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La sessualità? Una questione politica

Articolo di Ubah Cristina Ali Farah (Sole 24.7.16)

“”I pornografi sono nemici delle donne perché l’ideologia contemporanea della pornografia non prevede alcuna possibilità di cambiamento, scriveva Angela Carter nel 1978. Come se fossimo schiave della storia e non le sue fautrici, come se le relazioni sessuali non fossero di fatto espressione di quelle sociali, come se il sesso fosse un fatto esterno, immutabile. Il pornografo morale è invece un artista che usa la pornografia come critica delle correnti relazioni tra i generi. Egli sa bene che la sessualità femminile non rappresenta un dilemma morale, ma piuttosto una realtà politica.
Monica Stambrini, autrice del cortometraggio Queen Kong, presentato in anteprima alla 52esima Mostra internazionale del Nuovo cinema di Pesaro e vincitore al Queen festival di New York del premio alla regia, fa molto più di questo. La Queen Kong del titolo è una creatura potente e trasgressiva, dalla sessualità ibrida ed eccessiva, interpretata da Valentina Nappi. Non è un recipiente inerme, ma un’entità capace di azione, che non subisce e non è brutalizzata, ma agisce dietro impulso dei propri desideri. La regista mette in scena una favola morale, dove l’uomo e la donna non sono rappresentati in modo archetipico e nel far questo sovverte lo status quo, laddove la maggior parte della pornografia serve a confermare un sistema di valori prevalenti e tollerati.
Un universo bucolico e surreale che ricorda quello dei miti, in cui sesso, terrore e grottesco si intrecciano con un esito originalissimo.

Attingendo ad altri immaginari, Queen Kong non appare allora dissimile alle cannibalesse delle fiabe somale, creature dai lobi e dai pollici abnormi come la gigantesca vagina della donna satiro, capaci di correre come il vento, di percepire umori da grandi distanze, spinte da un irrefrenabile desiderio carnale. Oppure dalla mitica e potente Arrawelo che spodesta gli uomini buoni solo di farsi la guerra e, per assicurarsi il potere, li evira tutti e regna incontestata. In una società fallocentrica è necessario prendere le giuste misure, sembra suggerire la fiaba, soprattutto quando Arrawelo riempie un pozzo con il suo corpo voluttuoso solo allo scopo di farsi il bagno, lasciando morire uomini e animali nell’attesa. Tuttavia, mentre le vicende di queste eroine hanno sempre un esito negativo (esse soccombono irrimediabilmente per mano di un uomo),Queen Kong troneggia sicura sul fallo di un protagonista maschile (interpretato da Luca Lionello) basito ed eccitato, si prende quello che vuole e poi scompare nel bosco, libera e indipendente.””
Monica Stambrini racconta con meraviglia come, durante la prima proiezione pubblica del cortometraggio al Queen Festival di New York, il pubblico si sbellicasse dalle risate. Queen Kong fa anche ridere perché è dissacrante e liberatorio come il carnevale, festa popolare in cui i rapporti di potere vengono rovesciati e sovvertiti.””

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