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La minaccia più seria per la Grande Muraglia? I graffiti dei turisti

La Grande Muraglia cinese è in pericolo. La colpa è dei turisti che negli ultimi decenni hanno preso l’abitudine di lasciare un segno del loro passaggio utilizzando coltelli, gessetti e scalpelli. Scritte e firme, dediche e messaggi accompagnati da selfie e fotografie da far circolare in rete. Atti d’inciviltà che sono diventati ormai così familiari da ledere l’immagine e la bellezza del sito, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1987. 
 
 
Percorrendo i suoi  8.851,8 chilometri, misura ufficiale dal 2009, ottenuta grazie alle nuove tecnologie, si ha l’impressione di trovarsi davanti ad una nuova Torre di Babele. Ideogrammi e simboli, lettere coreane o frasi in inglese, si moltiplicano senza sosta lungo tutto il perimetro. “Graffiti” multilingue che hanno scatenato una nuova ondata di critiche e, soprattutto, di richieste di sanzioni per i vandali. Le ultime, risalenti al 2003, prevedono una multa irrisoria, dai 200 ai 500 yuan, ovvero dai 30 ai 75 dollari. Pochissimi. 

Le misure ritenute “insufficienti”

Negli ultimi anni sono state intensificate le misure per prevenire quella che è diventata una moda. Sono state istituite pattuglie speciali e si è provveduto a tappezzare l’area di cartelli e avvisi. Un altro tentativo è stato quello di individuare, nei punti di maggiore interesse, delle aree specifiche per permettere ai turisti di lasciare il proprio ricordo in maniera innocua. Delle vere “Graffiti Zone” dedicate a chi vuole, a tutti i costi, immortalare un segno del proprio passaggio in terra cinese. Il più importante si trova a Mutianyu, ad un’ora da Pechino. Una sorta i sacrificio che non ha portato grandi benefici.  

Una storia che si ripete

Non è la prima volta che Pechino lancia un appello simile. Nello scorso ottobre, Bobby Brown, stella NBA, pubblicò sul social cinese Weibo, una foto della sua firma sulla Grande Muraglia scatenando l’ira del web. Il giocatore, in tour in Asia con gli Houston Rockets, fu costretto a scusarsi pubblicamente. “Sei contento della tua opera? Quel muro fa parte del patrimonio di tutti noi e non del bagno di casa tua”. Questo fu uno dei messaggi più famosi e più virali. Una risposta che mostrava quanto il problema, oggi più che mai, sia soprattutto culturale. 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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