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La storia di Gesù costruita su Osiride e Giulio Cesare: le prove

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Finalmente in vendita il libro che rivoluzionerà la storia, sarà come passare dal geocentrismo all’eliocentrismo. Tutto cadrà in un attimo. Sono ben due libri in uno con quasi 400 pagine di prove storiche e ricostruzione storica nei minimi dettagli di tutto quello che successe. Una bomba epocale che non riusciranno a fermare con la congiura del silenzio che stanno attuando i mass media nazionali.

Nulla sappiamo dei primi trent’anni di Gesù, il motivo? Lo sappiamo da Celso che Gesù ci fa sapere che conosceva le arti magiche egizie e dagli ebrei che dicevano praticava la stregoneria, in quanto nel libro Cristo il Romano diamo prova che fosse un sacerdote del culto Isiaco ed Osiriaco. Giuseppe Flavio ci fa sapere che suo nonno Simone Boeto era un sacerdote alessandrino al tempo di Cleopatra, quindi era un sacerdote del culto di Iside, e sua nonna Cleopatra, madre di Maria Vergine, portò con il suo primo marito Giulio Cesare il culto di Iside a Roma, da dove in seguito si diffuse nell’impero. Giulio Cesare ed Osiride erano i due personaggi più importanti per la politica e per la religione del tempo; ecco come furono sincretizzate nella storia di Gesù le storie di questi due personaggi.

Iniziamo dalle analogia tra Giulio Cesare e Gesù a cominciare da Pompeo Magno che chiama chrêstos Giulio Cesare (Plut. Pomp. 75), che era il termine usato inizialmente per Gesù Chrestos, come evidenziato in altro articolo; entrambi verranno traditi dopo un bacio: Lenate bacia la mano a Cesare per dare il segnale del suo assenso alla congiura, Giuda bacia Gesù nel momento in cui lo smaschererà; entrambi si dichiarano figli di Dio, Cesare di Zeus e Gesù veniamo a scoprire che era un sacerdote del culto di Serapide, la cui statua rappresentava appunto Giove/Zeus; entrambi hanno un fiume fatale da attraversare: il Rubicone ed il Giordano; entrambi vi incontrano un protettore/rivale: Pompeo e Giovanni Battista. Ed i loro primi seguaci: Antonio e Curione, e rispettivamente Pietro ed Andrea; entrambi sono sempre in cammino ed arrivano finalmente nella capitale, dove dapprima trionfano, per poi subirvi la loro passione:Roma e Gerusalemme; entrambi hanno un buon rapporto colle donne, uno in particolare Cesare con Cleopatra e Gesù con la Maddalena; entrambi hanno incontri notturni, Cesare con Nicomede di Bitinia, Gesù con Nicodemo di Betania; entrambi sono grandi oratori; entrambi appartenenti alla più antica nobiltà, discendente di Enea e figlio di Davide; entrambi si sono fatti da se; entrambi devono battersi duramente ed entrambi trionfano: a cavallo e su un asino; entrambi prediligono il popolo modesto – ed attaccano briga coi nobili: Cesare col senato, Gesù col sinedrio; entrambi sono caratteri combattivi, ma di celebrata mitezza: la clementia Caesaris e l’amate i vostri nemicii; entrambi hanno un traditore: Bruto e Giuda, e un assassino, che in un primo momento viene liberato: l’altro Bruto e Barabba, oltre a uno che se ne lava le mani: Lepido e Pilato; entrambi vengono accusati di aver voluto farsi re: re dei Romani e re dei Giudei; entrambi portano la porpora regale e sul capo una corona: d’alloro e di spine; entrambi vengono uccisi, Cesare pugnalato, Gesù invece crocifisso, ma con una atipica ferita da punta sul fianco; entrambi lo stesso giorno: Cesare alle idi di marzo, Gesù il 15 di nisan; entrambi vengono divinizzati postumi: come Divo Giulio e come Gesù Cristo; entrambi lasciano un loro vicario: Antonio e Pietro; entrambi hanno un erede postumo: il giovane Ottaviano, adottato per testamento, e Giovanni il discepolo, adottato sotto la croce («Donna, ecco tuo figlio»).

Altre analogie:

Pompeo viene decapitato, e la sua testa viene presentata in un vassoio al presupposto mandante, allo stesso modo di Giovanni Battista.

Antonio tratta con gli assassini di Cesare, e banchetta con loro,simulando; Pietro viene riconosciuto al bivacco dei suoi nemici e rinnega Gesù.

Cleopatra, l’amante di Cesare, poi di Antonio e madre dei figli di entrambi, finisce col fare amara penitenza e lacrimare ai piedi di Ottaviano – Maddalena, che parla di amore con Gesù e ne annuncia la resurrezione a Pietro, lava i piedi del signore colle sue lacrime.

Mario il bandito, zio di Cesare, che questi aveva fatto risalire dagli inferi, aveva attorno a sè oltre a sua moglie Giulia anche una veggente di nome Marta; Lazzaro, zio di Gesù, che egli aveva risuscitato dai morti, aveva attorno a se, oltre a sua sorella Maria, anche una Marta, che ne annuncia la resurrezione.

La vittoria di Cesare fu suggellata da una palma germogliata dal pavimento del tempio, e nella sua ovazione fu salutato come re dal popolo che agitava ramoscelli di ulivo. Anche Gesù viene salutato come re, e la domenica delle palme vengono ancor oggi agitati ramoscelli di ulivo.

