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La misteriosa scomparsa del miliardario cinese “finanziere” dei potenti

Mistero, in Cina, sulla scomparsa del miliardario Xiao Jianhua, irreperibile da venerdì scorso. L’uomo è stato visto l’ultima volta al Four Seasons Hotel di Hong Kong, dove si trovava alla vigilia del capodanno lunare, il 27 gennaio.

 

Advert on front page of Hong Kong newspaper Ming Pao prints statement claiming to be from Xiao Jianhua, was deleted from company’s WeChat pic.twitter.com/zMfe0yQGBi

— Benjamin Haas 本雅明 (@haasbenjamin) 1 febbraio 2017

 

Xiao è un finanziere e uno degli uomini più ricchi di Cina, fondatore della società con sede a Pechino Tomorrow Group, che ha interessi in svariati settori, dalla finanza, alle assicurazioni, fino all’immobiliare, ma è cittadino canadese e avrebbe anche un passaporto diplomatico di Antigua.

Un uomo da 6 miliardi di dollari

La fortuna del finanziere è stata stimata dal settimanale Hurun Report, che pubblica la classifica dei miliardari cinesi, in 40 miliardi di yuan (5,8 miliardi di dollari). Secondo una nota della polizia di Hong Kong il quarantaseienne miliardario avrebbe varcato il confine con la Cina continentale nella giornata del 27 gennaio, ma sarebbe in grado di comunicare con la sua famiglia, scrive il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post. Il mistero sulla scomparsa di Xiao si è infittito nelle ultime ore, con voci contrastanti sulla sorte dell’uomo. Il gruppo di cui è a capo ha postato due messaggi ora non più reperibili, su WeChat, la piattaforma di messaggistica istantanea cinese, in cui spiega che l’uomo si troverebbe all’estero e che ricomparirà “molto presto” dopo la terapia a cui è sottoposto. Ad alimentare la confusione sulla sorte dell’uomo c’è anche un messaggio in quattro punti, firmato dallo stesso Xiao in data 31 gennaio, comparso su un altro quotidiano di Hong Kong, il Ming Pao, e ripreso dal South China Morning Post, in cui viene negato il sequestro da parte delle forze dell’ordine cinesi.

Ragazzo prodigio, universitario a 14 anni

Xiao, ragazzo prodigio, ammesso alla prestigiosa università di Pechino a soli 14 anni, ha sviluppato nel corso della sua carriera legami importanti con il potere politico cinese. Nella ricostruzione del New York Times, l’uomo viene presentato come “una sorta di banchiere” dei potenti, che nel 2013 avrebbe pagato 2,4 milioni di dollari per una quota in una società di investimenti gestita dalla sorella e dal cognato del presidente cinese, Xi Jinping. L’investimento sarebbe stato fatto dopo che un’inchiesta condotta dall’agenzia Bloomberg nel giugno 2012 aveva svelato gli interessi della famiglia dell’allora vice presidente cinese in alcuni importanti settori dell’industria cinese, tra cui le telecomunicazioni, le terre rare e l’immobiliare. L’anno successivo, Xiao avrebbe finanziato un accordo che sarebbe andato a vantaggio del genero di un altro leader cinese, oggi in pensione, Jia Qinglin, fino al 2012 membro del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del Partito Comunista Cinese.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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