TwitterFacebookGoogle+

La libertà con un chiodo, il racconto di Calcagno

Enna – Un chiodo per riconquistare la libertà. “Ho lavorato molto su quella porta dietro la quale eravamo rinchiusi. Con un chiodo ho capito che si poteva fare molto. Ho lavorato sulla serratura, un legno duro, ma con la caparbia ho indebolito la parte. Poi ho chiamato Gino: ‘Forza, se dai due colpi siamo fuori’, gli dicevo. E così è stato”. Lo racconta Filippo Calcagno parlando con i giornalisti nella sua Piazza Armerina, dove è rientrato ieri. “Il giorno prima pensavo di non farcela a uscire ed ero addolorato e mi dicevo li ho delusi, ma per fortuna è andata diversamente. Dopo avere superato la prima porta, pensavamo che c’era la porta esterna, ma si è aperta facilmente. Ci siamo camuffati perché avevamo paura che qualche altro gruppo ci prendesse e una volta fuori cercavamo la polizia che pensavamo fosse l’unica a poterci aiutarci. Il buon Dio ci ha messo sulla strada giusta. Poi sono tornato indietro con la polizia per il riconoscimento della casa”

Tutti e quattro rinchiusi nello stesso appartamento
Il tecnico della Bonatti rapito in Libia insieme a tre colleghi ha raccontato alcuni dei momenti più drammatici della terribile esperienza del sequestro, durato quasi otto mesi. Insieme con Gino ollicardo, Fausto Piano e Salvatore Failla ha trascorso quei mesi insieme nello stesso appartamento fino al primo marzo. “Fino al ‘nostro’ 2 marzo e il vostro primo eravamo insieme tutti e quattro: io, Gino, Salvatore e Fausto. Poi ci hanno divisi. Ci avevano detto che ‘era tutto finito’, ci hanno dato delle tute poi hanno portato via Piano e Failla, mentre noi siamo rimasti dentro. Ci chiedavamo perché…”. Ha poi ricordato: “Pensavamo di essere in un incubo, ma cercavamo di restare lucidi, con la mente chiara, di non sbagliare data, era un esercizio che ci imponevamo, e ci siamo riusciti, tranne per il 29 febbraio che ci ha ingannato, tant’è che nel nostro messaggio abbiamo detto che era il 5 marzo”. E’ stato “un incubo atroce: abbiamo sofferto la fame, la sete i pugni e i colpi di fucile”. 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.