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La nuova guerra per l'oro sulla Montagna Sacra dei maori

Otto tonnellate e mezzo di oro del più puro minacciano la pace della Montagna Sacra, che si erge tra le vette dell’Isola del Nord con i suoi ricordi di antiche leggende maori. La guerra contro lo sfruttamento delle compagnie internazionali adesso la conducono i kiwi, i discendenti dei coloni bianchi, nel nome della salute e della pace che nasce in un luogo degno di aver ispirato un’enciclica ambientalista. Il loro peggior nemico però non sono nemmeno le ingordige e la sete di quattrini, quanto le false garanzie di una legge che dovrebbe tutelare l’ambiente e le sue aree protette, ed invece è piena di falle e scorciatoie.

Parliamo di decine di milioni di euro

Ad ogni modo, è un fatto che la vena aurifera della Montagna Sacra, e più in particolare della Karangake Gorge che ne è il punto più bello ed è proprio quello dove è stato trovato il tesoro, vale tanti tanti soldi. Finora, con una ricerca mineraria pienamente legale, ne sono stati individuati 8.500 chili, ma il tutto pare valga decine di milioni di euro. Un giacimento tra i più grandi della Terra, da collocare nelle statistiche tra il 5 percento dei giacimenti più ricchi in assoluto.

Un ricchezza davvero alla portata di tutti?

E chi se la sente di dire di no allo sfruttamento, soprattutto ora che l’oro è in rialzo sui mercati internazionali? Si prospetta, insomma, la concreta possibilità dell’ennesimo scempio nel nome della creazione di una ricchezza che, sostengono quelli della New Talisman Gold Mines, in fondo andrebbe anche nelle tasche degli abitanti del luogo. Tutti sanno che una miniera porta lavoro ed il lavoro porta benessere diffuso. Ma loro, i supposti beneficiari di tanta generosità della New Talisman, non ne vogliono sapere.

Anche l’ecoturismo genera ricchezza

Non si tratta solo di rispetto delle tradizioni, della cultura e dell’ambiente in senso astratto. Di lì, sostengono, passano sì le vene aurifere ma anche le falde acquifere che tutti i giorni li dissetano. E i soldi arrivano dall’ecoturismo: la Karangake Gorge è così bella che induce alla pace e alla serenità (e su questo punto insistono con particolare foga, nemmeno fossero seguaci di Francesco), uno dei luoghi più affascinanti del Continente Australe. Da sempre ispira arte e leggende. 

Monti sacri per i maori

Infatti sono monti sacri fin dall’alba dei tempi per i maori, che vi ambientarono – una volta di più, proprio nella Karangake Gorge – la storia di un amore tra una donna mortale, una ragazza figlia di un capovillaggio, ed un essere immortale. Un fauno, diremmo noi, o qualcosa di simile: un ‘taniwha’ abitatore delle fonti e delle foreste che l’accolse con sè quando lei vagava per i boschi per sfuggire alla strage della sua famiglia. E che da lei fu abbandonato quando tornò a farsi vivo il padre, a riprendersi figlia e villaggio, ristabilendo l’ordine naturale delle cose. Il fauno, con il cuore spezzato, si addentrò ancor più nella foresta e nessuno lo vide più: eterna storia dell’amore impossibile tra due esseri diversi, che per la possibile gioia di Frazer ricorda specularmente quella di Numa ed Egeria. Ma anche parabola della legittimità del potere e del ritorno del Re. Guardacaso: a poche decine di chilometri si trova Hobbiton, scenario cinematografico delle gesta tolkeniane del Signore degli Anelli e di Aragorn, il Re che fa il suo ritorno nella terza parte della saga fantasy più famosa del mondo.

Una legge che fa acqua da tutte le parti

Per rendersi conto della bellezza di questi monti basta ricordarsi dei sentieri su cui viaggiava la Compagnia dell’Anello. Ci si chiede allora come mai la legge neozelandese istituisca delle aree protette per poi permettere, nella medesima pagina, una serie di eccezioni per cui ora sono una cinquantina i siti nominalmente tutelati e oggettivamente sfruttati, nello stesso istante.

La legge è legge, e da sempre le grandi compagnie la sanno sfruttare. Quindi la New Talisman ha buon gioco nel dire che tutto è permesso, e che loro in fondo vogliono solo perforare dove già lo si faceva fino al 1992, e che la cosa ha tutti i crismi e le autorizzazioni pubbliche. In effetti è così, e non lo negano nemmeno gli abitanti della zona. Per questo si dicono traditi da tutti, e pronti ad ogni tipo di azione.

“Non volevamo, ma non abbiamo altre strade” spiega la loro portavoce, Ruby Jane Powell. Sfruttano, a riguardo, la migliore conoscenza del terreno, e cioè il fatto che l’accesso all’imboccatura della miniera è possibile solo passando da una stradina sterrata, dove adesso loro vanno a passeggiare in gruppo dalla mattina alla sera. E camminano lentamente, ma proprio lentamente, perché l’aria di montagna così entra meglio nei polmoni e si sente meno la puzza del camion che, disgraziatamente, è costretto a procedere per chilometri a passo d’uomo con il suo carico di putrelle e macchinari per riavviare la produzione. 

Dai picchetti ai chiodi sulla strada

Di recente però la questione ha preso una piega più preoccupante, perché dalle passeggiate si è passati ai picchetti e dai picchetti – almeno così lamenta la New Talisman – ai chiodi a tre punte rinvenuti lungo la strada. Difficile sostenere che siano prodotti dell’azione degli agenti atmosferici. In fondo è l’altro volto della pace e della serenità che ispirano queste montagne, che nelle loro viscere nascondono pur sempre tetri antri e cupi orridi. Proprio come le miniere di Moria del Signore degli Anelli, dove i nani scavarono per secoli alla ricerca di ricchezze, prima di accorgersi di aver scritto la parola fine sul loro stesso mondo.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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