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La paura della 'Frexit' che pesa sul voto francese

Dodici anni dopo aver bocciato il progetto di trattato costituzionale europeo, gli elettori francesi sono chiamati a decidere non solo le sorti del loro Paese, ma quelle di tutta l’Unione Europea. Le elezioni presidenziali, che si aprono con il primo turno di domenica 23 aprile, si sono trasformate anche in un referendum sull’Europa. Ma a differenza della consultazione popolare del 29 maggio 2005, con cui i francesi dissero “no” al trattato per dare una Costituzione all’Ue, questa volta rischia di non esserci una seconda possibilità per l’Europa.

L’uscita della Francia sarebbe un colpo mortale per l’Ue

Marine Le Pen e Jean-Luc Melenchon, due dei quattro candidati che secondo i sondaggi possono aspirare al ballottaggio del 7 maggio, sono pronti a imboccare la porta d’uscita dall’Ue. Il Republicain Francois Fillon si iscrive nella tradizione gollista di un sovranismo critico della costruzione comunitaria, ma non intende rimettere in discussione la permanenza della Francia nell’Ue. Solo l’indipendente centrista Emmanuel Macron rivendica apertamente il suo europeismo. Secondo la maggior parte degli analisti, a differenza della Brexit, l’Ue non riuscirebbe a sopravvivere alla Frexit. 

Tra i sei fondatori della Comunità europea, la Francia è il secondo Paese più importante e il partner privilegiato della Germania per guidare l’Europa. “Se Le Pen o Melenchon arrivano all’Eliseo, l’Ue è finita”, spiega una fonte comunitaria. I mercati mostrano segnali di agitazione, con lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi che si sono allargati nelle ultime settimane.

Le posizioni dei 4 candidati principali

Tra i quattro favoriti alle presidenziali,

  • Macron è il solo che difende l’Ue anche nella sua forma attuale, perché rappresenta una forma di “protezione” dalla globalizzazione. Il candidato centrista intende rilanciare il motore franco-tedesco, in particolare per approfondire la zona euro con un bilancio autonomo e un ministro delle Finanze.
     
  • Fillon ha una visione dell’Ue più intergovernativa che comunitaria: l’Ue deve funzionare su impulso dei governi, non della Commissione. Inoltre è critico di accordi commerciali, come il Ceta con il Canada. Ma il candidato dei Republicain vuole restare dentro l’Ue ed è pronto a lavorare con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per dotare la zona euro di una “governance politica”.
     
  • Le Pen e Melenchon, invece, evocano apertamente la Frexit, anche se su sponde opposte. 
    • La candidata dell’estrema destra dice di voler seguire i passi dell’ex premier britannico, David Cameron: rinegoziare in sei mesi le relazioni con i partner europei e sottoporre il risultato a un referendum. Il suo obiettivo è di riconquistare la sovranità monetaria, economica, legislativa e territoriale. In altre parole, Le Pen vuole reintrodurre le frontiere nazionali, uscire dallo spazio Schengen della libera circolazione senza frontiere e abbandonare la moneta unica.
       
    • Secondo Melenchon, “l’Ue si cambia o si lascia”. Il candidato di estrema sinistra promette di denunciare i trattati, aprire un negoziato per rifondare il progetto europeo e sottoporre il risultato a un referendum. In caso di rigetto, la Francia uscirebbe dall’Ue e dall’euro. 

Il precedente del ‘no’ francese al referendum sulla Costituzione europea

Il “no” nel referendum sulla costituzione del 2005, con il 55% dei francesi contrari all’Ue, costituì il primo serio colpo d’arresto del progetto comunitario, aprendo una crisi di legittimità da cui l’Ue non si è ancora completamente ripresa. La Commissione di Jean-Claude Juncker ha rifiutato di intervenire nella campagna in Francia – era già accaduto durante la campagna nel referendum sulla Brexit nel Regno Unito – per non essere accusata di immischiarsi negli affari interni di uno Stato membro.

La speranza dei leader europei è che Macron prevalga al secondo turno del 7 maggio, sull’onda di un trend favorevole agli europeisti nel resto d’Europa. A Bruxelles viene evocata la vittoria dell’ambientalista Alexander Van der Bellen sul candidato di estrema destra Norbert Hofer alle presidenziali in Austria di dicembre, così come il risultato al di sotto delle aspettative del leader anti-europeo Geeert Wilders nelle elezioni politiche in Olanda in marzo.

La Germania spera in Macron all’Eliseo per ridare spinta all’Ue

Angela Merkel ha ricevuto Fillon e Macron alla cancelleria, mentre il suo ministro delle Finanze, Wolfang Schaeuble, ha detto che “se potesse, voterebbe” per il candidato centrista, malgrado non appartenga alla sua famiglia politica. Secondo Berlino, l’elezione di Macron all’Eliseo permetterebbe di riaccendere il motore franco-tedesco, facendo uscire l’Ue dallo stallo in cui si trova dal referendum francese del 2005.

Ma, di fronte ai sondaggi altamente incerti, la tensione rimana alta. Un ballottaggio Le Pen-Melenchon che aprirebbe la strada alla Frexit non è escluso. Con un paradosso. Secondo i sondaggi, i due terzi degli elettori vogliono mantenere l’euro e una chiara maggioranza dei francesi è ostile alla Frexit.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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