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La riunificazione delle due Coree inizia dal fuso orario

Nella sala d’attesa dove il presidente nordcoreano Kim Jong-un era stato accolto prima dello storico incontro con il capo del governo di Seul, Moon Jae-in, c’erano due orologi appesi alla parete. Uno segnava l’ora di Pyongyang, l’altro quella della Corea del Sud, 30 minuti indietro. “A questa vista ci sono rimasto male”, avrebbe poi detto Kim a Moon secondo il retroscena del summit pubblicato dal New Tork Times, “perché per prima cosa non riunifichiamo i nostri orologi?”. E, almeno nel fuso orario, le due Coree torneranno a essere unite davvero, a partire dal 5 maggio, quando – secondo quanto riporta l’agenzia stampa sudcoreana Yonhap – il Nord porterà ufficialmente le lancette avanti di 30 minuti per sincronizzarsi con Seul, nove ore avanti l’ora di Greenwich.

“Il primo passo concreto verso l’unità”

La decisione è stata approvata ieri dal Parlamento nordcoreano allo scopo di “promuovere la riconciliazione e l’unità delle due Coree” ed è una marcia indietro rispetto a quanto avvenne nel 2015, quando Pyongyang decise di spostare l’orario standard indietro di mezz’ora, sostenendo di voler così rimuovere un vestigio della dura dominazione coloniale nipponica sulla penisola, che durò dal 1910 al 1945 e non ha lasciato affatto bei ricordi (la ferita delle ‘comfort women‘, le donne coreane usate come schiave sessuali dai giapponesi, non è mai stata sanata). Il significato politico della mossa era però legato all’attualità, sancendo un deterioramento dei rapporti con l’Occidente che avrebbe preluso a una nuova tornata di test nucleari. Così come l’imminente sincronizzazione è, parola di Kim, “il primo passo concreto verso la riconciliazione nazionale e l’unità”.

I precedenti, da Mao a Franco

Certo, le differenze che le due Coree dovranno appianare, come hanno riconosciuto entrambi i leader, sono numerose, e ben più complesse. Ma la valenza simbolica del gesto non va sottovalutata. I fusi orari sono stati spesso usati per marcare divergenze o consacrare sodalizi. Quartz cita l’esempio della città indiana di Amritsar, che si trova a 30 miglia dalla pakistana Lahore ma ha un’ora ufficiale trenta minuti avanti, e della Cina di Mao, che passò da cinque fusi orari a uno solo. E non mancano casi forieri di polemiche durate decenni. Basti pensare alla Spagna, che nel 1942 passò dall’ora di Greenwich al “Central European Time”, il nostro stesso fuso orario. In questo modo il dittatore Francisco Franco volle manifestare il distacco dal Regno Unito (che pure non fu certo ostile alla sua presa del potere) e la vicinanza alla Germania nazista, quasi per dare un contentino a Hitler dopo aver scelto di restare neutrale. Ebbene, secondo il rapporto di una commissione parlamentare, ciò abbasserebbe la produttività degli spagnoli, li renderebbe più pigri e li esporrebbe addirittura a un maggior rischio di infarto. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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