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La legge sulla tortura c'è, ma scontenta tutti

Dopo un iter parlamentare durato 4 anni, anche l’italia ha una legge sulla tortura, dopo che mercoledì c’è stato il via libera definitivo da parte della Camera. Da oggi, dunque, esiste il reato di tortura, ma nessuno esulta. Il Pd che ha fortemente voluto il provvedimento riconosce che è frutto di molti compromessi e che è la migliore soluzione possibile, data la situazione. Forza Italia e Fratelli d’Italia parlano di legge che criminalizza le Forze dell’ordine. M5S accusa: “Una legge che non punisce realmente il reato di tortura”. I partiti della sinistra parlano di “legge bruitta”. Le associazioni per i diritti umani definiscono la nuova legge “inutile”, mentre parte della magistratura parla di “legge inapplicabile”.

Non a caso mercoledì il via libera definitivo non è arrivato con numeri ‘bulgarì: solo 198 i voti a favore, 35 quelli contrari e 104 gli astenuti. Diverse le assenze tra i banchi del Pd, ma nessuna motivazione politica, assicurano dal gruppo dem. Solo Giuditta Pini, annunciandolo in Aula, ha preso le distanze e non ha partecipato al voto.

Perché la legge sulla tortura non piace

A volere fortemente la legge è stato, sin dall’inizio, il Pd, a cui si è aggiunta Alternativa popolare, ma solo dopo diverse modifiche apportate al testo. Nettamente contrari, invece, i partiti di centrodestra: hanno votato contro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Hanno scelto la strada dell’astensione, infine, i 5 Stelle, Sinistra italiana e Mdp. ​I detrattori della legge sostengono che si tratta di un provvedimento punitivo nei confronti delle forze dell’ordine, limitandone il campo d’azione.  Come ricorda ‘Il Fatto Quotidiano’, pm e giudici titolari dei processi sull’irruzione alla scuola Diaz e sui fatti avvenuti a Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001 lo hanno definito “in concreto inapplicabile“. 

  • PD – Ha voluto con forza il provvedimento anche se c’era la convinzione che sarebbe venuta fuori una legge imperfetta. La linea è sempre stata chiara: si poteva fare di meglio, ma l’importante era dare un segnale e soprattutto colmare un vuoto. E per questo, alla fine delle votazioni, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha dichiarato: “L’Italia ha finalmente colmato una grave mancanza nel proprio ordinamento. L’approvazione definitiva della legge che introduce il delitto di tortura rappresenta un passaggio importante, per il quale il Parlamento lavora da quasi vent’anni e del quale non possiamo che essere soddisfatti”. 
  • FORZA ITALIA – Secondo Francesco Paolo Sisto “questo governo e questa maggioranza stanno riempiendo il Codice penale di norme assurde, con un diritto penale del consenso, modaiolo. Un diritto penale di consegna del Paese alle Procure, scambiando la giustizia con le indagini. Un atteggiamento gravissimo del quale pagheremo tutti le conseguenze”. Secondo il costituzionalista, il Pd sta “trasformando il nostro Paese in uno stato di polizia”.
  • FDI – La presidente Giorgia Meloni ribadisce che a suo giudizio “passa l’infamia del ddl tortura voluto dal Pd: una legge che non punisce la tortura ma serve solo a criminalizzare le Forze dell’Ordine”, dice sulla linea di Forza Italia.
  • M5S – Ha optato per l’astensione, ma non ha risparmiato critiche: “Dopo quasi 30 anni dalla ratifica della convenzione Onu, dopo ben tre condanne in sede di Corte europea dei diritti dell’uomo, non sono riusciti ad approvare una legge che punisca per davvero il reato di tortura. è un giorno amaro”, è la linea pentastellata.
  • MDP, SI, PSI – Critiche anche le forze di sinistra: sia Mdp che Sinistra italiana si sono astenute, bollando il testo come una legge “debole, inefficace e poco incisiva”. Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani, ha dichiarato: “Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile”.

Ilaria Cucchi: “Meglio nulla che una legge inutile”

La legge varata dal Parlamento italiano è “inutile”. Lo afferma Ilaria Cucchi, presidente dell’associazione Stefano Cucchi Onlus. “Nel Paese del ‘caso Cucchi’ e di tutti gli altri casi di persone che sono cadute e cadono ogni giorno vittima di un sistema che nella sua illegalità diffusa si dimostra spesso violento”, dice Ilaria Cucchi. “Il Parlamento italiano, a quasi 30 anni dalla firma della convenzione Onu, oggi approva una legge inutile e inapplicabile. Lo Stato italiano puo’ torturarti una sola volta e non essere punito, per poter essere perseguiti per questo reato occorre dimostrare che la violenza si sia perpetrata in piu’ condotte. Questo nella pratica significa che quasi nessuno potra’ essere perseguito”.

Cosa prevede la legge sulla tortura

Il testo della legge sul reato di tortura, licenziato in via definitiva dalla Camera, introduce nel codice penale il reato di tortura (art. 613-bis) e di istigazione alla tortura (art. 613-ter). La commissione del reato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio costituisce una fattispecie aggravata del delitto di tortura. In particolare, l’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

L’art. 613-bis prevede esplicitamente che la tortura si realizza mediante violenze o minacce gravi o crudeltà (ovvero con trattamento inumano e degradante), si legge nella relazione tecnica che accompagna il testo. Sono inoltre previste delle aggravanti:

  1. la prima interessa la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio dell’autore del reato, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio; la pena prevista è in tal caso la reclusione da 5 a 12 anni. Viene, tuttavia, precisato che la fattispecie aggravata non si applica se le sofferenze per la tortura derivano unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti.
  2. Il secondo gruppo di fattispecie aggravate consiste nell’avere causato lesioni personali comuni (aumento fino a 1/3 della pena), gravi (aumento di 1/3 della pena) o gravissime (aumento della metà).

Infine, la morte come conseguenza della tortura nelle due diverse ipotesi: di morte non voluta, ma conseguenza dell’attività di tortura (30 anni di reclusione); di morte come conseguenza voluta da parte dell’autore del reato (pena dell’ergastolo). 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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