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La più grande rapina della storia

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Mosè e suo fratello Aronne, primo sacerdote israelita, furono gli artefici della più grande rapina della storia, quando rubarono l’oro di un intero popolo: quello israelita.

Vediamo come si svolsero i fatti che ci vengono narrati nell’Antico Testamento:

Esodo – Capitolo 32, 1-6: Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: “Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. Aronne rispose loro: “Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me”. Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”. Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: “Domani sarà festa in onore del Signore”. Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento.

Ricapitoliamo: il popolo non vedendo arrivare Mosè chiede a suo fratello Aronne di costruirgli un dio, questi gli costruisce un vitello d’oro, facendosi dare tutto l’oro dal popolo, ed ora arriva Mosè che con uno stratagemma ruba l’oro agli israeliti con il seguente escamotage:

Esodo – Capitolo 32, 15-16: Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.

Prendendo spunto dal codice di Hammurabi, da cui copiò i dieci comandamenti, Mosè aveva inserito in essi dei comandamenti per sottrarre l’oro al popolo:

Esodo Capitolo 20, 2-5: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano.

Approfittando della credenza popolare, il caro Mosè aveva inserito nei comandamenti un severo divieto di raffigurare dio, pena spaventose punizioni. A questo punto Mosè torna e come vide il vitello iniziò la sceneggiata:

Esodo Capitolo 32,19-20: Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l’ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.

Ora sappiamo bene che l’oro è un veleno mortale se trangugiato, e che di conseguenza tutti sarebbero morti. Mosè e suo fratello trasportarono il vitello fuori da occhi indiscreti, lo nascosero, poi dissero al popolo che lo avevano polverizzato mescolandolo con l’acqua che ora dio voleva trangugiassero per punizione. Ma quello che a tutti sfugge è un’altro particolare, ovvero che Aronne rappresentò dio con la forma di vitello, o toro giovane come da più corretta traduzione, dicendo al popolo: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”

Possibile che gli ebrei adorassero un toro? Quindi Yahweh era un toro? Altra conferma la troviamo quando il re Geroboamo istituisce, a distanza di secoli dall’evento del vitello di Aronne e Mosè, il culto di due “vitelli” d’oro nei templi di Dan e di Betel, con sacerdoti e festa annuale: “O Israele, ecco i tuoi dèi, che ti hanno fatto uscire dal paese d’Egitto! (…) e il popolo andava fino a Dan per presentarsi davanti a uno di quei vitelli.” (1Re, 12:28-30). Il culto del “vitello” venne mantenuto anche dal virtuoso re Jeu, che “non abbandonò i vitelli d’oro che erano a Betel e in Dan”. Da notare che fu premiato da Yhwh: “perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi (…) i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele” (2Re, 10:28-30). Si legge anche come l’eroe Sagmar sconfisse 600 Filistei usando “un pungolo per buoi”. Strano strumento di guerra, ma la traduzione esatta del testo è probabilmente “per mezzo del dio-toro”

Ora è la stessa Bibbia a svelarci che Yahweh era un toro, culto appartenente a quasi tutti i popoli di quel periodo. Sappiamo che gli ebrei erano gli invasori Hyksos, come ci dicono Manetone, Giuseppe Flavio, Erodoto, Diodoro Siculo e tutti i primi padri della chiesa, e che adoravano il toro Baal, figlio del toro El, figlio del toro Dagan. El era un antichissimo dio siriano (circa 2500 aC) presente in tutta l’area semitica, fino al nord della Mesopotamia (Hurriti). In Palestina era messo in relazione con l’egiziano Ptah (dio della capitale Menfi),del quale il dio-toro Apis (altrettanto antico di El) era un’incarnazione. Per i Fenici era padre di Dagan, quindi nonno di Baal. Nella Bibbia ebraica compare circa 2000 volte come Eloah (plurale Elohim),El, Elahh. Si trova al primo posto in tre liste di divinità ugaritiche (Siria),chiamato ripetutamente “El il toro” o “dio-toro”, abu bani ili (“padre degli dei”, gli Elohim) e abu adami (“padre dell’uomo”, v. l’Adamo della Bibbia).
In un inno hurrita è chiamato “El dell’alleanza”, cosa che lo collega al cananeo “Baal del patto” ed alle numerose “alleanze” di Yhwh-El-Elah-Elohim con gli eroi della Bibbia.
Sembra che a volte sia stato fuso con Baal. In un testo ugaritico, Yhwh è citato come “figlio di El”. Giacobbe acquistò dal padre di Sichem un pezzo di terra, dove piantò la tenda e dove eresse un altare e lo chiamò “El, Dio d’Israele” (Genesi 33:20).
Baal (Bel, Belo, El),altra figura centrale della religione ugaritica, era una delle divinità principali di Siriani, Fenici, Assiri, Babilonesi ed Israeliti. In Canaan era Baal Berit (Baal del patto),a cui era dedicato il tempio di Sichem, dove poi fu adorato anche Yhwh. E’ probabile quindi che l’altare eretto da Giacobbe in realtà fosse dedicato a Baal, poi “aggiustato” come El.

Ora se si diffondesse il fatto che la chiesa ha fatto adorare un toro ai credenti, essa cadrebbe in un attimo, quindi come pararsi da questa evenienza? Semplice, basta trasformare Yahweh e gli Elohim in alieni, riprendendo le astruse teorie di Rael datate al 1973 quando diceva che Yahweh era un alieno, che gli Elohim erano alieni, che essi costruirono l’uomo ibridandone il DNA, condire il tutto con un po’ di PNL e forzate interpretazioni della bibbia, facendo finta che…le nuvole siano ufo, le azioni belliche degli ebrei traslitterate sull’idolo toro siano da attribuire a quest’alieno ed il gioco è fatto. La chiesa apre all’ipotesi della visita degli extraterrestri e si salva dicendo che dio è tutt’altra cosa che trascende ovviamente dal dio della bibbia.

Spiacente non si passa da un inganno ad un altro, la verità la stiamo svelando e nonostante la congiura del silenzio su tutte le nostre scoperte su Gesù, mai morto in croce ne risorto, che morirà nel 68 d.C., e di una Maria Vergine moglie di Erode che tradirà con Giuseppe costretta poi a fuggire in Egitto, non ce la faranno a fermarci se ci aiutate a diffondere. Il vaticano ed il cristianesimo è caduto, spetta a voi dare la spallata definitiva alla grande crepa nel muro che abbiamo fatto con le nostre scoperte storicamente documentate.

Alessandro De Angelis ricercatore storico delle religioni e di cristianesimo primitivo

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

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