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La lotta per la legalità – la lezione di Gherardo Colombo

Da unoenessuno.blogspot.it (16.9.16)

“”Mentre ieri sera alla festa dell’Unità avveniva il confronto tra il presidente del consiglio e il presidente dell’Anpi, seguivo la lezione sulla legalità tenuta dall’ex giudice Gherardo Colombo a Lurago d’Erba.
Da una parte, a Bologna, ci si rinfacciava le bugie sulle ragioni del si o del no.
Qui, più modestamente, Gherardo Colombo partiva da ragionamenti all’apparenza più astratti: le regole, il rispetto delle regole, l’educazione e il tema era la lotta alla mafia.
Il titolo della serata, una delle tante che Colombo fa in giro per l’Italia nelle scuole o nelle sale pubbliche come ieri era “La lotta per la legalità tra repressione ed educazione”.
Da dove partire per la lotta alla mafia? Dalle leggi d’emergenza, dai super poteri, dagli aspetti punitivi, dalla repressione? Oppure dai comportamenti dal basso, dal buon esempio, dal non girar la testa dall’altra parte?

Nella lotta alle mafie, come per la lotta alla corruzione, ci si dimentica degli obblighi, degli impegni cui noi siamo obbligati come cittadini.
Perché non solo ruba l’assessore (come nelle discussioni da bar),ma anche il vigile quando si fa la spesa gratis chiudendo un occhio sugli scontrini non fatti dal commerciante.

Quanto è facile far finta di niente, gridare al ladro al ladro (sempre agli altri),chiedere il rispetto delle leggi (sempre agli altri) e poi quando tocca a noi non dare il buon esempio.
Vale lo stesso coi figli: quanto sono importanti i buoni insegnamenti del padre (quando parcheggia dove si può, quando fa il furbo per evitare le code).

La nostra Costituzione recita al primo articolo come la nostra sia una Repubblica basata sul lavoro: non è solo il lavoro in fabbrica o in ufficio, per ché lo ha ancora.
E’ il lavoro da cittadini che va fatto tutti i giorni: significa essere consapevoli dei diritti ma anche delle nostre responsabilità.
Non siamo più bambini che devono fare quello che dice la mamma: per molti, tutto questo ha un costo, è faticoso perché si devono fare delle rinunce.

Pensavo a tutto questo ieri sera, le regole, il sentirsi cittadini a tutti gli effetti e di quanto sia in contrasto con l’andazzo moderno dove si delega tutto quanto a chi sta nel palazzo. Perché più comodo. Perché più semplice.

Non è un caso che lo slogan per i comitati del Si al referendum reciti “Basta un sì”.
Basta un sì e si semplifica tutto, tutto si risolve, non pensare, non preoccuparti.
Non eleggerai i senatori (come ora per le province).
Quello che fà il governo verrà approvato in fretta, senza vincoli.
Tutto troppo semplice, troppo comodo.””

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