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La reazione di Pechino ai dazi di Trump è arrivata, ma per ora è moderata

Ora è guerra commerciale vera ma lo scontro è ancora lontano dal possibile culmine. La Cina ha imposto da oggi dazi su 128 prodotti statunitensi, per un valore di 3 miliardi di dollari, come risposta alle tariffe che l’amministrazione Trump ha applicato sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Usa, rispettivamente al 25% e al 10%. Tra le merci americane tassate la carne di maiale, i vini e la frutta. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha riferito che la misura è stata decisa dalla commissione Tariffe doganali del Consiglio di Stato. “I dazi americani sono diretti solo contro alcuni Paesi, violando così gravemente il principio di non discriminazione che è una pilastro del sistema commerciale multilaterale e danneggiando seriamente gli interessi cinesi”, tuona intanto un comunicato del ministero del Commercio di Pechino, che definisce le misure “un abuso” e una violazione delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Se gli annunci iniziali avevano fatto paventare restrizioni di portata maggiore, gli alleati degli Usa, a cominciare dall’Unione Europea, sono stati infatti esonerati dai dazi.

“Ci auguriamo che gli Stati Uniti abbandonino quanto prima le misure che violano le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, al fine di consentire la normale ripresa del commercio sino-americano per i prodotti interessati”, ha proseguito il ministero, la cooperazione tra la Cina e gli Stati Uniti, le due maggiori economie del mondo, è l’unica opzione possibile”. Donald Trump non intende infatti fermarsi all’acciaio e all’allumino e, nei giorni scorsi, ha annunciato nuove tasse sulle importazioni cinesi per circa 60 miliardi di dollari. Pechino ha chiesto a Washington di interrompere quella che viene definita “un’intimidazione economica” e ha minacciato di adottare nuove misure di rappresaglia.

E dalla parte del Dragone si schiera la Germania, che forse teme di essere la prossima, dati i ripetuti attacchi di Trump all’enorme surplus commerciale di Berlino nei confronti di Washington, definito “ingiusto”. “L’agenda commerciale del governo statunitense contempla una riforma del Wto, ma nella pratica Washington mina il diritto commerciale internazionale”, ha detto il presidente degli industriali di Berlino, Dieter Kempf, “al posto di una soluzione multilaterale dei problemi sulla base di norme comuni esiste la minaccia di un ritorno alla legge del più forte, con conseguenze imprevedibili per il commercio mondiale”.

Perché, per ora, è una “risposta moderata”

I nuovi dazi cinesi oscillano riguardano soprattutto prodotti alimentari, in parte già tassati, e sono pari al 15% (25% per carne di maiale e derivati). “Per ora, Pechino evita di colpire settori più “sensibili” per l’economia Usa, come la soia (il Pese ne importa 14 miliardi di dollari dalle fattorie americane) e i Boeing, in quella che può ancora essere letta come una risposta moderata”, sottolinea Il Sole 24 Ore, “lo scorso anno i prodotti agricoli americani finiti sui mercati cinesi hanno totalizzato i 20 miliardi. Il 2017 ha visto Pechino registrare un surplus verso gli Usa di 275,8 miliardi, pari al 65% del totale. Il disavanzo nei dati del Census Bureau di Washington è stimato invece in ben 375,2 miliardi”. Il momento della verità, prosegue il quotidiano, arriverà “quando la Casa Bianca renderà pubblica la lista dei 1.300 prodotti tlc, hi-tech e aerospazio made in China, del valore di 50-60 miliardi di dollari, che saranno colpiti da dazi al 25%. L’elenco è atteso entro il 6 aprile, dopo l’annuncio del 22 marzo. Poi ci saranno 30 giorni di consultazioni con l’industria Usa e 180 giorni per il varo definitivo dei dazi”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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