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La laicità a Scuola? Una mera questione di Logica

Laicitàdi Pietro Ratto –
Niente da fare, la scuola funziona proprio così.

Con il progressivo e inesorabile allontanamento della Filosofia dai programmi didattici – incolpandola, a seconda di come le fa più comodo, di essere una follia da visionari piuttosto che il frutto di un eccessivo e nevrotico rigore logico – la scuola italiana insegna ai nostri giovani le Scienze censurando però il loro fondamentale strumento comune: la Logica.

La scuola fa così: insegna una serie di procedimenti meccanici atti a risolvere problemi precostituiti, ma nel contempo sottrae accuratamente qualsiasi rudimento di logica ai suoi stessi studenti. Che quindi scambiano mezzi con fini, cause con effetti, sostanza con accidenti. E non insegnando a ragionare, a riflettere, di fatto la scuola compromette gravemente la possibilità di prender coscienza. In altre parole, di saper far uso della propria libertà.

Così, le menti di domani, i medici, gli avvocati, gli ingegneri che gestiranno il nostro sistema futuro, vengon su abdicando a qualsiasi capacità di riflessione. Macchine tra le macchine, burattini fra burattini. Un esempio?

Torniamo al caso Don Bosco, l’inquietante esibizione di fine gennaio dell’urna del santo finita incredibilmente nell’auditorium del Liceo statale in cui insegno. In risposta alle mie obiezioni circa la totale mancanza di rispetto nei confronti di un luogo pubblico atto all’educazione dei giovani, circa la totale mancanza di senso laico da parte di chi ha permesso e organizzato una tale sceneggiata, molti hanno creduto di poter giustificare il discusso evento ricorrendo all’importanza educativa dell’attività del santo di Castelnuovo. L’ultimo caso di questa sottospecie di ragionamento compare sul recente Giornalino degli studenti, a firma di uno di loro, che si avventura in queste acrobazie fino al punto di suggerire che tutte le polemiche sorte intorno alla questione abbiano dolorosamente precluso a tutti noi l’occasione per diventare migliori.

Ora, a prescindere dal fatto che di questo metodo educativo tutti parlino ma quasi nessuno sappia un accidente, sorvolando persino sull’obiezione – per altro piuttosto seria – secondo cui una vera attività educativa non possa certo fondarsi su un credo confessionale, non debba certo mirare, ad esempio, a “render cristiani” i giovani senza di fatto perdere la fondamentale capacità di insegnar loro ad esser LIBERI (liberi di formarsi un proprio credo o, anche, di non formarsene alcuno) e di aiutarli a prender coscienza di problematiche che, invece, santi come quello in questione servivano già bell’e risolte dalla loro personale, soggettiva fede religiosa; a prescindere dal fatto che questo genere di intento, ben poco educativo, sia tanto deprecabile e nocivo alla formazione della personalità di un individuo quanto quello di chi volesse “renderlo di destra” piuttosto che “di sinistra”, il problema si pone proprio sulla dubbia capacità di ragionare liberamente di tutti quelli che si ostinano a sostenere bislacche tesi come questa. 

Basterebbe infatti riflettere con un po’ più di calma e limpidezza per rendersi conto che se la pretesa capacità educativa di un individuo costituisse una sufficiente motivazione per esibirne e adorarne in un istituto statale la salma (o anche solo la reliquia di una sua mano!), le scuole pubbliche dovrebbero allora assistere periodicamente all’esposizione – che so – di un piede di Rousseau, o del naso di Durkheim. Basterebbe un po’ di sana logica per rendersi conto di come, nell’eventualità in cui i suddetti piedi e nasi si palesassero nell’aula magna di una liceo, l’intera faccenda risulterebbe di pessimo gusto. Basterebbe un ragionamento minimo, un piccolissimo sforzo cerebrale, per riconoscere che, anche qualora una tale mostruosità si verificasse, nessuno dei presenti verrebbe colto dall’irrefrenabile necessità di “venerare” alcunché.

Imparando un po’ di più a ragionare anche su un’esperienza di questo tipo, insomma, si potrebbe riuscire a prender coscienza del fatto che una tale esibizione non trovi assolutamente alcuna giustificazione logica.

E, dunque, nessuna valenza educativa.

Pietro Ratto – BoscoCeduo.it

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