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La morte dell'ultimo rinoceronte bianco è una pessima notizia per l'umanità 

Siamo in piena crisi di biodiversità. La Terra sta vivendo un’estinzione di massa delle specie viventi, la prima dalla scomparsa dei dinosauri 65 milioni di anni fa e la sesta in 500 milioni di anni. 

L’Sos arriva da Medellín, in Colombia, paese dalla più grande biodiversità dopo il Brasile. Fino al 26 marzo più di 750 esperti, scienziati e dirigenti politici di 116 Paesi sono riuniti in soccorso del pianeta. Il Forum, alla sua sesta edizione, è organizzato dalla Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistematici (IPBES). 

Secondo il Fondo mondiale per la natura (Wwf), entro il 2080 tra il 25 e il 50% delle specie animali e vegetali saranno a rischio in 33 regioni del globo a causa dei cambiamenti climatici. 

Appelli da Medellìn

“Proteggere la biodiversità è importante quanto lottare ai cambiamenti climatici” ha dichiarato il presidente colombiano Juan Emmanuel Santos in apertura dei lavori. “Quello che accade in un paese colpisce tutti. Se ne siamo consapevoli, potremo essere più responsabili in materia di protezione ambientale e di mantenimento della pace” ha aggiunto Santos, alla guida di un paese che si sta risollevando da mezzo secolo di conflitto armato.  

“Oggi il mondo è ad un crocevia. L’attuale degradazione storica e distruzione della natura sta sabotando il benessere umano odierno ma soprattutto per le generazioni future” ha avvertito Sir Robert Watson, presidente dell’IPBES.

“Quando roviniamo la biodiversità, riduciamo anche il cibo per la gente, l’acqua pulita da bere e le foreste che sono i nostri polmoni” ha insistito Erik Solheim, direttore del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), in un messaggio da Brasilia dov’è in corso il Forum mondiale dell’acqua.

Specie a rischio, quante e quali

In base a stime diffuse, il nostro pianeta conta 8,7 milioni di piante e animali, ma solo una piccola parte di queste sono conosciute e censite. A rischio migliaia di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci, insetti, molluschi, crostacei, coralli e più di 12 mila piante. In media nell’ultimo secolo due specie di vertebrati sono scomparse ogni anno, più della metà dagli anni ’70.

A rischio estinzione il 25% dei mammiferi e il 41% degli anfibi. Negli ultimi 30 anni è scomparsa metà delle barriere coralline del pianeta. Negli ultimi 40 si sono estinti il 60% dei pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili, in tutto 3.706 specie. Classificate come minacciate più di 25 mila specie, su un totale di 91 mila, inserite nella ‘lista rossa’ stilata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn), nell’ultima versione del 2017.

Di queste più di 5.500 sono in grave pericolo, 8.400 in pericolo e più di 11.700 vulnerabili. Tra il 2006 e il 2016 la popolazione di elefanti è diminuita di 111 mila esemplari e ad oggi sono rimasti in circa 425 mila. Inoltre le perdite economiche causate da disboscamento e degrado delle foreste hanno causato perdite economiche per 4,5 bilioni di dollari. 

Proprio durante il forum di Medellìn è arrivata la notizia della morte in Kenya dell’ultimo rinoceronte maschio bianco del Nord, Sudan, che aveva 45 anni. In vita rimangono solo i due ultimi esemplari femminili di questa sottospecie. Sudan diventa così il simbolo dell’estinzione di una specie e della minaccia che incomba su tanti altri animali. Il rinoceronte bianco è stato decimato da conflitti armati, attività illegali e bracconaggio nei suoi territori tradizionali del Centrafrica, Ciad, Sud Sudan e Repubblica democratica del Congo.

Rapporti e soluzioni degli esperti

Durante tre anni circa 600 ricercatori volontari hanno analizzato dati raccolti in circa 10 mila pubblicazioni scientifiche. Per dare un quadro precisato e dettagliato sullo stato attuale della biodiversità, l’IPBES ha suddiviso il pianeta in quattro regioni: Americhe, Africa, Asia-Pacifico e Europa-Asia centrale.

Ciascuna è stata l’oggetto di studi approfonditi sui danni alla fauna, alla fora e ai suoli. Le conclusioni sono contenute in altrettanti rapporti di 600 a 900 pagine, che in questi giorni gli esperti stanno esaminando a porte chiuse. Le conclusioni saranno rese note venerdì prossimo. Escluse dalla ricerca le acque internazionali degli oceani e l’Antartico. Un altro rapporto, in uscita lunedì 26 marzo, il primo del genere, presenterà lo stato dei terreni, sempre più danneggiati da inquinamento, disboscamento, sfruttamento minerario e pratiche agricole poco sostenibili.

Gli esperti stileranno sintesi di una trentina di pagine, destinate ai dirigenti dei paesi membri dell’IPBES, per orientarli sulla protezione della biodiversità. “Dai trasporti all’educazione passando per l’agricoltura, i contenuti delle sintesi saranno negoziati su ogni parola. Saranno suggerimenti non vincolanti. Alcuni paesi potrebbero non essere soddisfatti dalle conclusioni sulla loro biodiversità” ha riferito la segretaria dell’IPBES Anne Larigauderie, ambientalista francese.

 

Obiettivi di Aichi del 2020

 

Sulla carta la Convenzione sulla diversità biologica (Cbd), nata dal Vertice della Terra di Rio (1992), ha stabilito un programma in 20 punti, approvato nel 2010 a Nagoya, in Giappone. Gli “Obiettivi di Aichi” dovrebbero consentire di ridurre del 50% la perdita di habitat, ampliare le aree di conservazione terrestre ed acquatiche, prevenire l’estinzione delle specie minacciate e ristabilire il 15% degli ecosistemi danneggiati. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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