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“La Spagna è autoritaria” e altre cose dette da Puigdemont dall'esilio

L’ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, è deciso ad andare fino in fondo nella sua battaglia per l’indipendenza da uno Stato, quello spagnolo, che considera “autoritario” e dove “i diritti fondamentali non sono garantiti, nè la libertà d’espressione”. Lo ha dichiarato nell’intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa. Ripercorrendo gli ultimi sei mesi, dal referendum al carcere, Puigdemont considera il suo errore più grande quello di “essersi fidato dello Stato spagnolo” e di “non aver dichiarato l’indipendenza il 10 ottobre nel discorso al Parlamento”.

Ecco cosa ha detto.

Uno stato autoritario

“La Spagna è diventato uno stato autoritario. I diritti fondamentali non sono garantiti, né la libertà d’espressione. Per difendersi bisogna cambiare Paese”. “Speravamo non prevalesse l’antica usanza spagnola di risolvere i conflitti con l’autoritarismo”

Un leader in fuga

“Il mio dovere era dare continuità istituzionale e dal carcere non si può fare. Non sono scappato. Sono partito quando non c’era alcun provvedimento, appena è arrivato il mandato di cattura mi sono presentato dai giudici a Bruxelles. Siamo in Europa per cercare una giustizia indipendente”. “Ho provato a tornare in Belgio e mettermi a disposizione della giustizia. Mia moglie e mia figlia mi stavano aspettando a Bruxelles”

Cosa gli manca

“La mia famiglia, i miei paesaggi, la mia città, Girona. Cose piccole, ma che ti definiscono come essere umano” 

Gli errori

“Nel mio discorso del 10 ottobre avrei dovuto dichiarare l’indipendenza. Ma mi erano arrivati messaggi sul fatto che Rajoy volesse dialogare. I mediatori, tra cui molti ambasciatori, chiedevano di non fare niente di irreversibile. Quindi il 10 ottobre nel mio discorso al parlamento evitai di dichiarare l’indipendenza, deludendo molti dei nostri. Ma la priorità era il dialogo. Da lì in poi cominciò però la repressione”

Eurodelusione

“Abbiamo scelto una strada mai battuta in casi come questi: la via pacifica all’interno dei valori europei. Sapevo che l’Ue non ci avrebbe appoggiato. Ma ora deve far rispettare i diritti fondamentali e non lo fa. Polonia e Ungheria vengono giustamente riprese perché hanno superato alcuni limiti. Ma a Madrid c’è gente in carcere per le proprie idee e a Varsavia. Sno più europeista di prima perché vedo i valori minacciati da comportamenti autoritari”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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