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La rivoluzione verde della Pa (che deve ancora arrivare)

Stampare i documenti fronte-retro, spegnere le luci dell’ufficio quando si esce la sera, non lasciare i caricabatterie nelle prese ma anche condividere l’auto con il collega: tutte buone azioni che stanno prendendo piede tra i dipendenti della Pubblica amministrazione, sempre più consapevoli dell’importanza di agire responsabilmente.

Ben diversa la situazione della sostenibilità degli uffici pubblici italiani che è “da 5 meno”, secondo gli stessi dipendenti intervistati da FPA, società del gruppo Digital360, nell’indagine “Pratiche di consumo sostenibile al lavoro”.

Secondo i dipendenti pubblici che hanno partecipato all’inchiesta, le Pubbliche amministrazioni stanno muovendo i primi passi verso la definizione di politiche di ‘Green Public Procurement (GPP)’ ma siamo lontani dalla rivoluzione dei comportamenti d’acquisto pubblici.

Primato normativo in Europa ma la rivoluzione è lontana

A proposito di impatto sull’ambiente, oltre il 50% degli intervistati ritiene che l’attenzione al tema nel proprio ufficio sia nulla o quasi, il 35,5% assegna la sufficienza e appena 1 su 10 giudica il proprio luogo di lavoro “sostenibile”. Sopra la media, ma comunque al di sotto della sufficienza, le Regioni, con un voto di 5,3, mentre Scuola e Sistema sanitario nazionale si prendono un 4.

Eppure, rispetto agli acquisti verdi l’Italia vanta un primato in Europa: è il primo Paese ad aver resoobbligatorio il Green Public Procurement, attraverso l’inserimento nel nuovo Codice degli Appalti (Dlgs. 50/2016).

74 miliardi di fondi a disposizione ma non vengono spesi

Le risorse per trasformarsi ci sono: grazie ai Fondi Strutturali e di Investimento Europei per il periodo di programmazione 2014-2020 l’Italia può contare su una disponibilità di quasi 74 miliardi di euro da spendere in azione funzionali allo sviluppo sostenibile del Paese. Tuttavia, sottolinea l’indagine, finora ne sono stati impiegati solo l’1,2%.

Meno carta e meno sprechi

Proprio dalla Pubblica amministrazione potrebbe invece partire la rivoluzione ‘verde’, facendo da apripista su mobilità soft, risparmio energetico, raccolta differenziata dei rifiuti, lotta agli sprechi e acquisto di alimenti biologici. Con una spesa pubblica pari a quasi il 17% del Pil nazionale, infatti, la Pa è il più rilevante dei consumatori e i suoi dipendenti possono aiutare il paese a operare un profondo salto culturale. Se tutti i dipendenti acquisissero comportamenti di consumo responsabile si otterrebbe una riduzione dal 5 al 15% della spesa della Pa in bolletta.

  • Se ciascuno degli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici evitasse di consumare 500 fogli, si ridurrebbe il consumo di 8.142 tonnellate di carta, evitando di abbattere 122 mila alberi, risparmiando oltre 3,5 miliardi di litri di acqua, abbassando il consumo energetico nazionale di 62 milioni di Kwh
     
  • Incentivando il carpooling con almeno un collega, diventerebbero 750 mila le auto circolanti ogni giorno (ora sono 1,3 milioni), eliminando 376 tonnellate di CO2 e risparmiando 230 milioni di euro solo per il carburante.

Fpa: nella Pubblica amministrazione “serve un cambio di passo”

Per Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa, “i costi della Pa hanno una rilevanza significativa che impone un cambio di passo in termini di razionalizzazione e ottimizzazione dei consumi legati ad attività e servizi”. 

“E’ necessario – ha aggiunto – che le amministrazioni si muovano verso la logica di contenimento e qualificazione della spesa pubblica se vogliamo rispettare gli impegni mondiali sulla sostenibilità. Per un uso consapevole delle risorse occorre agire sui comportamenti, ma anche investire, puntando su interventi di tipo infrastrutturale, gestionale, organizzativo, formativo”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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