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La nave Aquarius in arrivo con 141 migranti. Due mesi dopo l'odissea si ripete?

Aquarius, ci risiamo. Dopo aver soccorso negli ultimi due giorni 141 migranti nel Mediterraneo, la nave “Aquarius” di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere (Msf) chiede ai governi europei “di assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile in conformità con il diritto internazionale marittimo in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l’Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria”. La nave ha informato le autorità di Italia, Malta e Tunisia e Libia. Ora si dirige verso Nord in attesa di risposta su dove approdare. 

Sembra di rivedere lo stesso film di due mesi fa, esattamente del 12 giugno scorso, quando la stessa nave cercò di approdare in Italia col suo carico di 630 persone, ma trovò la strada sbarrata dal governo italiano e da quello maltese. Alla fine, dopo giorni di navigazione e di una grave crisi diplomatica che coinvolse l’Italia, La Spagna, Malta e la Francia, i migranti approdarono nel porto di Valenciacon il supporto di nave Orione, della Marina militare italiana, e di nave Dattilo, della Guardia costiera italiana, unità sulle quali erano stati trasferiti molti di quei 630 perche’ diversamente la nave dell’Ong non ce l’avrebbe fatta a navigare in sicurezza fino alle coste spagnole.

Sembra di rivedere  e di riascoltare lo stesso disco. Già da ieri il ministro Salvini ha confermato la linea. In Italia non c’è posto, la Aquarius non metterà mai piede in un porto italiano. E così la crisi si ripete, vedremo nelle prossime ore con quali esiti.

Venerdì la nave di ricerca e soccorso Aquarius, noleggiata da Sos Mediterranee e gestita in collaborazione con Medici Senza Frontiere (MSF), ha tratto in salvo 141 persone. Entrambe le organizzazioni ora chiedono ai governi europei di assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile in conformità con il Diritto Internazionale Marittimo in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l’Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria.

Sono state tratte in salvo prima 25 persone trovate alla deriva su una piccola barca di legno senza motore a bordo. La Ong ritiene che siano rimaste in mare per quasi 35 ore. Più tardi, nel corso della stessa giornata, l’Aquarius ha avvistato una seconda barca di legno sovraffollata con 116 persone a bordo, compresi 67 minori non accompagnati. Più del 70% delle persone salvate proviene dalla Somalia e dall’Eritrea. Le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili al momento, ma molti sono estremamente deboli e denutriti. Molti riferiscono di essere stati detenuti in condizioni disumane in Libia.

Durante entrambe le operazioni di salvataggio, l’Aquarius – si spiega in un comunicato – ha informato delle operazioni svolte tutte le autorità competenti tra cui i Centri nazionali di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Italia, Malta e Tunisia oltre al Centro di coordinamento congiunto di soccorso (JRCC) libico, il quale ha confermato di essere l’autorità che coordina i salvataggi. 

“In questo momento stiamo seguendo le istruzioni del coordinamento libico e contatteremo gli altri centri per un posto sicuro dove sbarcare le persone soccorse che abbiamo a bordo”, ha dichiarato Nick Romaniuk, coordinatore per la ricerca e il soccorso di SOS MEDITERRANEE “Ciò che è di massima importanza è che i sopravvissuti siano portati senza ritardi in un luogo sicuro dove si possa rispondere ai loro bisogni di base e dove possano essere protetti dagli abusi”.

“I governi europei hanno fatto tutto il possibile per sostenere il Centro di soccorso libico, tuttavia gli eventi di venerdì mostrano che non hanno assolutamente la capacità di coordinare un salvataggio”, ha dichiarato Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo di Aquarius. “Un soccorso non è completo fino a quando non avviene lo sbarco in un luogo sicuro. Il Centro di Coordinamento dei Soccorsi Libico ci ha chiaramente detto che non ce lo avrebbe assegnato. Inoltre non ha informato l’Aquarius delle imbarcazioni in pericolo di cui era a conoscenza, nonostante noi fossimo nelle vicinanze e avessimo offerto la nostra assistenza. Siamo stati fortunati ad aver avvistato noi stessi queste barche in pericolo”.

Negli ultimi inquietanti sviluppi – aggiungono i dirigenti della Ong – le persone salvate a bordo hanno dichiarato ai nostri team di aver incrociato cinque diverse navi che non hanno offerto loro alcuna assistenza, prima di essere soccorse dall’Aquarius. “Sembra che sia a rischio il principio stesso di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare. Le navi potrebbero non essere disposte a rispondere a coloro che sono in difficoltà a causa dell’alto rischio di rimanere bloccate e di vedersi negare un luogo sicuro di sbarco. Le politiche che mirano a impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere l’Europa si traducono in maggiori sofferenze e anche in viaggi più rischiosi per persone che sono già molto vulnerabili “, ha affermato Vimard.​
 
Sos Mediterranee e MFS chiedono nuovamente a tutti i governi europei e alle loro autorità competenti per il soccorso marittimo di riconoscere la gravità della crisi umanitaria nel Mediterraneo e garantire un rapido accesso al luogo di sbarco sicuro più vicino e di facilitare, piuttosto che impedire, l’assistenza umanitaria salvavita nel Mediterraneo centrale.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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