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La prima vera persecuzione fu attuata nel 250 dall'Imperatore Decio. 293

La prima persecuzione vera e propria, generalizzata e pianificata, avvenne per opera dell’imperatore Decio con l’editto del 250, che ordinava la convocazione per il sacrificio di tutti i cittadini, bambini compresi, anche se il tutto avvenne con molta moderazione. Solo in casi estremi e rari vennero eseguite sentenze di morte.
Evidentemente a Decio interessava non l’eliminazione radicale dei cristiani, ma solo contrastare la lotta religiosa da essi scatenata soprattutto sotto l’aspetto della disobbedienza civile. Ma benché le misure dell’imperatore riguardassero tutto il territorio dell’impero, il cristianesimo non ne fu indebolito. Perché?
Perché moltissimi cristiani abiurarono con grande facilità e si salvarono; poi, cessata la persecuzione, rientrarono, con altrettanta facilità, nel cristianesimo. Infatti, molti cristiani furono così spaventati dall’editto che abiurarono subito la loro fede, differenziandosi in varie categorie: i sacrificati, coloro che compirono effettivamente l’atto sacrificale, e i thurificati, coloro che si limitarono a gettare l’incenso sulle braci davanti ai simulacri degli dèi e dell’imperatore, spesso ritenuto atto sufficiente dai funzionari imperiali.
Molti cristiani, come ci informano Tertulliano e Origene, ritenevano di poter tranquillamente invocare gli dèi, purché in quel momento il loro pensiero fosse rivolto al Dio vero (conoscevano già il trucco della riserva mentale di stampo gesuitico). Altri fecero i primi passi verso il martirio, facendosi incatenare o gettare in prigione, ma trovarono poi che la vita era ancora più attraente e rinnegarono la propria fede. Infine, i libellatici ottennero con la corruzione un falso attestato di sacrificio o fecero sacrificare i propri schiavi al loro posto. Ma anche non pochi cristiani fuggirono sui monti o nel deserto, abbandonando tutti i loro beni, oppure scomparvero nella confusione delle grandi città straniere. Non appena, però, Decio cadde nella guerra contro i Goti, nel 251, i cristiani infedeli si pentirono e tornarono a schiere nel seno della Chiesa ben felice di accoglierli.
Dopo Decio, ebbe luogo una breve persecuzione, ammesso che si possa usare questo termine, sotto l’imperatore Gallo (251-253): le sue disposizioni si limitarono probabilmente a Roma, dove, in ogni caso, non vennero comminate sanzioni severe.

Più dura fu la persecuzione di Valeriano del 257/58, rivolta quasi esclusivamente contro il clero e le gerarchie superiori. Ci furono alcune sentenze capitali, specie in Africa, dove, su 87 vescovi dodici subirono il martirio, fra i quali Cipriano.
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