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La parabola di Luca e le teorie di Vito Mancuso

Il Figlio prodigoAlle pagine 423 e 425 del libro “Il principio passione” (Garzanti), Vito Mancuso, riferendosi alla parabola del padre misericordioso (Luca 15, 11-32), scrive: “Qui il padre non sa dove se ne andrà e che cosa farà il figlio, semplicemente lo lascia libero, libero per davvero, e il figlio va dove neppure lui sa e che gli accadono cose che nessuno aveva previsto e tanto meno voluto.

Però il padre sta sulla soglia e attende, costituendo per la libertà del figlio un forte potere di orientamento e di attrazione, e quando vede il figlio in lontananza è pronto a corrergli incontro per perdonarlo e festeggiarlo.

Dio concedendo al creato una parte della sua potenza e cessando di essere onnipotente (unica condizione perché la libertà del creato sia effettivamente reale e non una beffarda illusione) sta sulla soglia e attende che l’energia uscita da lui ritorni a lui sotto la forma della consapevolezza acquisita, della relazione di figliolanza, sotto la forma della gioia di essere figlio, energia diventata veramente «a sua immagine e somiglianza» in quanto spirito santo. Il suo «stare sulla soglia» però non è pura inattività perché egli nella sua pienezza ontologica di Realtà primaria costituisce un forte potere di attrazione per la realtà secondaria del mondo, esattamente come il ricordo del padre attraeva il figlio lontano”.

Bello, no? Bellissimo questo dono della libertà del padre ai figli. Ma proviamo a cambiare un po’ la parabola.

“Un uomo aveva dieci figli. Un giorno decise di dare ad ogni figlio l’eredità che gli spettava. Due di quei figli si comportarono come nel bel racconto di Luca. Diversa sorte ebbero gli altri. L’uno era invidioso dell’altro. Due si misero d’accordo, sottomisero gli altri, s’impadronirono dei loro beni e li obbligarono a lavorare per loro. Tolsero loro la libertà, e la tolsero alle loro mogli e ai loro figli. Maltrattarono donne e bambini. Vendettero donne e bambini. Commisero azioni terribili e innominabili.  Non sentirono mai l’attrazione del padre. Si dimenticarono del padre. Alcuni bambini morirono anzi tempo, senza neppure sapere dell’esistenza del “padre sulla soglia”. Alcuni uomini sottomessi, diventarono cattivi e violenti e a loro volta maltrattarono donne sottomesse e bambini sottomessi”. Brutto, no? Quella libertà andò a vantaggio di pochi e a svantaggio di molti.

Ma possiamo anche pensare ad un’altra versione. Immaginiamo che il figlio che torna al padre non si limiti a sperperare i beni e a vivere in modo dissoluto, ma si comporti peggio di Caino, che uccida uomini, donne e bambini, e che dopo essersi comportato da delinquente, senta l’attrazione del padre e torni a lui. Che fa il padre? Si limita ad accoglierlo in casa con un po’ di schifo, oppure fa festa e fa ammazzare il vitello grasso, pur sapendo che quel figlio ha seminato morte e sofferenza?

Renato Pierri

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