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La moralita’? Non ce la insegna la religione ma i primati

Recensione di Corrado Augias  (Il Venerdì, 10.01.14)

“”Il titolo è curioso: Il bonobo e l’ateo; il sottotitolo chiarisce:
«In cerca d’umanità tra i primati»; il nome dell’autore, Frans de Waal, denuncia un’origine fiamminga. Insomma la copertina non esaurisce l’argomento e crea una specie di attesa. Aperto il libro, si vede che il contenuto è del più grande interesse date anche le doti naturali di narratore che l’autore possiede e che riesce ad applicare all’argomento filosofico-scientifico di cui qui si occupa. Il tema è il seguente: la legge morale che gli esseri umani hanno dentro di sé, anche quando la contraddicono con le loro azioni, è un portato delle religioni, ovvero ha natura divina? Sono i comandamenti, le famose «tavole» ricevute da Mosè, a farci creature capaci di sentire i limiti d’un retto comportamento, ispirandoci sentimenti di reciproca collaborazione?
L’autore risponde sulla base di ciò che ha lungamente studiato nei primati, in altre parole in varie specie di scimmie. A titolo di cronaca dirò anche che il volume è così dedicato «A Catherine, mio primate preferito» – immagino si tratti della signora de Waal. Le pagine in cui l’autore descrive la vita e i gesti dei suoi primati (scimmie in questo caso) hanno un fascino analogo a quelle di Lorenz con le sue taccole e le sue oche che molti conoscono. Usi, gesti, maniere, rituali che mimano da vicino, molto da vicino, gli equivalenti umani, evocando non la loro parodia bensì la loro premessa.
Francesco Ferrari nella prefazione ricorda come sia stato Darwin a smontare per primo l’idea che la moralità fosse una prerogativa esclusivamente umana: «Egli infatti la identifica come un processo che si è evoluto a partire dagli istinti sociali degli animali». Anche de Waal ritiene, sulla base delle sue prolungate osservazioni, che alla radice della moralità ci siano le emozioni provate fin dai tempi in cui i primi ominidi si assicuravano una sopravvivenza individuale e di gruppo grazie a forme più o meno elaborate di cooperazione.
Le religioni sono venute dopo, insieme alle leggi e a loro sostegno. L’atteggiamento di de Waal può definirsi come quello di un ateo «sereno»; egli rifiuta i furori di quegli scienziati e filosofi che in nome della «ragione» si lanciano in furibonde crociate antireligiose. C’è posto per tutti su questo piccolo pianeta purché nel rispetto reciproco. Come ci insegnano le scimmie.””

Fonte

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