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La JP Morgan e Tony Blair

La JP Morgan, il colosso finanziario che insieme alla Goldman Sachs è stata responsabile della più grande crisi economica europea dal dopoguerra, i cui effetti ancora per molto graveranno sulla nostra economia, tiene a libro paga molti politici di primo livello.

Da un paio d’anni ha assunto ufficialmente Tony Blair, l’ex Primo Ministro britannico.
Tony Blair, tanto per ricostruire il suo curriculum, è il maggiore responsabile della guerra in Iraq e guarda caso, dopo l’invasione, la coalizione degli invasori inglesi e americani, affidò la ricostruzione del sistema bancario iracheno proprio alla J P Morgan.
Da qualche anno la J P Morgan ha un altro obiettivo ed è quello di demolire la Costituzione antifascista italiana, perché, essendo stata giudicata troppo socialista, impedisce che le speculazioni finanziarie possano spadroneggiare.
Hanno affidato il compito di demolire le nostre istituzioni repubblicane, proprio a Tony Blair il quale non ha dovuto fare molto per trascinarsi dietro Renzi e Boschi.
Nel 2012 Tony Blair incontrò Renzi e poiché certi obiettivi perversi, per avere successo, devono partire da lontano, durante un pranzo nel lussuoso Hotel S.Regis a Firenze, Blair e Renzi pianificarono le primarie del PD, e Blair ha continuato ad incontrare Renzi, come fa un agente della riscossione.
Anche perché quando un consulente della JP Morgan si interessa dell’ascesa di un politico, la certezza del successo non passa attraverso aspirazioni ideali, ma, generalmente, attraverso il finanziamento dell’intera operazione.
Fatto sta che Renzi, dopo quell’incontro del 2012, vinse le primarie e la sua scalata al potere non ebbe più ostacoli.
Presa la Presidenza del Consiglio, Renzi ha dovuto restituire il debito al suo sponsor.
Certe generosità hanno un prezzo esorbitante, e l’usuraio in questione la misura degli interessi l’aveva programmata da tempo: il costo della intera operazione doveva essere la demolizione della Costituzione.
Enrico Letta, il Presidente del Consiglio a cui Renzi aveva spudoratamente scippato il Governo, aveva introdotto una prima bozza di riforma, ma la finanza internazionale aveva giudicato i tempi di Letta troppo lenti.
La dittatura finanziaria mal si adatta ai tempi della democrazia, la finanza non vuole che la politica abbia tempi di riflessione, perché i tempi della riflessione sono anche quelli della partecipazione.
Renzi ha forzato la mano ogni volta che ha potuto per portare a termine una riforma scritta con i piedi, che consentirà, nel caos legislativo più totale, di eliminare ogni spazio democratico per lasciare il potere decisionale esclusivamente nelle mani del potere finanziario.
I sostenitori del Sì alla demolizione della Costituzione, fanno quasi pena quando si mostrano persino entusiasti perché indotti a credere che con la riforma staremo tutti meglio.
Poi ci sono i sostenitori del Sì in malafede pronti a salire sul carro del potere per un piatto di lenticchie.
Ma quando la JP Morgan avrà demolito la rappresentanza democratica, gli italiani stiano certi che l’uguaglianza sociale sarà davvero assicurata, saremo tutti poveri, indistintamente, senza più speranze di crescita.
E se qualcuno volesse approfondire, potrà sempre chiederlo agli iracheni che hanno la “fortuna” di aver affidato alla JP Morgan il loro futuro economico, sempre con lo zampino di Blair, sicché il 10% della popolazione ha un reddito discreto, mentre il restante 90% sta tra la soglia di povertà e al disotto di questa soglia.
Non è difficile concludere che queste percentuali di povertà Tony Blair e la JP Morgan le abbiano pianificate anche per noi.
Per saperlo basterebbe votare Sì.
Ma io lo so già e voto NO

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

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