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La modella rapita a Milano era davvero nelle mani di Black Death?

Difficile capire se sia stata l’opera di un maniaco mitomane o se davvero siamo di fronte a un primo squarcio di luce su quel mondo di perversione e crimine che si agita nel ‘deep web’ e che viene chiamato ‘Black Death”. 

Le immagini e il video su Repubblica.it

Le uniche certezze sono che una modella inglese di 20 anni è stata drogata, rapita, tenuta in ostaggio con mani e piedi legati, messa all’asta online al miglior offerente con base di partenza 300mila dollari da un polacco di 30 anni, Herba Lukasz Pawel.

Agli agenti si è presentato come membro della ‘Black Death’, letteralmente ‘Morte Nera’, un’organizzazione sulla cui reale esistenza ci sono forti dubbi, anche se nel ‘profondo web’ è accreditato come gestore di traffici illeciti e perversi. 

Come in un thriller. Con un cattivo da horror

Per la procura di Milano “non si può ricondurre tutto alla mitomania”, perché un crimine grave “è stato compiuto”. Per il sostituto procuratore della Dda di Milano, Paolo Storari, Pawel è “una persona pericolosa” disponibile a “soluzioni finali”. Dal sequestratore se non è arrivata una confessione piena, ma poco ci manca: “Ha raccontato una storia fantasiosa e ha fornito una versione poco credibile. Ovviamente non nega che stava con lei”, ha spiegato Storari. 

La ricostruzione su TgCom24

Il 30enne polacco ha attratto la modella per un finto casting in un altrettanto finto set fotografico vicino alla stazione centrale di Milano. Lì – l’11 luglio – l’ha drogata e addormentata, poi l’ha spogliata e ammanettata mani e piedi. Le ha messo un cerotto sulla bocca, l’ha piegata fino a farla entrare in un borsone da viaggio, e infilata in una bagagliaio di una station wagon blu, comprata qualche giorno prima in Polonia. Quindi il viaggio, durato quasi tre ore – in un luglio tra i più afosi che si ricordi – fino a Lanzo Torinese, un pugno di baite sulle montagne del Piemonte vicino al confine con la Francia.

Come funziona il Deep Web

Qui il polacco, dopo aver ammanettato la ragazza a un mobile in legno della cameretta da letto, ha iniziato a spedire mail criptate nel ‘deep web’. La prima all’agente della ragazza che lo ha denunciato alla polizia inglese. 

Un pericoloso imbranato

Visto che il piano non portava frutti e la contrattazione online non decollava (nessuno ha partecipato all’asta), ecco affiorare i primi dubbi nella sua mente. E anche nei presunti adepti del Black Death group: forse non doveva essere lei la ragazza da rapire. La deontologia dell’organizzazione pare che non permetta di sequestrare donne che hanno figli, come la modella inglese, madre di un bimbo di due anni.

Così Pawel ha proposto alla ragazza di pagare da sé il riscatto una volta rilasciata: 50mila sterline. Il 17 luglio l’ha liberata, le ha fatto fare una passeggiata e poi l’ha fatta accomodare sul sedile anteriore della station blu. Tragitto inverso: dalle montagne del Piemonte fino a Milano, al consolato britannico; dove ad attenderli c’erano gli uomini della polizia che lo hanno arrestato.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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