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La meta’ dei credenti italiani pratica una religione fai da te

Due articoli sulla fede degli italiani (di Andrea Tornielli, Stampa 6.8.18)

“”Milioni di persone costruiscono un proprio percorso spirituale sganciato dalle fedi organizzate e dalle strutture tradizionali. I cristiani restano maggioritari, ma solo il 18,5% va a messa la domenica. Per gli altri è un’identità etnico-culturale. La grande statua bronzea di Cristo con le braccia spalancate accoglie i pellegrini. La struttura è quella di un monastero, con il chiostro e diverse cappelle, strutture per l’accoglienza dei pellegrini oltre al tempio principale dove possono trovare posto fino a un migliaio di persone. Siamo alle porte di Leini, nell’hinterland torinese. La cupola di rame che sovrasta il grande tempio a navata unica non fa da scenario a messe celebrate da preti cattolici, bensì ai «darshan» le liturgie guidate da «swami» Roberto Casarin o dai suoi «ramia» uomini e donne sacerdoti del movimento di Anima Universale.
Sincretismo e padrini Una religione cristiana nuova di zecca che unisce la Bibbia e la fede in Gesù e Maria a quella nella reincarnazione in nuove vite umane, convinzione che il fondatore Casarin ha maturato nel tempo distaccandosi dal cattolicesimo nel quale era nato ed era stato battezzato. In Italia si moltiplicano i nuovi culti. Ma ad essere preponderante, secondo le stime del Cesnur, il centro studi sulle nuove religioni, è piuttosto un tipo di religiosità fai da te caratterizzata da percorsi spirituali personali al di fuori delle religioni organizzate: un fenomeno che interessa circa il 50% della popolazione.
Movimenti come “Anima universale” mantengono legami con la Chiesa cattolica
Qui ad Anima Universale molti dei «monaci» vestono con colori simili a quelli del classico clergyman – grigio e blu – e vista l’abbondanza di statue della Madonna la prima impressione è di essere entrati in un accogliente convento cattolico di recentissima costruzione.
«Swami» Roberto, trent’anni fa indicato dai rotocalchi come un «nuovo Padre Pio» per i doni mistici che la gente gli riconosceva, è stato scomunicato insieme ai suoi monaci nel 2010 dall’allora arcivescovo di Torino Severino Poletto dopo che Anima Universale già da tempo aveva preso una strada diversa allontanandosi dalla religione cattolica.
Turismo religioso globale Misticismo e simboli cristiani, vesti liturgiche orientaleggianti e nomi evocativi nell’antico sanscrito si uniscono a opere di beneficenza in favore di missionari e missionarie cattoliche in Africa e India. Casarin e i suoi monaci hanno o hanno avuto amici preti come il paolino don Antonio Tarzia e lo scomparso Pierino Gelmini, fondatore delle comunità «Incontro», che ha donato la grande statua della Madonna che campeggia all’ingresso del tempio. «Accogliamo chiunque senza chiedere conversioni né affiliazioni né denaro – ci spiega “swami” Roberto – predichiamo come unico obbligo l’evangelico “ama il prossimo tuo come te stessoˮ e viviamo di provvidenza». Anima Universale celebra battesimi (solo dopo la maggiore età), matrimoni e funerali, ha qualche migliaio di fedeli dislocati soprattutto in Piemonte e in Veneto (dove a Riese Pio X esiste una seconda comunità) e rappresenta uno dei tanti esempi di come stia cambiando la religiosità in Italia.
«Facciamo molte opere di carità aiutando preti e suore cattolici – aggiunge “ramia” Roberto Rodighiero – e non crediamo nel proselitismo: la nostra è una visione “karmicaˮ, chi deve arrivare qui ci arriva… Per noi è importante far capire che qui non si praticano medicine alternative: all’ingresso di una cappella c’è un cartello che recita: “La Divina Provvidenza non aiuta chi non va dal medico e non prende le medicine”». A qualche decina di chilometri di distanza, a Baldissero Canavese in Valchiusella, al confine con la Val d’Aosta, si trova un’esperienza spirituale organizzata e molto strutturata che invece non ha nulla a che spartire con il cristianesimo e rimane secondo gli studiosi unica al mondo ed è oggetto di ricerche come pure di un florido turismo religioso internazionale, con migliaia di visitatori all’anno, in grande maggioranza provenienti da fuori Italia.
In Valchiusella si trova un’esperienza spirituale organizzata e molto strutturata che non ha nulla a che spartire con il cristianesimo e rimane secondo gli studiosi unica al mondo
