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La presunta apertura della Chiesa sui diritti delle persone omosessuali

Nel nome del Padre

Un’acuta analisi del Time riguardo alcuni temi affrontati al Sinodo sulla famiglia in corso a Città del Vaticano


giovedì 16 ottobre 2014 14:01


Non è il grande cambiamento che immagina la gente. Lunedì 13 ottobre il mondo cattolico e i media sono stati scossi da un documento vaticano interpretato da molti come un segnale di un atteggiamento più morbido della chiesa verso l’omosessualità, ma il tono inclusivo del documento è ben lontano da un cambiamento politico reale. Il punto sono tre parole sconosciute alla maggioranza delle persone: Relatio post disceptationem. È il nome del documento diffuso lunedì dal Sinodo Straordinario della Chiesa Cattolica, una settimana dopo l’inizio del Sinodo riunitosi per analizzare lo stato della famiglia nel mondo di oggi. Si traduce come “Resoconto del dibattito”, ed è stato letto ad alta voce nell’aula del Sinodo per dare il via alla seconda settimana del Sinodo stesso. Uno dei 58 capitoli del resoconto – quello che sta causando il maggior trambusto – è intitolato “Accogliere le persone omosessuali”. «Gli omosessuali hanno doni e qualità da offrire alla comunità cristiana», principia il testo. «Siamo capaci di accogliere queste persone, garantire loro uno spazio fraterno nelle nostre comunità? Spesso vogliono incontrare una Chiesa che offre loro una casa accogliente. Le nostre comunità sono in grado di fornirgliela, accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica sulla famiglia e il matrimonio?». Per una Chiesa che storicamente lega la parola “omosessuale” alla parola “peccato”, l’idea di accogliere i gay a qualsiasi titolo può sembrare un passo significativo. Le prime pagine hanno immediatamente parlato di “cambiamento drammatico” e di un atteggiamento “più tollerante” da parte della chiesa. Ma prima di saltare alle conclusioni, tutti, da entrambe le parti, dovrebbero fare un passo indietro. Prima di tutto, vediamo che cos’è il documento in realtà. La relatio è un’istantanea del dibattito di oltre 200 leader cattolici svoltosi nell’aula del Sinodo la settimana scorsa a metà lavori. È un punto di partenza per i dibattiti mentre questa settimana i padre sinodali formano piccolo gruppi di discussione. È un testo di lavoro che identifica i punti che i vescovi dovranno “approfondire o chiarire per nostra comprensione”, come ha detto il Cardinale Luis Antonia Tagle durante la conferenza stampa di lunedì. Questo significa che il tema dei gay e della vita cattolica è venuto fuori nei lavori del Sinodo ad oggi e che è un tema di costante riflessione. Secondo, vediamo cosa il documento non è. La relatio non è un testo prescrittivo. Non è un decreto. Non è dottrina, e certamente non è un cambiamento della dottrina. Inoltre è una bozza. “Non sono state prese decisioni né punti di vista”, conclude il documento. «Le riflessioni presentate, frutto del dialogo sinodale che ha avuto luogo con grande libertà e in uno spirito di ascolto reciproco, sono destinate a sollevare domande e a indicare prospettive che dovranno essere maturate e chiarite dalla riflessione delle chiese locali nell’anno che ci separa dall’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi programmata per ottobre 2015». Allora, cosa significa tutto questo? Il Cardinale Tagle forse lo ha detto meglio quando ha affermato durante la conferenza stampa di lunedì, con un sorriso: «Il dramma continua». La relatio ribadisce in più punti che il matrimonio è tra un uomo e una donna. La sostanza su questo punto non cambia. Il Vaticano ha ripetutamente detto che questo Sinodo non porterà cambiamenti dottrinali, né un documento finale con nuovi riti. “Accogliere i gay” quindi non significa che la Chiesa non accomuna più “gay” con “peccato”. Invece, il tono – come è sempre stato con il papato di Francesco – è quello che conta. Lo stile di papa Francesco è quello che comincia con uno spirito di accoglienza, di pietà e non con il peccato. Inizia cercando di capire fino a che punto sia possibile accogliere prima di stabilire i punti dove non è possibile. Questo può essere uno dei motivi per i quali persone come il noto vaticanista John Thavis definiscono il resoconto di mezzo termine “un terremoto”. Ma è importante anche ricordare che il Sinodo della Famiglia è un processo lungo quasi due anni, e questa istantanea è proprio questo, una fotografia della prima settimana di questo processo. Ci saranno altri documenti nei prossimi mesi. La discussione è iniziata all’inizio dell’anno quando i vescovi di tutto il mondo hanno effettuato un sondaggio nelle rispettive congregazioni sulla vita in famiglia, si è aperta in maniera più formale la scorsa settimana con l’incontro di Roma, quindi i vescovi riporteranno le discussioni nelle rispettive comunità, l’estate prossima ci sarà L’incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia (una diocesi tradizionalmente conservatrice), e per concludere il prossimo autunno ci sarà il secondo Sinodo con un numero ancora maggiore di vescovi di tutto il mondo e con ulteriori dibattiti. Cercare la rivoluzione può essere fuorviante. Può rovinare la storia di ciò che sta e non realmente accadendo. Semplici osservatori vaticani-soprattutto quelli negli Stati Uniti, dove le discussioni sulla sessualità hanno una traiettoria diversa rispetto al Vaticano o a molti paesi in via di sviluppo-devono fare attenzione a non leggere nelle discussioni ciò che vogliono sentire. L’interesse in una relatio, un documento relativamente oscuro, tuttavia mostra un altro cambiamento: la gente si preoccupa di ciò che un gruppo di vescovi sta facendo. Di per sé questo, per molti, può essere una rivoluzione. Elizabeth Dias, Time Traduzione di Flavia Vendittelli

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