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La guerra dei giudici su Stamina 172 la bocciano, 164 la promuovono

Repubblica

25 Ago 2014

Michela Marzano

Con il sequestro delle cellule staminali disposto dalla procura di Torino per impedire le infusioni di Stamina disposte da un altro tribunale, si è ormai arrivati a un vero e  proprio paradosso. Non solo sembra che sia la giustizia, e non più la scienza o la medicina, ad avere l’ultima parola sulla salute, ma sembra anche che la giustizia, esattamente come  l’opinione pubblica, si spacchi in due  fazioni. Nel corso degli ultimi mesi, sono stati 172 i giudici che, indagando sulla sua pericolosità,  si sono espressi  contro il metodo Stamina, e 164 che  hanno invece deciso che, senza più  perdere tempo, si dovesse andare  avanti con le cure ideate da Davide  Vannoni imponendo ai medici di riprendere  le infusioni. Ma chi ha il diritto di decidere che cosa sia o meno  legittimo fare in materia sanitaria?  E possibile che anche la macchina giudiziaria contribuisca ad alimentare il mercato della speranza suscitato da queste cure controverse?  Che la medicina progredisca grazie  alla validazione scientifica e alla sperimentazione rigorosa dei nuovi farmaci e delle nuove terapie è pacifico. Esattamente come è da  tutti riconosciuta la necessità che  siano rispettati determinati protocolli,  verificando i risultati delle  proprie ricerche nel modo più obiettivo e trasparente possibile, proprio  per evitare che cialtroni e disonesti  approfittino della disperazione  della gente.

Eppure, nel caso Stamina, i metodi adottati non solo non hanno ancora ottenuto alcuna validazione, ma hanno anche suscitato una reazione di forte ostilità da  parte della comunità scientifica. Fatti innegabili che hanno portato il ministro Lorenzin a bloccare la sperimentazione prima che la giustizia intervenisse portando, nel giro  di pochi mesi, a numerose decisioni  contraddittorie. Fatti innegabili che, come sottolineato a più riprese  sia dall’Aifa sia da molti medici  e scienziati, si dovrebbe far fatica  a contestare, nonostante le  infusioni vengano utilizzate con pazienti  affetti da malattie neuro-degenerative  per i quali la medicina  sembra ancora non poter fare nulla.  A meno di non lasciarsi influenzare  dall`onda di una compassione  cieca che, anche in assenza di prove,  sembra ormai dettare la propria  legge all’opinione pubblica. Una compassione comprensibile, visto che ci si trova di fronte alla disperazione  di tante famiglie che cercano  solo di trovare una soluzione alla  sofferenza dei propri bambini. Ma che può anche trasformarsi in crudeltà, visto che rischia di non fare altro  che alimentare la speranza di chi, per ovvi motivi, è pronto a tutto  pur di negare I’ ineluttabilità della  sofferenza e della morte.  Certo, anche i magistrati non possono non essere influenzati dalla disperazione di chi è pronto a tutto pur di salvare i propri figli. Certo, non è facile non permettere a chi sta morendo di accedere a cure compassionevoli, anche in assenza di prove oggettive. Certo, la pressione e i ricatti emotivi di Statuina sono numerosi. Ma non c’è il rischio, cedendo ai ricatti emotivi, di alimentare inutilmente la speranza di chi è disperato, strumentalizzandone  la sofferenza? Non c’è il rischio, attraverso queste decisioni contraddittorie, di non tutelare più chi soffre, rendendo inoltre vano lo sforzo di chi, attraverso la ricerca e la pratica ospedaliera, si batte per il bene dei malati? Forse sarebbe meglio “sospendere il giudizio”, smetterla di appiattirsi sull`opinione pubblica e non decidere solo in base alla compassione. Forse sarebbe opportuno, almeno in un primo tempo, evitare cortocircuiti giudiziari e arrivare a posizioni condivise trovando  il modo di permettere alla Corte  di Cassazione di decidere il più velocemente possibile. Ma è soprattutto necessario ricordarsi che l’ultima  parola, in materia sanitaria, dovrebbe sempre spettare alla scienza. È questo che si è imparato nel corso dei secoli e che ha permesso alla medicina di progredire.  Come ricorda il celebre giuramento  di Ippocrate, la missione di ogni medico è quella di tutelare la salute dei  pazienti e di far di tutto per alleviarne  le sofferenze. Evitando non solo che corrano rischi eccessivi, ma anche che si illudano inutilmente.   

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