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La seconda vita dei primari. Visite gratuite dopo la pensione

Borgomanero, in 23 decidono di aiutare persone in difficoltà.

I primari in pensione insieme con Maria Bonomi, presidente dell’Auser, 80 anni trascorsi tra fabbrica e battaglie sindacali.
Pubblicato il 17/02/2018 –
MARCELLO GIORDANI –
BORGOMANERO (NOVARA) –
Ventitré ex primari in pensione visitano gratuitamente anziani, rifugiati, persone in difficoltà economica che altrimenti non saprebbero come curarsi. Il miracolo accade ogni giorno a Borgomanero, all’ambulatorio dell’Auser: l’anno scorso sono state più di 1500 le persone che hanno usufruito, senza spendere un centesimo, di una visita cardiologica, ortopedica, dermatologica, neurologica, un’ecografia o un ecodoppler. Un’idea così non poteva che venire alla Maria, come tutti la chiamano a Borgomanero.

Maria Bonomi, 80 anni trascorsi tra fabbrica e battaglie sindacali, è la presidente dell’Auser: «Era il 2010 – racconta – la crisi stava impoverendo tante famiglie, arrivavano dall’estero persone in condizioni pietose, e mi sono detta che non potevo stare a guardare. Da bambina ho sofferto la povertà, quella dura, quando non hai neppure la minestra: in famiglia eravamo in dieci tra fratelli e sorelle, ma allora la solidarietà era il pane quotidiano. Così, davanti a tanta gente che non aveva i soldi per curarsi ho chiesto a dei medici che conoscevo se mi aiutavano a creare un piccolo ambulatorio gratuito».

I pionieri

I pionieri dell’ambulatorio di Borgomanero sono stati Piero Sacchi, primario cardiologo, Sergio Cavallaro, urologo, e Felice Fortina, nefrologo. «C’era poco spazio ma da subito tantissima gente. E l’esempio di questi tre medici è stato fondamentale: il dottor Sacchi si ammalò di tumore, era in carrozzina, ma veniva lo stesso a visitare».

In breve sono arrivate le adesioni di altri dottori, primari andati in pensione che hanno creato a Borgomanero un centro unico, dove non fai code, non paghi e trovi anche una buona parola, un sostegno psicologico. Oggi l’ambulatorio offre 17 specialità mediche, oltre ai dottori i pazienti trovano infermiere e centralinisti, tutti volontari, tutti a stipendio zero, che hanno però trovato qui gratificazioni impensate. «La gente – dice il dotto Cavallaro, uno dei fondatori – ha sempre un cuore grande. Chi non ha i soldi, ti porta la scatola di cioccolatini o caramelle, una bottiglia.

E poi abbiamo pazienti che ci hanno fatto delle donazioni con cui abbiamo potuto acquistare delle apparecchiature diagnostiche, una signora commossa ha voluto regalarci un ecocardiografo. Ma l’aspetto più bello è che le persone ti scelgono liberamente, al di fuori di ogni rapporto economico».

Il successo porta anche qualche problema: all’Auser si può effettuare anche la visita odontoiatrica e, visti i costi delle protesi, arrivano le richieste più impensate: «Dalla Puglia volevano venire per farsi fare una dentiera: spiacenti, ma quello non è il nostro compito, e poi ci occupiamo, com’è logico, di un’utenza locale, che però è già molto ampia».

http://www.lastampa.it/2018/02/17/societa/la-seconda-vita-dei-primari-visite-gratuite-dopo-la-pensione-toEqyk4fR2O0mQoJXaRjCM/pagina.html

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