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La storia del “miglior ristorante di Londra”. Che non è mai esistito

La vita del giovane freelance può essere molto dura. Lo sa bene il giornalista britannico Oobah Butler che, prima di entrare nello staff di Vice, per arrotondare scriveva su TripAdvisor recensioni fasulle di ristoranti dove non aveva mai messo piede.

I proprietari lo pagavano dieci sterline a post. Post che in rete facevano effettivamente crescere il posizionamento degli esercizi nelle classifiche del portale. Un monito su come, in rete, distinguere il reale dal falso, il vero dal verosimile, sia spesso impossibile per la stessa natura “partecipata” del medium, uno scotto che noi tutti siamo comunque felici di pagare perché il web resti un posto libero. E che ha spinto Butler a cimentarsi in un esperimento sociale che conserverà un piccolo posto nella storia di internet.

Come per tante idee geniali, la premessa è un “Ma se…”. Nel caso specifico: “Ma se la fama digitale di tanti ristoranti è basata su recensioni false, cosa accadrebbe se ne inventassi uno di sana pianta?”. Così nasce l’epopea di ‘The Shed At Dulwich‘, salito al primo posto della classifica di TripAdvisor dei migliori ristoranti di Londra pur non essendo mai esistito.

 “Grazie alle mie recensioni quei ristoranti miglioravano, e io ne ero il catalizzatore. Questo mi ha convinto del fatto che TripAdvisor rappresenti una realtà del tutto falsata“, racconta lo stesso Butler su Vice, “un giorno, poi, mentre ero nel capanno (non scherzo) in cui vivo, ho avuto una rivelazione: a fronte dell’attuale cloaca di disinformazione e della tendenza della società a credere alle stronzate più grandi che si possano immaginare, un finto ristorante potrebbe davvero esistere? Magari è proprio il tipo di posto che potrebbe essere un successo? In quel momento è iniziata la mia missione. Con l’aiuto di recensioni false, ambiguità e nonsense avrei trasformato casa mia, un casotto (in inglese appunto “shed”, ndr) in un giardino altrui, in un ristorante recensitissimo su TripAdvisor”. È l’aprile 2017.

Butler riesce a registrare il ristorante su TripAdvisor e non viene beccato. Segnala solo la via e non il civico perché a The shed at Dulwich si mangia solo su prenotazione, un’aura di esclusività che non può non incuriosire. Viene messo online un sito con le immagini dei deliziosi manicaretti che vi verrebbero serviti, in realtà costituiti di schiuma da barba, dischi di detersivo per la lavatrice e spugne dipinte.

Amici e conoscenti del giornalista iniziano a riempire TripAdvisor di recensioni entusiaste. The shed at Dulwich inizia a scalare la classifica dei migliori ristoranti della capitale britannica. E inizia a ricevere le prime richieste di prenotazione, con mesi di anticipo. “La prenotazione obbligatoria, la mancanza di un indirizzo specifico e il suo carattere esclusivo sono così attraenti che la gente non ci sta nemmeno a pensare. Ha l’acquolina in bocca. Nei mesi successivi, il telefono dello Shed non smette mai di suonare“, spiega Butler. A fine agosto The shed at Dulwich è al centocinquantaseiesimo posto.

Butler è costretto a rispondere di avere tutto pieno fino al 2021 alle centinaia di aspiranti clienti da tutto il mondo. Aziende utilizzano la localizzazione approssimativa attribuita da Google Maps per inviargli omaggi. Cuochi e camerieri inviano i loro curriculum. Addirittura una casa di produzione australiana chiede che il ristorante compaia nei video di bordo di una compagnia aerea. Finché, il 1 novembre 2017, The shed at Dulwich non conquista la vetta.

Raggiunto l’obiettivo, Butler contatta TripAdvisor e spiega loro l’arcano. Come è possibile che un locale inesistente sia arrivato in cima alla classifica? “Generalmente, le sole persone che creano profili di ristoranti falsi sono giornalisti, nel tentativo di metterci alla prova,” rispondono per mail, “dato che non esiste alcun incentivo nel mondo reale a creare un finto ristorante, non è un problema con cui abbiamo a che fare normalmente—quindi questo ‘test’ non è un esempio che trova riscontro nella vita di tutti i giorni”. La pagina è stata rimossa due settimane fa ed è consultabile solo in archivio. Con forse un paio di recensioni vere in mezzo alle decine di pareri farlocchi. 

Già, perché, per concludere la goliardata nel migliore dei modi, Butler decide veramente di aprire il ristorante nel suo giardino e accetta le prenotazioni di un paio di clienti, ai quali serve cibi precotti (gratis perché “stavano girando una trasmissione televisiva”). “Eccoci qua: ho invitato delle persone a mangiare in tavoli a caso fuori dal mio capanno, e se ne sono andate pensando che fosse davvero il miglior ristorante di Londra, basandosi esclusivamente su TripAdvisor”, conclude, “se volete, potete vederla in modo cinico—sostenere che la risonanza di internet è talmente forte che le persone non riescono a usare in modo appropriato i sensi o il cervello. Ma a me piace essere positivo. Se sono riuscito a trasformare il mio giardino nel miglior ristorante di Londra, tutto è davvero possibile”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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