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La nottata di trattative per il nuovo governo. Il nodo è sempre Savona 

Nella Lega a guidare la mediazione con i 5 stelle, riferiscono diversi parlamentari del Carroccio, è Giancarlo Giorgetti. Il partito di via Bellerio ha smentito qualsiasi incontro tra Giorgetti e il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ma – sottolineano le stesse fonti – c’è un confronto aperto sul ruolo di Savona.

La proposta di Giorgetti sarebbe quella dello spacchettamento del ministero dell’Economia. Alle Finanze rimarrebbe Savona mentre al Tesoro andrebbe una figura (sempre della Lega) considerata più rassicurante per l’Europa. Inoltre alcune deleghe del Mef potrebbero – secondo questo piano – essere trasferite al sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ruolo che potrebbe essere ricoperto proprio da Giorgetti.

C’è chi riferisce nella Lega che Salvini non avrebbe chiuso ad un’ipotesi del genere. Non si sa se il suo labiale carpito durante un comizio elettorale (“Se va bene a Di Maio va bene anche a me“) in Liguria fosse riferito proprio a questa idea. Quel che trapela però è che l’ipotesi di uno spostamento di Savona dal ministero dell’Economia ad un altro ministero non sarebbe gradita dal segretario del Carroccio.

“Non capisco perché dovremmo cedere alle richieste e ai capricci dei tedeschi. Se ai tedeschi non piace un ministro lo cambiamo? Mi sembra una scelta strana”, ha spiegato. Quella dello spacchettamento, però, è una soluzione che non dispiacerebbe a molti esponenti dei gruppi parlamentari. Tra i deputati e i senatori, sottolinea un esponente del Carroccio, non c’è tutta questa voglia di andare a votare.

L’ipotesi di spacchettamento dell’Economia, con Savona in squadra 

Salvini del resto ha spiegato di voler fare di tutto per cercare di far partire il governo, chiudendo la strada ad elezioni sotto l’ombrellone. La data per le urne, qualora non decollasse l’ultima trattativa, nei ‘desiderata’ del Carroccio sarebbe tra settembre e ottobre. Permetterebbe di evitare il rischio astensionismo al nord e anche – sussurra qualche deputato – di incamerare qualche fondo in più per preparare la campagna elettorale.

“Noi – rivela un parlamentare – versiamo nelle casse della Lega circa tremila euro al mese, abbiamo una struttura e non prendiamo i soldi per i collaboratori. Sarebbe meglio avere più risorse nelle casse”. Salvini si è detto contrario al voto il 29 luglio ma non vuole cedere sulla ‘bandiera’ Savona. Al tempo stesso sarebbe scettico anche su un altro suggerimento arrivato da altri ‘big’ del Carroccio: Salvini stesso a palazzo Chigi, in modo che sia lui a portare avanti la battaglia in Europa. Un ‘piano B’ che toglierebbe dal tavolo il ‘nodo Savona’ ma che non sarebbe gradito al segretario.

Intanto Cottarelli ha preso tempo. Si attende di capire l’evolversi della situazione anche perché – qualora non nascesse un governo politico – fonti parlamentari riferiscono che sarebbe Gentiloni ad andare al G7 in Canada per rappresentare l’Italia.

Il possibile ‘sì’ del Carrocccio ad un ‘compromesso emergenziale’

“Non è possibile che al cospetto di Merkel e Macron vada chi ha al massimo due mesi avanti a se”, spiegava oggi un ‘big’ del Pd. Una delle ipotesi è che l’attuale presidente del Consiglio possa anche portare il Paese al voto a settembre nell’eventualità di un fallimento delle trattative M5s-Lega. L’altra alternativa alla nascita di un governo politico (per M5s deve essere guidato da Conte, non da un esponente della Lega) è appunto quella di far sì che l’esecutivo Cottarelli parta ma con una durata breve e un perimetro circoscritto.

Una soluzione che potrebbe spianare, riferiscono esponenti del Carroccio, la Lega verso la campagna elettorale e raddoppiare i consensi. “Ma un governo quando nasce non si sa quando finisce”, il timore del partito di via Bellerio. Da qui la ricerca di chiudere il cerchio con M5s. E di evitare la strada di una astensione tecnica. Il Carroccio potrebbe dire sì ad “un compromesso emergenziale” ma lo smarcamento M5s complica i piani e cambia anche le posizioni, non solo della Lega, ma anche del Pd e di FI. In ogni caso con il prolungarsi della partita la finestra per il voto a luglio sembra chiudersi. Con M5s e Lega, spaventati per l’aumento dello spread, che tentano di trovare una soluzione. Con la stessa squadra in campo e magari con la mediazione dello spacchettamento.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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