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La rivolta fiscale di Gesù

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Chi non conosce la famosa frase “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. La frase di Gesù, in risposta a chi gli chiedeva «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio. È lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?», è sempre stata interpretata come una risposta di Gesù a pagare le tasse a Cesare. Il Vangelo di Marco è più esplicito e si riesce a capire che in realtà Gesù sta dicendo di non usare il denaro dei romani, la moneta è stata identificata con un denario di Tiberio, coniato per la prima volta nella zecca di Lugdunum a partire dall’anno 15; si trattava di una moneta che recava il titolo di pontifex maximus, massimo grado della religione romana, assunto da Tiberio proprio nel 15; ecco come nel suo vangelo Marco racconta la storia: « Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui. »

Gesù è esplicito, rendete a Cesare la sua moneta, non usatela come strumento di misura del valore dei beni che ci scambiamo: (greco: Ἀπόδοτε οὖν τὰ Καίσαρος Καίσαρι καὶ τὰ τοῦ Θεοῦ τῷ Θεῷ; latino: Reddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo Ἀπόδοτε (apòdote = restituire) è l’imperativo di ἀποδίδωμι (apodìdomi = restituisco).

Tutto questo dopo che Gesù aveva attaccato il Tempio di Gerusalemme, scaraventando a terra i tavoli dei cambiavalute ebrei:

“Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 16 e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!”. L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. 19 Quando venne la sera uscirono dalla città”.
Vangelo secondo Marco, c.11, vv. 15-19.

Voi ne avete fatto una spelonca di ladri disse Gesù agli ebrei che praticavano l’usura. Che dire allora della situazione attuale dove l’usura è di oltre il 200%? Un usura che pochi conoscono, che viene praticata dalle banche centrali, S.P.A. private che creano moneta debito dal nulla, addebitandola agli stati invece di accreditarla, più interessi che non possono essere ripagati dal popolo. Tutto questo grazie ai politici traditori della patria, a cui dobbiamo pagare anche vitalizi e pensioni d’oro, che ci hanno venduto nelle mani dei banchieri internazionali. Scoprire in Gesù un Cristo il Romano, di sangue imperiale romano oltre che tolemaico, è qualcosa che sta creando non pochi problemi a lorsignori, tanto da imporre una spietata congiura del silenzio a tutti i mass media sotto il loro controllo, sulla più grande scoperta di sempre. Informatevi e seguiteci, le nostre scoperte sono storiche documentali, e sfidiamo a confronto chiunque voglia cercare di confutarci, ma a quanto sembra nessuno ne ha il coraggio. Chiedetevi il perché, iniziate ad incuriosirvi e vedete cosa sta succedendo, anche un sacerdote in una trasmissione televisiva che potete vedere in questo link ci ha dato ragione:

Per acquisto libro: https://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

Alessandro De Angelis scrittore ricercatore di Antropologia delle religioni

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