppo sta valutando la gamma di potenziali implicazioni sul gruppo di questo evento ed è in comunicazione con le parti in questione per rispondere di conseguenza”.

Zte è l’ultima vittima della guerra commerciale tra le due principali economie del mondo, che non accenna a placarsi. Il gruppo cinese, nato a Shenzhen come il concorrente Huawei, tra le prime quattro società di telecomunicazioni al mondo, con un valore di 20 miliardi di dollari, in Italia sta realizzando reti 5G e smart cities con partner locali attraverso la creazione di centri di ricerca. Ma negli Usa, entrambi i colossi sono da anni sotto lo scrutinio dei parlamentari federali, che li considerano potenziali attori di cyberintelligence contro gli interessi nazionali americani.

Il divieto alle aziende americane di vendere componenti al colosso cinese non è una buona notizia per società come Dolby e Qualcomm; quest’ultima potrebbe andare incontro a perdite consistenti giacché la fornitura a Zte negli Stati Uniti è soggetta a restrizioni. Anche i servizi mobile di Google, come Google Play App, rischiano di finire nel mirino. Ma il bando potrebbe essere catastrofico soprattutto per ZTE: le compagnie Usa riforniscono il 25-30% dei componenti utilizzati negli equipaggiamenti del gruppo cinese.

L’anno scorso, Zte era stata giudicata colpevole di aver ceduto illegalmente equipaggiamento per le tlc a Corea del Nord e Iran. Nel marzo del 2017, il gruppo cinese e l’amministrazione statunitense aveva siglato un accordo, che imponeva alla società sanzioni per 1,1 miliardi di dollari, oltre a prevedere tagli dei bonus ai dipendenti giudicati colpevoli. Oggi l’amministrazione accusa il gruppo di aver mentito all’ufficio per la sicurezza e l’industria (qui la ricostruzione di Milano Finanza). Zte, riporta l’agenzia Reuters, si sarebbe limitata a licenziare quattro dirigenti, pagando regolarmente i bonus ai 35 dipendenti coinvolti nelle operazioni illecite. Puntuto il commento del segretario al Commercio, Wilbur Ross: “Zte –  ha detto – ha ingannato il dipartimento. Anziché procedere contro lo staff e il management, li ha premiati. Si tratta di un comportamento vergognoso che non possiamo ignorare”.

Non solo. Scrive The Verge che il gruppo all’epoca si era detto d’accordo a rinunciare alla posizione vantaggiosa nell’export qualora non fosse riuscita a rispettare gli accordi. Esattamente lo scenario che si sta delineando in queste ore.

Zte è nel mirino anche delle autorità anglosassoni. Il National Cyber Security Centre (gestore della cybersicurezza), ha caldamente invitato le aziende delle telecomunicazioni locali a non utilizzare equipaggiamenti o servizi forniti dal gruppo, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale. La lettera indirizzata alle compagnie nazionali, anticipata dal Financial Times, sottolinea che la presenza di Zte nel mercato, che va ad aggiungersi a quella già pervasiva di Huawei, renderebbe ancora più difficile “mitigare il rischio di interferenze esterne”.

Telefoni, computer e fibra ottica: gli Stati Uniti si sentono osservati da Pechino, e per questo vogliono limiutare la diffusione delle tecnologie per le telecomunicazioni cinesi nel Paese. Il 13 febbraio, durante una seduta della Commissione del Senato sull’intelligence, i direttori delle sei principali sigle dei servizi segreti americane hanno espresso la loro preoccupazione per il successo di aziende provenienti dalla Repubblica Popolare.

Huawei, terza al mondo per volumi di vendita dopo Samsung e Apple, a gennaio dello scorso anno, si era vista saltare l’accordo con il gestore AT&T per la vendita degli smartphone negli Stati Uniti. Un articolo apparso il 17 aprile sul New York Times, suggerisce che il recente licenziamento di 5 dipendenti americani, tra cui William Plummer, principale responsabile dei contatti con la Casa Bianca, potrebbe essere il segnale che sotto la guida di Zhang Ruijun, arrivato nove mesi fa dopo aver diretto il gruppo in Messico a in Russia, la strategia del colosso nel mercato a stelle e strisce stia per cambiare.

Washington slega le sanzioni contro Zte dalle crescenti tensioni commerciali con Pechino. Trump è esasperato dal surplus commerciale con la Cina e dalla necessità di proteggere le tecnologie americane dai presunti furti cinesi, come dimostra la recente proposta di applicare dazi sull’importazione di merci cinesi, legati alla tutela della proprietà intellettuale.

La Cina replica alle accuse del presidente degli Stati Uniti di manipolazione della valuta, definendo “caotiche” le informazioni provenienti da Washington. Ieri, su Twitter, Trump aveva accusato Cina e Russia di manipolazione delle rispettive valute, nonostante l’ultimo rapporto del Dipartimento del Tesoro di solo tre giorni prima avesse escluso la presenza di Paesi manipolatori di valuta a sostegno delle esportazioni tra i maggiori partner commerciali di Washington. 

“Sembra che le informazioni rilasciate dagli Stati Uniti siano un po’ caotiche”, ha dichiarato nella conferenza stampa odierna la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying. “Non importa quello che dicono gli altri, continueremo stabilmente a promuovere la riforma del meccanismo del tasso di cambio del renminbi”, altro nome della valuta cinese. Ieri intanto la People’s bank of China ha rafforzato leggermente lo yuan nei confronti del dollaro.

Aperture e chiusure: il governo cinese ha annunciato che eliminerà i limiti alle quote in possesso di investitori stranieri nel settore dell’automotive entro il 2022, ma ha contestualmente reso noto che imporrà dazi antidumping provvisori sul cereale sorgo importato dagli Stati Uniti. Si aggiunge così un’altra pressione alle già accresciute battaglie commerciali tra Pechino e Washington. Le tariffe sul sorgo danneggerebbero gli agricoltori in Stati come Kansas, Texas, Colorado e Oklahoma, i principali Stati repubblicani che costituiscono la base del presidente Donald Trump. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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