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La moneta complementare? Una vecchia idea della Lega

Ancora prima che ne parlassero i Cinquestelle, con le ipotesi di sperimentazione a Roma e il progetto ‘Torino-coin’, la Lega Nord è stato l’unico partito in Italia a proporre per anni l’introduzione di una “moneta complementare”, il cosiddetto ‘Lombard’. Il progetto leghista risale quantomeno al 2005-2006 quando i vertici del Carroccio incaricarono l’allora capogruppo alla Camera, Andrea Gibelli, di occuparsene. Gibelli studiò i vari esempi di sistemi di valute complementari già sperimentati in Europa e rimase affascinato in particolar modo dal ‘Wir’ svizzero (sistema che prevede scambi esclusivamente tra imprese) e l’esempio italiano del ‘Sardex’.

Ma per Silvio era “una provocazione”

Quando ancora Silvio Berlusconi parlava della moneta complementare come di una “provocazione”, Gibelli portò i suoi studi in Regione Lombardia e continuò a lavorare al progetto come vice governatore di Roberto Formigoni, almeno a partire dal 2012. L’allora Popolo delle libertà che guidava la giunta non era compatto sul progetto, che però finì nel programma elettorale del leghista Roberto Maroni, eletto in Regione, dopo la ‘caduta’ di Formigoni, nel febbraio 2013. “Da segnalare – si legge nel programma di Maroni – lo studio di fattibilità per lo sviluppo di un sistema di moneta complementare, anche tramite il coinvolgimento dei principali stakeholder (banche, associazioni, istituzioni, Ciaa). In periodi congiunturali caratterizzati da credit crunch, come l’attuale, si sviluppano forme di baratto e nuovi strumenti di pagamento per agevolare lo scambio di beni e servizi. Tra questi ultimi, l’introduzione di valute complementari è senza dubbio la formula più evoluta e completa”.

Come avrebbe funzionato il ‘lombard’

Nella legislatura che si concluderà a febbraio il progetto leghista eè stato accolto nella legge 11 del 19 febbraio 2014. ‘Impresa in Lombardia: per la libertà di impresa, il lavoro e la competitività’. E’ interessante vedere come nella versione originale, la legge, al comma 1 dell’articolo 4, parlasse del sostegno della Regione alla “costituzione di un circuito di moneta complementare”. La legge è però stata impugnata dalla presidenza del Consiglio che ne ha contestato la legittimità costituzionale, invocando la “competenza esclusiva dello Stato nella materia della moneta”. In seguito al ricorso, la giunta Maroni ha approvato, nell’agosto di quell’anno, all’interno della legge di assestamento di bilancio del 2014, un provvedimento in cui ha apportato alcune modifiche alla legge. Nel dettaglio, nella versione finale della norma non si parla più di circuito di moneta complementare ma di “circuito di compensazione regionale multilaterale e complementare” che la Regione si impegna a promuovere “garantendo il rispetto dei principi e delle norme tributarie dello Stato”. 

Il progetto di moneta complementare si è arenato dopo l’approvazione della legge. Da allora in Regione non vi è stata alcuna attuazione di rilievo della sperimentazione. E anche all’interno della Lega – che con la segreteria di Matteo Salvini, dal 2013, si è concentrata sulla battaglia a favore dell’uscita dall’euro – la moneta complementare non è più stata considerata una priorità. Tanto che, quando Berlusconi di recente ha ‘riesumato’ la questione, Salvini l’ha liquidata definendola una “vecchia ricetta”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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