La corona che Cesare portava sul capo è nella nostra immaginazione di alloro: la corona trionfale. La statue del Divo Giulio però, dove egli è raffigurato come soter, salvatore, portano una corona di foglie di quercia o rispettivamente di gramigna, che quanto a formae a significato si avvicina ancor più alla corona di spine del Salvatore Gesù. All’opposto, nel più antico sarcofago rappresentante la passione, risalente al 340 dell’era cristiana, il Cristo viene rappresentato mentre un legionario lo incorona con una corona d’alloro.

Il nome di colui che con una lancia trafisse il costato di Gesù era Longino, lo stesso nome di colui che inflisse il colpo mortale a Cesare, Cassio Longino.

Inoltre tutti i motti arguti e le battute di spirito di Cesare si ritrovano nel vangelo, al posto strutturalmente corrispondente. Spesso letteralmente, qualche volta con leggeri malintesi:

«Chi non sta da nessuna parte, sta dalla mia parte»

lo si ritrova come

«Chi non è contro di noi, è con noi»

«non sono Re, sono Cesare»

come

«Non abbiamo altro re che Cesare»;

«la miglior morte è quella subitanea»

come

«Quel che devi fare (cioè condurmi alla morte), fallo subito»;

«Ma li avrò salvati perché ci sia chi mi perda?»

come

«Ha salvato gli altri e non sa salvare se stesso».

Per la costruzione del ministero di Gesù, oltre che della storia di Giulio Cesare ci si avvalse anche della storia di Osiride, di cui Gesù era un sacerdote, come ci fa sapere Celso che dice conosceva tutte le arti magiche egizie. Dai racconti di Plutarco, sappiamo che Osiride era un benefattore dell’umanità, in quanto liberò il suo popolo dall’ignoranza insegnandogli l’agricoltura e ad onorare gli dei. Osiride era odiato dal fratello Seth, che ordì una cospirazione insieme a 72 membri della sua corte, allo scopo di ucciderlo, organizzando un fastoso banchetto dove mise in palio come premio un bellissimo sarcofago che sarebbe stato donato alla persona il cui corpo si fosse adattato perfettamente alle misure di chi vi sarebbe entrato; misure che Seth aveva preso di nascosto al fratello, e quando si stese dentro il sarcofago i cospiratori si avventarono su di lui chiudendo il coperchio della cassa che poi gettarono nel fiume Nilo. Secondo Plutarco questi avvenimenti accaddero il 17 del mese di Athyr, e la dea Iside, disperata, iniziò la ricerca del suo amato, fino a che riuscì a trovare la bara con il corpo di Osiride per poi nasconderla. Ma Seth trovò la bara durante una battuta di caccia, la aprì e squarciò il corpo di Osiride in 14 pezzi che sparse tutt’intorno. Iside si mise ancora alla ricerca del corpo del suo amato e riuscì a trovare i suoi pezzi, tranne il membro, poi con i suoi poteri magici fece risorgere il corpo di Osiride. Il figlio Horus decise di vendicare il padre, e dopo un furibondo duello con lo zio Seth, durante il quale perse un occhio, il concilio degli dei stabilì che la successione spettasse ad Horus che divenne il sovrano e legittimo successore del padre Osiride. Il dio Osiride subì quindi un processo di resurrezione astrale trasfigurandosi nella costellazione di Orione, mentre Horus fu trasfigurato nella stella Sirio. Osiride divenisse così dio dell’oltretomba, protagonista di un giudizio finale sulla vita di ogni essere umano, prima di entrare nell’aldilà, attraverso la “pesatura dell’anima” nella sala del giudizio, dove Horus faceva la pesa del cuore con una piuma su una bilancia per stabilire se il defunto poteva accedere al paradiso dei giunchi, che si trasformò nel paradiso dei cristiani. Se compariamo il mito di Osiride con la storia di Gesù possiamo notare delle vistose analogie: entrambi erano odiati da persone o gruppi di persone con cui erano stati in rapporti; entrambi fanno parte di una trinità, nel mito di Osiride abbiamo una triade composta da Osiride, da Iside e dal figlio Horus, mentre nel Cristianesimo abbiamo tre persone in una sola che procedono nel seguente modo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; entrambi fanno parte di una sacra famiglia, Osiride-Iside-Horus e Giuseppe-Maria-Gesù; entrambi furono oggetto di una cospirazione ordita da 72 persone, Osiride fu tradito dai 72 commensali ispirati da Seth, Gesù fu vittima della cospirazione di 71 membri del Sinedrio più Giuda; entrambi caddero vittime della cospirazione dopo aver partecipato ad una cena o banchetto: la cena pasquale di Gesù, il banchetto in onore di Osiride; entrambi morirono in modo violento: Gesù flagellato e posto sulla croce, Osiride ucciso e fatto a pezzi da Seth; entrambi morirono di venerdì; entrambi sono accomunati dal numero 14: Gesù attraversa 14 stazioni lungo la Via Crucis, Osiride viene ucciso e il suo corpo straziato in 14 pezzi; entrambi saranno oggetto di un giudizio finale sugli uomini: Osiride attraverso la “pesatura dell’anima” nella sala del giudizio, Gesù con il suo secondo ritorno nel giorno del Giudizio universale.

Alessandro De Angelis scrittore ricercatore di storia delle religioni e di cristianesimo primitivo.

Tratto dal libro Cristo il Romano per l’acquisto libro: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

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