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La scomparsa di Dio

putti-attesaPare che Dio faccia un po’ il prezioso, ultimamente. Vien da pensarlo, ascoltando le parole pronunciate qualche settimana fa da un autorevole cristiano: il papa. Bergoglio ha infatti invitato i fedeli a chiedere all’Onnipotente di farsi vedere. Come ha notato Luigi Accattoli, anche il predecessore di Francesco, Benedetto XVI, aveva detto qualcosa di simile (senza apparentemente successo): “Signore Gesù, mostrati di nuovo al mondo in quest’ora”. Secondo il vaticanista del Corriere della Sera, la circostanza sarebbe una dimostrazione che “i due Papi avvertono la necessità di un rilancio d’immagine”. Curioso che la avvertano i papi e non i vaticanisti, che stanno letteralmente idolatrando papa Bergoglio proprio per le sue capacità comunicative. A meno che Accattoli non si riferisca al rilancio dell’immagine di Dio. Che in effetti è alquanto appannata.

Dio, a dirla tutta, non si è mai fatto vedere. Anche se per secoli la sua esistenza è stata data per scontata. Tuttavia, come scriveva mezzo secolo fa Angelo Brelich, bisogna considerare bene il valore di una credenza, laddove “si crede una cosa perché tutta la società la crede, e nell’orizzonte mentale della società non è mai affiorata neppure l’ombra dell’idea che quella cosa possa non esser vera”. Nelle società cristiane preilluministiche di dubbi su Dio non se ne sono mai manifestati troppi ― anche perché si sarebbero pagati con la vita ― e ogni ambito sociale ne proclamava l’indiscutibile esistenza. Il pluralismo confessionale prima, la secolarizzazione poi hanno fatto venire largamente meno tale condizionamento ambientale. “Atei si nasce”, titola l’ultimo numero di Left. Ma quella che sembra un’affermazione eclatante è ormai, per diversi aspetti, una banale constatazione.

L’orizzonte di senso divino è venuto meno anche perché chi dovrebbe parlare di Dio non lo fa. Viviamo in un’epoca in cui il papa, anziché fare il papa, cerca di rubare il lavoro a Gino Strada. Un’epoca in cui il pensiero cattolico è talmente in difficoltà da chiedere aiuto ai miscredenti. E non soltanto per disegnare vignette sul buon Gesù sul quotidiano dei vescovi. Il Cortile dei gentili, nato con l’intento di dialogare ad alto livello con il mondo ateo, è morto nel momento stesso in cui papa Bergoglio ha cominciato a rilasciare trite confidenze a Eugenio Scalfari. Al cardinal Ravasi non è rimasto che cercare di annettersi post mortem intellettuali atei quali Cioran, Camus e Borges, imitato in questo anche dalle università pontificie.

Negli intellettuali atei cercano la scintilla del sacro. Ma nella migliore delle ipotesi sono soltanto fuochi fatui. Stiamo assistendo agli ultimi bagliori di una fiamma che, quantomeno nei paesi democratici, sembra in procinto di spegnersi. Dio non c’è mai stato, ma non ci sono più nemmeno i suoi sostenitori. E il mondo non sembra proprio sentirne la mancanza.

Raffaele Carcano

 

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