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La “lezione olandese” per la lotta alla poverta’

Articolo di Chiara Bussi (Sole 21.8.17)

“”L’ultimo arrivato è il Reddito di inclusione, con le prime risorse che potranno essere erogate a partire da gennaio. In Francia, invece, il paracadute è aperto dal 2009 e si chiama «Revenu de solidarité active» a cui si è aggiunto più di recente il «Prime d’activité». In Olanda dal 2015 c’è il «Participation Act» che ha sostituito il Wwb dopo 11 anni di servizio: una “rete di sicurezza” ancora più stretta per offrire a ciascuno l’opportunità di «dare il proprio contributo alla società, con un lavoro regolare». In Germania si può percorrere un doppio binario optando per l’«Hartz IV» introdotto nel 2005 – destinato a chi è potenzialmente attivo e abbinato a un contributo sull’affitto (Wohngeld) – o per il «Sozialgeld» se non si è in grado di lavorare. In Spagna, la «Renta minima de insercion» è partita appena due anni fa. È un filo rosso che unisce le capitali europee: l’offensiva contro la povertà e per l’inclusione sociale. Nell’ultimo decennio i big dell’Unione hanno messo in campo, con tempi e formule diverse, sostegni al reddito delle famiglie in difficoltà. Per consentire alle fasce più deboli di raggiungere il livello di sussistenza e attenuare la portata dell’austerity imposta dalla crisi, con oltre 118 milioni di persone nei Ventotto oggi a rischio di povertà.
«Il Sole 24 Ore» ha messo a confronto i dispositivi dei cinque grandi d’Europa, tra convergenze e differenze. Il sistema più efficace? Andreas Peichl, direttore dell’Ifo Center for Business Cycle Analysis and Surveys, non ha dubbi: «Quello olandese, perché combina sussidi generosi con incentivi per tornare a essere autosufficienti». L’Italia, aggiunge, «ha compiuto un passo avanti significativo che va nella giusta direzione e la allinea agli altri Paesi nelle iniziative di contrasto alla povertà».
Se il requisito fondamentale è la residenza nel Paese (in Spagna è la Regione), la platea varia secondo i sistemi, così come le soglie di reddito e l’età minima: dai 15 anni della Germania ai 25 nella maggior parte delle regioni spagnole. In Olanda, dove si può accedere a queste misure a partire dai 18 anni, oltre 400mila famiglie beneficiano dei sussidi (su circa 600mila considerate sotto la soglia di povertà) e forse non è un caso che qui il tasso abbia subìto meno contraccolpi della crisi che altrove. Al di là del Reno, invece, gli «Aufstocker» (così vengono chiamati i beneficiari) sono 6 milioni: 1,7 coperti dal Sozialgeld e 4,3 da Hartz IV. Di questi 1,8 milioni sono disoccupati, mentre 2,5 milioni esercitano un’attività ma necessitano di un’integrazione. Si tratta soprattutto di lavoratori part-time e mini-job, fiore all’occhiello del modello tedesco della piena occupazione che la crisi ha messo a dura prova.
La Francia distingue tra chi non ha reddito, chi ce l’ha ma non arriva a fine mese e i giovani che hanno esaurito il sussidio di disoccupazione. A fine 2016 il paracadute si è aperto su 1,8 milioni di famiglie, con un assegno complessivo di 10,4 miliardi. In Italia la prima fase dovrebbe riguardare una platea più ristretta pari a circa 500mila famiglie. Il decreto legislativo che attua la legge delega sulla povertà ha terminato l’iter parlamentare e verrà esaminato dal prossimo del Consiglio dei ministri alla ripresa dei lavori per l’ok definitivo. In Spagna sono state invece circa 300mila le persone che hanno ricevuto il sussidio nel 2016.
L’ammontare dell’assegno dipende dal reddito del richiedente e dalle soglie di povertà fissate, con controlli periodici per stanare i “furbetti”. I più generosi sono gli olandesi e i tedeschi. In Olanda per un single over 21 senza reddito il contributo massimo è di 982,79 euro al mese. Una coppia (con o senza figli) può arrivare fino a 1.403,98 euro al mese. Una volta all’anno viene anche versato un “contributo vacanza” pari al 5% del sussidio. In Germania un single che non lavora può ricevere al massimo 409 euro a cui si somma il Wohngeld che varia a seconda dei Länder, con un importo medio di circa 450 euro. Una famiglia con due figli può ottenere invece fino a 1.068 euro più il contributo per le spese di affitto. In Francia i single senza reddito ricevono fino a 537 euro, mentre una coppia con due figli ha diritto fino a 1.127 euro. In Italia nella prima fase il beneficio massimo mensile per una famiglia sarà invece di 485 euro. L’assegno più basso per una persona (308 euro) è invece in Galizia.
Come succede con il Reddito di inclusione, anche in altri Paesi non si tratta di misure assistenzialistiche, ma ai beneficiari è richiesto, anche se in misura diversa, di attivarsi per ritrovare al più presto la strada verso l’autonomia finanziaria. Così in Olanda, Germania e Spagna bisogna impegnarsi a frequentare corsi di formazione e a cercare un’occupazione. Non solo. Nel primo caso chi ottiene i sussidi deve anche rendersi utile alla collettività con servizi, secondo le sue competenze. Le autorità locali olandesi potranno inoltre prevedere benefici e azioni ritagliate su misura. A dispetto del nome, la misura che sembra contenere meno incentivi a risalire sopra la soglia di povertà appare invece quella francese. Qui, però, il beneficiario deve presentare ogni tre mesi una dichiarazione che attesti il reddito.
Uno dei punti più critici riguarda infine la durata di questi strumenti. Se in Italia e in alcune regioni spagnole sono circoscritti nel tempo, negli altri Paesi non viene fissato un termine, a patto che vengano rispettati i requisiti. Con il rischio, paventato da molti esperti, di scoraggiare l’iniziativa a tornare sul mercato del lavoro o a trovarne uno meglio retribuito. «Per questa ragione – conclude Peichl – è essenziale per i governi non limitarsi a erogare un contributo economico, che tra l’altro nel lungo termine risulta molto oneroso, ma prevedere una serie incentivi per aiutare i beneficiari a trovare la strada dell’autonomia finanziaria e contribuire così a ridurre le disuguaglianze».””

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