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La rabbia dei terremotati contro la passerella dei politici inadeguati

«Siamo poveri ma non scemi: creano solo confusione. E ora vogliono che facciamo le belle statuine ai funerali»

Sono quasi le otto di sera e ad Arquata arriva una lunga coda di auto della polizia con i lampeggianti che girano. Siamo di fianco alla tendopoli che accoglie i terremotati del paese vecchio ormai inaccessibile là sul cucuzzolo. Chissà, forse le auto dei poliziotti sono venute solo a dare il cambio a qualche collega cui concedere riposo. Ma evidentemente la gente ha i nervi a fiore dipelle. “Ancoraaa?”, urla con la faccia disgustata una signora del posto con i capelli rossi e un grosso scialle che la protegge dal freddo che a quest’ora comincia a sentirsi. «Ancora?» le chiedo io che non capisco. «Ancora paperi e papaveri. Sono tre giorni che fanno una cagnara…È passato chiunque a fare l’acqua santiera. Ma un minimo di rispetto!». Incuriosito chiedo di più, perché è la quarta persona del campo terremotati a dirmi lo stesso fastidio.

Un’altra signora minuta e ancora con le lacrime agli occhi ripercorrendo cosa è accaduto quella notte e come è riuscita a mettersi in salvo con la figlia mi dice: «Sì, è una sfilata snervante. Laura Boldrini è venuta non una, ma tre volte. È qui vicino e le costa poco, ma non capisce che abbiamo fastidio di loro. Siamo poveri di montagna, ma non scemi: quella sfilata potrebbero evitarsela. Non servono a nulla e creano solo confusione e rabbia fra di noi». Un’altra signora (le donne sono le più decise e ciarliere) sostiene di avere visto anche Piero Fassino oggi qui, e non ho il tempo per verificare di più. Un’altra ancora mi racconta che stamattina lì di fianco al campo «una amica mi dice che arriva la Boldrini. La guardo stralunata, perché già due volte l’avevano ricevuta qui a fare confusione. Avevo capito male, non stava arrivando: era arrivata, a un metro da me. Così mi sono fatta la figura io perché alla amica ho risposto di getto: ancora qui quella str… e mentre lo dicevo ho incrociato gli occhi con la Boldrini che si è girata indispettita dall’altra parte. Mi spiace essere stata maleducata, ma lei perché non se ne sta a casa?». Un vecchio biascica: «Oggi sono arrivati i boss, con gli sgherri», e gli altri intorno mi spiegano che era arrivato anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, da quel che ho capito con un eccesso di scorta che non deve avergli fatto buona pubblicità.

La terremotata con lo scialle prende il suo cagnolino in braccio e racconta ancora: «Ma perché vengono qui tutti questi politici? Noi siamo un piccolo paese, con pochi abitanti. Manco c’è possibilità di prendersi i voti con queste passerelle. Perché lo fanno? Perché è calato dal cielo anche il ministro Graziano Delrio?». Un altro signore terremotato a pochi passi la ferma: «Delrio però è il ministro delle Infrastrutture, quello che deve ricostruirci il paese. È competenza sua…». Una giovane che ascolta a pochi passi sbotta: «Competente un fico secco (non dice proprio così, ndr…). È calato con il suo elicottero che ha abbattuto con le pale l’unico gazebo di pronto intervento che era stato montato, facendo finire in terra pure la gente che lavorava lì».

Il sentimento è diffusissimo: i terremotati pensano che dopo la disgrazia capitata non debba toccargliene una in più, quella di assistere alla sfilata di onorevoli in cerca di pubblicità. Sono proprio inveleniti: «Stanno facendo pressing perché tutti andiamo a fare il viaggetto organizzato ai funerali ad Ascoli Piceno», dice fuori di sé un’altra signora, «vogliono farci fare le belle statuine per la sfilata di Mattarella Renzi e codazzo. Io ho perso due amiche care. Vorrei tanto essere lì. Ma non strumentalizzata così: non ci andrò». Ad Arquata i posti in tenda pronti sono 250, tutti sistemati nel campo sportivo del paese. Il capo campo della protezione civile è gentilissimo con tutti, ha ceduto anche alle richieste dei pochi abitanti di piccole frazioni che non volevano venire qui e unirsi agli altri: 8 tende sono sistemate praticamente sotto le loro case, e i terremotati sono felici così, anche se è un bel problema per i volontari stare dietro a mini tende sparse in giro per km. Ci sono altri tre campi terremotati qui a pochi km l’uno dall’altro, almeno 500 posti letto che funzionano. Ben attrezzato il campo sulla Salaria sotto Pescara del Tronto, e la gente lì sembra anche allegra. Rita, una bimbetta, si diverte a fare i dispetti a un clown. Nel campo hanno dormito in 113 e mi dicono che si mangia anche bene: stasera mezza festa perché arriva la porchetta per tutti. Ma qui, anche se il responsabile non vuole fare polemica, i problemi li hanno causati i giornalisti. Sono entrati con una troupe nella tenda degli psicologi dove fanno assistenza ai bambini. Ne hanno intervistati due per fare raccontare la notte del terremoto che faticosamente si cercava di fare loro dimenticare, e quelli sono scoppiati in lacrime. Per questo hanno chiuso l’accesso a stampa e tv in altri campi.

Franco Bechis – Libero 27 Agosto 2016

La rabbia dei terremotati contro la passerella dei politici inadeguati (F.Bechis)

 

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