È Damanhur, federazione fondata negli Anni Settanta da «Falco Tarassaco», al secolo Oberto Airaudi, appassionato di parapsicologia, scomparso nel 2013. La principale attrattiva è senza dubbio rappresentata dai Templi dell’Umanità, una grande costruzione scavata a mano sottoterra, nella roccia, a Vidracco. Contatto con la natura, introspezione, pranoterapia, simboli legati a culti egizi ed esoterici sono di casa per le comunità-villaggi dove circa 500 aderenti fanno vita comune, producono per sé e per il pubblico cibo, oggetti artigianali e artistici, ristrutturano e costruiscono secondo i criteri della bioedilizia, hanno sviluppato aziende di progettazione e installazione nel campo delle energie rinnovabili, prediligono metodi di cura naturali. I damanhuriani cambiano il loro nome prendendo quello di un animale (che vorrebbero salvare) e di un vegetale. Ad accoglierci è il pranoterapeuta «Orango Riso», Michele Scapino, che si occupa della scuola di meditazione: «Non facciamo proselitismo e non ci consideriamo una religione e non ci piace essere associati al New Age, che è un movimento anarchico mentre noi siamo una realtà sociale e strutturata. Siamo piuttosto una scuola spirituale, che pratica una forma di ricerca esoterica. La nostra ritualità è molto semplice, celebriamo solstizi ed equinozi».
L’impegno nella politica I membri di Damanhur si impegnano in politica e nelle amministrazioni locali, amministrano Vidracco e hanno consiglieri comunali in altri piccoli Comuni della zona. «Fin dai tempi del vescovo Luigi Bettazzi – spiega alla Stampa “Coboldo Meloˮ, al secolo Roberto Sparagio – i nostri rapporti con la Curia di Ivrea sono stati difficili. Siamo malvisti dai riformisti, mentre siamo più rispettati dal clero più tradizionalista».
Nuove esperienze spirituali e religiose, che attingono dai culti precristiani, come nel caso di Damanhur, oppure innestano nella fede cristiana credenze diverse, come nel caso di Anima Universale. Ma rimangono comunque fenomeni assolutamente minoritari, insieme alle circa 800 diverse forme di religione strutturate e organizzate presenti in Italia secondo il censimento del Cesnur. A crescere numericamente è un fenomeno diverso. Se la Chiesa cattolica rimane infatti molto radicata come in nessun’altra nazione dell’Europa occidentale, nel nostro Paese è però in aumento il numero di coloro che scelgono percorsi spirituali personalissimi e quasi mai strutturati.
La punta dell’iceberg Gli italiani che effettivamente e regolarmente frequentano la messa domenicale nelle parrocchie o nei santuari sono, secondo le stime del Cesnur, circa il 18,5 per cento della popolazione. C’è poi un 40 per cento (secondo un sondaggio appena pubblicato dall’americano Pew Research Center) rappresentato da coloro che si dicono cristiani ma non praticanti: sono quelli che il sociologo Franco Garelli definisce «cristiani culturali». In Italia il numero di coloro che si dicono cristiani rimane maggioritario, pur essendo diminuito percentualmente di tre punti in dodici anni, passando dal 76% del 2002 al 73% del 2014 (fonte Ess, European Social Survey). È attorno al 15 la percentuale degli italiani che non seguono alcuna religione. Mentre i residenti sul territorio italiano che professano altre fedi si attestano sul 9,7%: soltanto un terzo di questi ha la cittadinanza italiana.
A crescere è soprattutto la religiosità fai da te di quanti si costruiscono percorsi spirituali personali Ma a crescere è soprattutto la religiosità fai da te di quanti si costruiscono percorsi spirituali personali, al di fuori sia delle religioni tradizionali e organizzate, sia dei nuovi movimenti religiosi. Un fenomeno che, spiega PierLuigi Zoccatelli, vicedirettore del Cesnur, «può arrivare a interessare, con una miriade di sfaccettature diverse e difficilmente incasellabili, quasi la metà della popolazione italiana. Se fenomeni come Damanhur o Anima Universale li possiamo considerare la punta dell’iceberg, l’iceberg vero e proprio è rappresentato da questa nuova forma di religiosità, o spiritualità».
In base alle necessità Il professor Franco Garelli a questo proposito invita a distinguere bene: «Non è in crescita il numero degli italiani che vivono spiritualità veramente alternative, come il New Age o i nuovi movimenti religiosi: questi rimangono attestati tra il 10 e il 15 per cento della popolazione. A crescere – spiega – è soprattutto il fenomeno dei cristiani che io definisco etnico-culturali. Secondo le mie ricerche oggi rappresentano circa un terzo della popolazione. Mantengono qualche forma di legame con il cattolicesimo, ma vissuto in modo sempre più soggettivo, personale e meno rigido: magari credono in Gesù Cristo ma non si riconoscono più in tanti altri aspetti della dottrina cattolica». È quella che il filosofo Zygmunt Bauman nel 2013 aveva definito una «religione à la carte», nella quale «prevale l’attitudine a ibridare elementi diversi, secondo i bisogni particolari e la sensibilità dei singoli: su queste basi, è molto difficile che si costituiscano dei gruppi organizzati, delle comunità di fede in senso proprio».””

