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La marijuana “uccide” la proteina che scatena l’Alzheimer

Un nuovo studio americano conferma le proprietà terapeutiche dello stupefacente contro la malattia.
I malati di Alzheimer solo in Italia sono oltre i 600.000 e a causa dell’invecchiamento della popolazione il loro numero è destinato a crescere rapidamente. C’è quindi la necessità urgente di scoprire cure efficaci per combattere questa patologia, che tra l’altro ha un costo sociale spaventoso: nel nostro Paese la spesa per l’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui 8 sono a carico delle famiglie.

Un nuovo studio del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla in California rivela che potrebbe essere nella marijuana la chiave della cura di questa malattia che secondo l’Oms triplicherà il numero delle persone colpite entro il 2050.

A giocare un ruolo determinante è il THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo della marijuana che se inalato o ingerito può causare euforia, rilassamento, percezione spazio-temporale alterata, ma anche alterazioni uditive, olfattive e visive, ansia, disorientamento, stanchezza, e stimolazione dell’appetito. Insomma gli effetti tipici provati da chi fa uso di cannabinoidi. Il THC, però, secondo lo studio riduce i livelli di una proteina, la beta amiloide, che è all’origine proprio dell’Alzheimer. Questa proteina, infatti, inizia il suo processo distruttivo aggregandosi in ammassi che alterano le comunicazioni tra le sinapsi nel cervello dei soggetti affetti da Alzheimer molto prima di formare le caratteristiche placche.

La ricerca, pubblicata sul journal Aging and Mechanisms of Disease, rivela proprio come il THC impedisca l’azione di questa proteina nelle cellule nervose. Prevenire l’accumulo di beta amiloide nel cervello è quindi un modo efficace di attaccare l’Alzheimer.

I ricercatori hanno spiegato che le cellule nervose nel cervello contiene recettori che sono attivati da alcune molecole che si chiamano endocannabinoidi. Questi lipidi sono prodotti naturalmente dalle cellule nervose e aiutano la “comunicazione” tra le stesse cellule. Il THC contenuto nella marijuana è del tutto simile agli endocannabinoidi e attivano gli stessi recettori, riuscendo a proteggere le cellule nervose.

Nei test l’équipe californiana ha dimostrato che il THC riduce i livelli di beta amiloidi e spegne la risposta infiammatoria della proteina, prevenendo la morte della cellule.

«Anche se altri studi – spiega David Schubert, autore della ricerca – hanno dato prova che i cannabinoidi svolgano un’azione neuroprotettiva contro i sintomi di Alzheimer, il nostro studio è il primo a dimostratre che i cannabinoidi colpiscono sia l’infiammazione sia l’accumulo di beta amiloidi».

Francesco Bianco

 

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