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La ragazza italo-egiziana uccisa dalla baby gang diventa un caso internazionale

Il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, tenta di placare il Cairo dopo l’uccisione di una giovane italo-egiziana, picchiata a morte da una baby-gang a Nottingham. “Profondamente dispiaciuto per la morte della egiziana Mariam Moustafa in Gran Bretagna. Le mie condoglianze ai suoi cari. Ho assicurato al ministro degli Esteri egiziano Shoukry che la polizia di Nottingham sta indagando sul caso”, ha scritto il capo del Foreign Office su Twitter. Ma il governo del Cairo vuole inviare una delegazione di parlamentari nel Regno Unito e i social media sono in fiamme: su Twitter è top trend l’hashtag ‘I diritti di Mariam non andranno persi”. Intanto anche la procura di Roma ha aperto un’indagine per omicidio.

Il 20 febbraio, la 18enne Mariam Moustafa è stata selvaggiamente picchiata da un gruppo di ragazzine nel centro della città inglese mentre aspettava l’autobus: è stata accerchiata, colpita brutalmente e trascinata per 20 metri. Lei ha tentato di fuggire salendo a bordo ma sull’autobus l’aggressione è continuata fino a quando non è intervenuto l’autista. Caduta in coma, è morta dopo 12 giorni. L’incidente ha suscitato rabbia e polemiche in Egitto: la procura generale del Cairo ha chiesto informazioni sull’indagine mentre il governo e l’ambasciata egiziana a Londra hanno parlato di attacco “ignobile” ed esortato le autorità britanniche a “portare rapidamente i responsabili di fronte alla giustizia”. 

La famiglia della giovane, che studiava ingegneria, ha sostenuto che la ragazza si poteva salvare, accusando la polizia di non aver agito per tempo dopo che la ragazza era già stata aggredita una prima volta, insieme alla sorella Mallak, dalle stesse ragazze nell’agosto scorso; un avvertimento che fu “ignorato”. “Immaginate l’indignazione se una ragazza inglese fosse stata uccisa da 10 musulmani, immigrati arabi”, ha detto il padre della giovane, Hatim Moustafa. “Voglio giustizia per mia figlia, non solo per lei, ma anche perché non succeda a un altro giovane. Mia figlia era un angelo. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per chiunque. Ed era il mondo per me. Cercava di aiutare tutti. Non è giusto: avevo bisogno di aiuto ed è arrivato dopo, quando era morta”. Accuse sono state lanciate anche contro i medici dell’ospedale dove la 18enne è stata portata dopo l’incidente, che non si sono accorti dell’emorragia cerebrale in corso e l’hanno rimandata a casa. 

Per la polizia di Nottinghamshire non ci sono informazioni che facciano pensare a un crimine d’odio ma gli investigatori hanno sottolineato di “tenere aperte” tutte le possibilità. Lo zio di Mariam, Amr ElHariry, ha ribadito la necessità per la famiglia di sapere cosa e’ successo e avere giustizia: “Per noi non e’ importante se è un reato d’odio, un crimine razzista o per furto. Alla fine è un omicidio. Possono descriverlo come vogliono ma abbiamo bisogno di sapere quale sia la situazione, vogliamo che la giustizia venga applicata a coloro che l’hanno uccisa senza un motivo”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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