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La prima persecuzione contro i cristiani fatta da Nerone fu un fatto storico o una colossale bufala inventata dalla Chiesa? Parte prima. 286

Esaminiamo i documenti del tempo. Gli storici latini che parlano di Nerone sono tre: Tacito, Svetonio e Dione Cassio. Di questi tre, solo Tacito nel XV libro degli “Annali” mette in relazione la persecuzione dei cristiani con l’incendio della città. Gli altri due ignorano questo legame.
Negli “Annales” di Tacito è scritto che Nerone, a seguito del devastante incendio di Roma del 64, per discolparsi dell’accusa di essere stato lui a provocarlo, aveva scaricato la colpa su:“… coloro che, odiati per le loro nefande azioni, il popolo chiamava Cristiani. Il nome derivava da Cristo, il quale, sotto l’imperatore Tiberio, tramite il procuratore Ponzio Pilato era stato sottoposto a supplizio. ” (Libro XV- 44).
Questo brano del grande storico latino è l’unico dei cronisti antichi a descrivere la persecuzione neroniana ma è ritenuto da molti studiosi un autentico falso, inserito nel quindicesimo secolo forse dall’umanista italiano Poggio Bracciolini, segretario di papa Martino V e amanuense prolifico e disinvolto (1380-1459), per dimostrare, attraverso il martirio di Pietro, che il primato sulla cristianità spettava come sede, per diritto storico, a Roma (e non a Gerusalemme, dove il cristianesimo era nato), e al suo vescovo, quale successore di Pietro. Vediamo come è nato questo falso.
Anzitutto va precisato che nelle sue “Historiae” Tacito non fa il minimo accenno a Gesù Cristo, al cristianesimo dilagante in Giudea eal “Procuratore” Ponzio Pilato”. Eppure, Cornelio Tacito (155 – 220 d.C.), in questa sua opera fondamentale in latino, destina 12 capitoli del Libro V (dal 2° al 13°) per spiegare i fondamenti della religione ebraica in Giudea, senza riferire niente sul “Cristianesimo” e senza nemmeno accennare ai criteri essenziali della nuova dottrina (pur avendo Tacito ricevuto l’incarico ufficiale di sorvegliare i culti stranieri). Quindi risulta strano che nel brano citato degli “Annales”, si trovi un riferimento a “Cristo” e a “Pilato” e venga ravvisata nella Giudea la terra d’origine del Cristianesimo. Per il suo incarico sopracennato Tacito avrebbe dovuto avere fortimotivazioni per indagare sui precetti e le finalità del movimento cristiano, se veramente questo fosse esistito nel I secolo. Ma nelle sue “Historiae” Tacito non fa il minimo accenno a Gesù Cristo, al cristianesimo dilagante in Giudea, a Ponzio Pilato e agli “Apostoli”.
In secondo luogo nel brano di Tacito c’è un errore che potrebbe apparire insignificante in documenti devozionali come i Vangeli, che lo riportano unanimi, ma che sarebbe imperdonabile se si trovasse in un documentatissimo e rigoroso testo storico latino. Nel brano a lui falsamente attribuito Ponzio Pilato viene chiamato da Tacito Procuratore mentre è storicamente e archeologicamente dimostrato che era Prefetto. Come avrebbe potuto Tacito, alto funzionario in carriera, che aveva ricoperto importanti incarichi, compreso il consolato, sino a quello di Governatore d’Asia in qualità di Proconsole, e aver conosciuto, per esperienza diretta, i rapporti gerarchici connessi a tale responsabilità, scambiare nel libro XV degli Annali al cap. 44, un “Prefetto” per un “Procuratore”? Il fatto è impossibile. La sua spiegazione, però, è semplice: iI falsario che ha aggiunto il brano della persecuzione di Nerone si è riferito ai Vangeli che unanimi chiamano Pilato un Procuratore. Essi, essendo stati scritti dopo che l’imperatore Claudio nel 44 d.C .aveva nominato Cuspio Fado come primo Procuratore dellla Giudea, ignoravano che i precedenti governatori romani della regione erano stati dei semplici Prefetti. Nei prossimi post verranno esaminati molti altri fatti che documenteranno in modo schiacciante la falsità dei versetti del cap. 44 degli Annali.
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