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La prima volta di Bergoglio negli Stati Uniti

Lo aspetta un popolo cattolico dai confini più ampi di quelli che risultano nei registri. E anche molto influenzato dalle correnti “liberal” in materia di matrimonio e di omosessualità. Proprio alla vigilia del sinodo.

di Sandro Magister – 

ROMA, 22 settembre 2015 – Atterrando a Washington dopo aver visitato Cuba, papa Francesco mette piede in un paese nato protestante, ma nel quale oggi quasi metà della popolazione ha un legame con il cattolicesimo.

Infatti, a quel 20 per cento di cittadini degli Stati Uniti che si professano cattolici a titolo pieno vanno aggiunti un 9 per cento che si dicono cattolici per affinità culturale, un altro 9 per cento che sono cresciuti in un ambito cattolico pur avendolo poi lasciato e un 8 per cento che ha dei parenti prossimi che sono cattolici e con loro va a messa.

Ne consegue che nell’insieme il cattolicesimo ha una presa sul 45 per cento del cittadini degli Stati Uniti e addirittura sull’84 per cento dei “latinos”, che sono la parte della popolazione più in crescita e vedranno canonizzato da papa Francesco un “loro” santo, Junipero Serra, in una cerimonia celebrata quasi tutta in spagnolo.

Si deve al Pew Research Center di Washington una nuovissima radiografia del cattolicesimo degli Stati Uniti, pubblicata alla vigilia dell’arrivo del papa, che consente di esplorare a fondo alcuni caratteri del “popolo di Dio” in questo paese:

> U.S Catholics Open to Non-Traditional Families

Come già si intuisce dal titolo dell’indagine, i cattolici americani sono anch’essi molto influenzati dalle correnti politico-culturali dominanti in Occidente, sulle questioni che riguardano la famiglia e la sfera sessuale. Cioè proprio sulle questioni che hanno originato questo viaggio di Francesco negli Stati Uniti, primariamente motivato dalla sua volontà di partecipare all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, alla vigilia di un sinodo dedicato anch’esso alla famiglia.

Se è vero infatti che il 90 per cento dei cattolici degli Stati Uniti vedono nella famiglia con un padre e una madre sposati l’ambiente ideale per la crescita dei figli, è molto ampia anche la percentuale di chi ritiene nello stesso tempo accettabile che dei bambini crescano con genitori singoli (87 per cento), oppure divorziati (83 per cento), oppure solo conviventi (83 per cento), oppure dello stesso sesso (66 per cento).

Se a loro si chiede se la Chiesa debba o no riconoscere i matrimoni omosessuali, il 46 per cento dei cattolici americani rispondono sì, contro una pari quota di no. Ma sono comunque in netta maggioranza (62 per cento) quelli che vorrebbero che la Chiesa consenta la comunione ai conviventi e a chi si è risposato civilmente mentre è in vita il coniuge sposato in chiesa.

Tra chi va a messa tutte le domeniche (un quarto del totale) e chi ci va più di rado le differenze si notano. I primi sono più fedeli al magistero della Chiesa. Ma anche tra di loro i contrari alla comunione ai divorziati risposati non raggiungono la metà, fermandosi al 42 per cento.

Sugli orientamenti pesano le esperienze personali. Un quarto dei cattolici americani adulti hanno avuto un divorzio e uno su nove si è risposato civilmente. Uno su dieci convive senza sposarsi e quasi la metà hanno convissuto per un certo periodo della loro vita. Tra i divorziati, un quarto hanno richiesto e ottenuto la dichiarazione di nullità del loro matrimonio sacramentale.

Allargando l’attenzione ai grandi campi d’azione della Chiesa nel mondo, quasi due terzi dei cattolici degli Stati Uniti (il 62 per cento) giudicano “essenziale” per chi è cattolico “operare in aiuto dei poveri e dei bisognosi”, mentre solo il 29 per cento ritengono essenziale “operare per affrontare i mutamenti climatici”.

Più della metà dei cattolici fanno la comunione sempre o quasi sempre, quando vanno a messa. Ma ciò avviene di più tra la popolazione bianca, mentre i “latinos” si comunicano più di rado.

Invece, non ci sono differenze tra etnie, età e gradi di istruzione per quanto riguarda la pratica della confessione sacramentale. Qui l’unica differenza sensibile è tra chi va a messa regolarmente e chi no. Il 68 per cento dei primi si confessano almeno una volta all’anno, mentre solo il 27 per cento dei meno assidui lo fa.

In ogni caso, in un paese a forte concorrenza tra fedi religiose come gli Stati Uniti, l’appartenenza alla Chiesa di tanti cattolici non è affatto assicurata per sempre. Quattro su dieci dei cattolici sotto i 30 anni ritengono possibile che in futuro essi lascino la Chiesa.

Sono questi i cattolici ai quali papa Francesco parlerà, nelle sue tappe negli Stati Uniti, naturalmente senza trascurare che il suo raggio di ascolto è a 360 gradi.

Tra i cattolici americani, la sua popolarità non eguaglia oggi quella altissima di Giovanni Paolo II nei primi anni Novanta e supera di poco il picco toccato da Benedetto XVI nel 2008 subito dopo la sua visita negli Stati Uniti.

Ma è comunque ragguardevole, con l’86 per cento di favorevoli e di  molto favorevoli:

> Trends in Papal Favorability Among U.S. Catholics

Ed è probabile che questo suo viaggio la veda crescere ancor di più.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351135

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