“Delusi dalla fede d’origine creano un puzzle di principi mutuati da altre confessioni”

“”«I nuovi movimenti religiosi sono importanti perché ci dicono che nel corpo sociale sta accadendo qualcosa. E questo qualcosa è una forma di religiosità e di spiritualità soggettiva, lontana da forme organizzate». Il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, ha passato molti anni a studiare e censire le nuove religioni.
Qual è la situazione? «La Chiesa cattolica tiene ancora. Oltre alle religioni maggioritarie ci sono numerose minoranze o nuovi movimenti religiosi – ne abbiamo censiti 800 – che hanno una loro storia, una dottrina e una struttura organizzata. Ma parliamo di numeri molto bassi, che non raggiungono il 3%. Nella società però qualcosa si muove in maniera molto evidente. Da una parte si diffondono sempre più queste nuove forme spirituali, organizzate e strutturate,come Anima Universale e Damanhur. Dall’altra, ed è un fenomeno diverso e ben più ampio, c’è una forma di religiosità o spiritualità soggettiva, trasversale, e lontana da qualsiasi forma organizzata».
Come definirebbe questi nuovi credenti? «Persone che hanno perso il contatto con la loro religione d’origine o lo mantengono in modo molto blando. Al tempo stesso non hanno dimenticato il loro senso religioso e si sono creati un loro orizzonte spirituale».
Su quali basi? «Sono persone che costruiscono i propri convincimenti dopo aver letto un libro, aver visto un film o ascoltato una conferenza. Il fenomeno può essere considerato una mutazione del New Age degli Anni Novanta, l’esito di un approccio relativizzante al fatto religioso. “Sento” di avere un rapporto con Dio, magari a Natale mi capita di andare a messa, ma mi interesso di forme di spiritualità orientale, ammiro il Dalai Lama o Sai Baba, m’incuriosisce la filosofia Zen e magari credo nella reincarnazione».
Perché questo fenomeno rappresenta una novità? «Perché si tratta di una religiosità che non diventa cultura, non si trasforma in scelte fondamentali di vita, ma resta un’adesione del tutto personale, privata, intima. Senza forme organizzate e strutturate».
Quanto è diffusa questa nuova religiosità? «Già nel 1985 il sociologo Robert Bellah aveva previsto questo fenomeno con l’esempio di un’infermiera, Sheila, che si era creata una sua religione personale con pezzi di cristianesimo, buddhismo, esoterismo, affermando che lo “sheilaismo” (“220 milioni di religioni, una per ogni americano”) sarebbe diventata la religione maggioritaria. Il 38% dei francesi crede nell’astrologia, il 35% degli svizzeri alla divinazione, il 20% degli statunitensi nella reincarnazione. E in alcuni Paesi dell’Europa occidentale la maggioranza della popolazione, soprattutto dei giovani, si dichiara “spirituale ma non religiosa”».””

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