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La missione di Salvini in Libia (rimontare la Francia) alla fine è andata bene o male?

Matteo Salvini ha un piano per gestire i flussi dei migranti: siglare nuove partnership con la Libia sul solco del lavoro già iniziato da Marco Minniti, ma emarginando la Francia. È quello che emerge dai retroscena dei giornali del viaggio lampo del ministro dell’Interno in Libia, di ritorno dal quale si è detto sicuro di aver trovato una sintonia con le autorità libiche. Il vice premier ha escluso l’ipotesi di hotspot dell’accoglienza in Italia: “Sarebbe problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti”. E ha proposto dapprima la creazione di centri di accoglienza nel sud della Libia “per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come Italia”, poi al di fuori dei confini.

Centri di accoglienza fuori dalla Libia

In realtà il passo indietro è dovuto al no secco del governo di Tripoli: ”Rifiutiamo categoricamente” la proposta circolata in ambito europeo di realizzare “campi per migranti in Libia: non è consentito dalla legge libica”, ha sottolineato il vicepresidente libico Ahmed Maitig. Intervistato da La Repubblica alla vigilia della visita di Salvini, alla domanda ‘è possibile immaginare hotspot per i migranti in Libia?’, Maitig risponde: “Non è possibile, l’identificazione da parte di autorità straniere in Libia è contro la nostra legge. Per noi sono solo migranti illegali. Ma sono sicuro che con il nuovo governo italiano e con la Ue potremo lavorare su soluzioni più efficaci di quelle praticate finora”. 

Il problema nascerebbe, quindi, se la gestione dei centri venisse affidata a personale non libico, perché ciò costituirebbe una violazione palese della sovranità nazionale. Dove collocarli allora? Nei Paesi del Sahel (Ciad, Niger, Mali). “I centri di protezione e identificazione” per migranti dovrebbero sorgere in nord Africa, ma dovranno essere dislocati “ai confini esterni della Libia”, ha spiegato il ministro dell’Interno italiano. Il Niger, in particolare,  è il Paese lungo il quale transitano le carovane dei trafficanti che conducono verso Tripoli i migranti provenienti dall’Africa centro-occidentale. L’ipotesi circola da tempo tra le varie cancellerie d’Europa e Bruxelles. Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron ne avevano parlato il 15 giugno, in occasione della visita del premier italiano a Parigi. Il Paese centrafricano figura, poi, nei primi due punti della proposta che il presidente del Consiglio ha portato al vertice di Bruxelles di domenica: “Intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018”, si legge al punto uno.

L’impegno italiano

Stando a quanto detto da Salvini, inoltre, l’Italia “si farà promotrice in sede europea di tenere una conferenza in Libia, perché i problemi devono essere affrontati e risolti in Libia non in altre capitali europee”. Al suo omologo libico, Abdulsalam Ashour, Salvini ha ricordato che “nessuno più dell’Italia è impegnato per lo sviluppo e la stabilità della Libia” e ha ribadito che la sua visita “da vice premier a Tripoli è una conferma di questo impegno”. Poi ha aggiunto: ”La Libia rappresenta un’opportunità di sviluppo. Saremo vicini alle autorità libiche anche con i necessari supporti tecnici ed economici per garantire insieme la sicurezza nel Mediterraneo e rafforzare la cooperazione investigativa e più in generale la collaborazione in tema di sicurezza”. L’obiettivo è quello di creare un asse forte in tema di sicurezza e controllo dell’immigrazione, che passi anche attraverso il rilancio economico e turistico della Libia: “Non è di mia diretta competenza ma mi adopererò per favorire un volo diretto dall’Italia”, promette.

625 milioni per il Fondo per l’Africa

La materia economica, in particolare, è quella che più interessa alle parti: l’Italia – ricorda Il Fatto Quotidiano – chiede da tempo agli altro Paesi europei di finanziare con i 625 milioni che mancano il Fondo per l’Africa, con il quale pagare i programmi di collaborazione con il Paese nordafricano: “Occorre che l’Europa sostenga finanziariamente l’azione volta a garantire percorsi di immigrazione legale e opporsi a flussi senza controllo – ha specificato il ministro dell’Interno – l’unico modo per contrastare veramente gli interessi criminali degli scafisti ed evitare i viaggi della morte è impedire che i barconi prendano il largo”.

Missione: escludere la Francia

In conferenza stampa in Italia, il ministro dell’Interno non risparmia stoccate alla Francia dimostrando come l’esclusione di Parigi sia parte integrante del lavoro che il titolare del Viminale vuole avviare e portare a termine in Libia, L’obiettivo – dice – è “superare chi più che i diritti umani ha in testa l’occupazione del territorio libico”. C’è questa trama – si legge sull’Huffington Post, sotto i continui attacchi di Salvini contro l’Eliseo, reo di non rispettare le quote di redistribuzione dei migranti decise dall’Ue. “Tutti dipingono Orban come il cattivo: ma lui è inadempiente solo per 300 unità, Macron per 9mila. Se Orban è cattivo, Macron lo è 15 volte di più”, sentenzia. “La Libia deve tornare a essere nostro primo partner commerciale, energetico, industriale. Vogliamo riattivare accordi di dieci anni fa, sospesi dalla guerra del 2011”: la guerra francese contro Gheddafi. E lo scontro verbale contro Parigi sui migranti serve per prendere il posto dei francesi in Libia, soprattutto intorno ai pozzi di petrolio. “Siamo l’unico paese che ha riaperto l’ambasciata in Libia – continua – Mi attiverò per i voli diretti dall’Italia verso la Libia… Ed entro l’estate ci torno, forniremo alla Libia motovedette, gommoni, equipaggiamenti militari per combattere l’immigrazione clandestina”.

I prossimi passi del governo giallo-verde

Secondo quanto riporta La Stampa, entro agosto dovrebbero volare a Tripoli anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e a breve potrebbe recarvisi anche Luigi Di Maio. A Bruxelles il premier Giuseppe Conte ha ottenuto il via libera per il rifinanziamento del Trust Fund Africa (in cambio l’Italia non porrà il veto per il Trust diretto alla Turchia).

È realistico il piano di Salvini?

I rapporti tra Niger, Ue e Italia sono quantomeno avviati, ma la missione rasenta l’impossibilità, sostiene Il Fatto Quotidiano. Ci vorranno soldi, molti soldi: Mohamed Anako, presidente del Consiglio regionale di Agadez, città nigerina da cui passano i flussi che arrivano in Libia, li aveva chiesti a dicembre durante la Conferenza di Alto livello organizzata dal Parlamento europeo per discutere del partenariato con l’Africa lanciato il 27 novembre. Parte dei soldi dovranno arrivare dal Fondo per l’Africa che l’Italia chiede all’Ue di rifinanziare. Solo così l’Italia e l’Unione Europea potrebbero convincere le autorità nigerine ad accettare gli “hotspot” di cui parla Salvini, strutture che per loro natura implicano una gestione da parte di personale europeo in territorio non europeo. Cosa che difficilmente può essere accettata da un Paese che abbia a cuore la propria sovranità. 

Determinante risulterà in quest’ottica il rapporto tra Roma e Parigi, che nel Paese centrafricano mantiene un nutrito contingente militare. Quello italiano, infatti, avrebbe svolto una funzione complementare alle forze schierate da Parigi non tanto per “combattere il terrorismo” quanto per difendere i propri interessi – soprattutto le miniere di uranio vitali per il fabbisogno energetico francese, che per l’80% è soddisfatto da centrali nucleari.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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