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La sfida di tre prostitute: “La California legalizzi il sesso a pagamento”

Lo storico appello firmato anche da un cliente disabile. La Corte d’Appello di San Francisco accetta di discuterlo.

Una manifestazione contro la violenza ai danni delle “sex workers”
Pubblicato il 21/10/2017 –
paolo mastrolilli –
inviato a new york –

Perché è illegale vendere il sesso consensuale tra adulti, mentre è lecito offrirlo gratis? Questa domanda, posta da tre ex prostitute e un cliente ai giudici della California, potrebbe aprire la porta alla legalizzazione del mestiere più antico del mondo negli Usa. La Corte d’Appello di San Francisco infatti non ha bocciato la loro causa, e se finisse alla Corte Suprema farebbe giurisprudenza nell’intero Paese.

La prostituzione al momento è legale in America solo in alcune contee del Nevada. In California è vietata dal 1872, quando chi la praticava era accusato di vagabondaggio, e punito con sei mesi di prigione e 500 dollari di multa. Nel 1961 la legge è stata inasprita, alzando la multa a mille dollari e trasformando la prostituzione in reato. Nel 2015, però, tre ex professioniste, un cliente disabile e l’Erotic Service Providers Legal, Education and Research Project hanno sfidato la legge, sostenendo che violava i diritti costituzionali. Il loro punto di partenza era la sentenza emessa dalla Corte Suprema nel 2003, con cui era stata cancellata la criminalizzazione dei rapporti anali. Questa decisione era stata presa per evitare la discriminazione degli omosessuali, ma anche perché i costumi della nostra società sono cambiati, rendendo superati simili provvedimenti.

La legalizzazione poi viene presentata anche come uno strumento per regolare il mestiere, eliminando il traffico degli esseri umani e controllando la diffusione delle malattie veneree. Il cliente disabile ha chiesto perché non poteva ricorrere ai servizi di professioniste compassionevoli, senza essere umiliato o addirittura rischiare l’arresto. Le tre ex prostitute, invece, avevano sostenuto il diritto degli adulti di fare sesso consensuale con chi vogliono. Se poi a questa pratica viene associato uno scambio di denaro sono fatti loro, così come accade con i rapporti offerti per ottenere favori, che invece non sono sanzionati dalla legge. Nell’era dello scandalo Weinstein questo è un argomento che promette di far discutere molto, ma il giudice di primo grado Jeffrey White non si è lasciato convincere, bocciando la causa perché secondo lui la sentenza della Corte Suprema nel 2003 proteggeva solo le relazioni intime personali, non quelle commerciali.

Le tre ex prostitute e il cliente non si sono arresi, e hanno presentato un ricorso alla Corte d’Appello di San Francisco. Giovedì c’è stato il dibattimento, e il giudice conservatore Carlos Bea si è domandato: «Perché dovrebbe essere illegale vendere un qualcosa che può essere legalmente ceduto gratis?». La collega conservatrice Consuelo Callahan ha sottolineato che la prostituzione è storicamente «soggetta alla disapprovazione morale» ma questo caso riguarda i diritti individuali, come quello del 2003 sui gay: «Allora perché non dovrebbe rappresentare una naturale estensione del precedente della Corte Suprema?». Il viceministro della Giustizia della California ha risposto che «la differenza sta nella commercializzazione». I giudici hanno deciso di rinviare il caso al primo grado, senza escludere di considerarlo loro stessi. Se si andasse sopra la Corte d’Appello, l’ultima parola toccherebbe a quella Suprema, che come nel caso dell’aborto potrebbe legalizzare la prostituzione negli Usa.

http://www.lastampa.it/2017/10/21/esteri/la-sfida-di-tre-prostitute-rendete-legale-il-sesso-a-pagamento-sG04ncGkXStV7ywPdPcvXL/pagina.html

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