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La strage chimica in Siria raccontata da un medico

L’attacco chimico in Siria costato la vita a 86 persone – tra cui 30 bambini –  ha scosso l’opinione pubblica e inorridito il mondo. Per chi come Massimiliano Rebaudengo, capo missione di Medici Senza Frontiere, è in Siria da un anno e tre mesi, stragi di questo genere non sono rare, ma questa volta qualcosa è diverso. E a colpire il medico e tutto lo staff Msf dell’ospedale di Athmeh “è l’entità”:  “Quando nei nostri ospedali arrivano dieci feriti parliamo di mass casualty (afflusso massiccio di vittime, ndr). Martedì è stato diverso. Solo il nostro staff medico ha visto 92 pazienti, ha spiegato al Corriere della Sera Rebaudengo. Ecco la ricostruzione della giornata:

Ore 8:30

  • I dottori di Msf dell’ospedale di Athmeh vengono avvertiti via telefono che c’è stato un attacco. Nella conversazione, le fonti avvertono che molto probabilmente sono state usate armi chimiche contro i civili. Non è la prima volta che accade. Solo una settimana prima, un ortopedico è morto durante il trasporto dopo essersi intossicato curando un paziente a Latamneh colpita da un raid con gli elicotteri.
  • Passano pochi minuti e lo staff capisce che questa volta è più grave.
  • Da Gaziantep, al confine tra Siria e Turchia, viene coordinata la missione. In meno di due ore dall’attacco — che è iniziato alle 6:50 — cinque medici e tre équipe si mettono in movimento per raggiungere gli ospedali nella zona dell’attacco. Si deve decidere in fretta, non c’è spazio per le incertezze.
  • “Tre medici partono per l’ospedale più grande al confine con la Turchia, quello di Bab el Hawa, una squadra viene inviata all’Atmeh Charity dove si trova tutt’ora e un terzo team va all’ospedale di Hass, più piccolo degli altri”.
  • Il protocollo è standard. Si viaggia sulle ambulanze e sui minivan, mantenendo costantemente il contatto radio con chi coordina la missione. Prima di partire si forniscono le coordinate dell’itinerario. Ma al di là delle regole e delle procedure, chi sale in auto sa molto bene che rischia di morire in qualsiasi momento. “In questa guerra che dura da sei anni, i nostri medici, le nostre ambulanze, i nostri convogli umanitari e i nostri ospedali sono diventati un target militare come un altro”.

 

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Tra le 10:30 e le 11:30 secondo le località

  • Lo staff raggiunge gli ospedali. Altro protocollo da seguire. “Si indossano le tute integrali, le maschere e i guanti rinforzati e solo allora si possono iniziare a visitare i pazienti che vanno prima spogliati e poi lavati”. Il rischio contaminazione è altissimo. Basta un errore e il medico si trasforma in paziente.
  • L’elenco dei feriti che arrivano da Khan Sheikhoun si allunga con il passare delle ore: “Diciassette a Bab el Hawa,8 ad Hass, 35 ad Atmeh”.
  • Lo screening dei sintomi è lungo “Le pupille ristrette, gli occhi infiammati, l’incoscienza e l’incontinenza lasciano presupporre l’uso di un agente neurotossico che potrebbe essere Sarin”.
  • Bambini, donne, vecchi. I pazienti sono di tutte le età, nessuno viene risparmiato. “Mancanza di respiro, cianosi e odore di candeggina sulla pelle indicano l’uso di un agente soffocante come il gas clorino”, è il primo report stilato dallo staff.
  • Iniziano anche i primi decessi: “Quattro morti ad Hass, molti di più a Bab el Hawa, di Atmeh non si conoscono ancora le cifre”. I sopravvissuti lottano per respirare, non riescono a raccontare nulla. I bambini che ce l’hanno fatta sono in stato di choc. Due infermieri di Bab el Hawa si contaminano. “In tutte le strutture mancano i farmaci, serve atropina, idrocortisone”. Msf dona i medicinali che ha portato.

Il dramma della Siria in 10 immagini – Galleria fotografica

Ore 21:30

  • I medici sul campo riferiscono via telefono al team di Gaziantep le prime diagnosi. “I sintomi sono coerenti con l’esposizione ad agenti neurotossici come il sarin e ad agenti soffocanti come il gas cloro”. Sono parole pesate con cura, che l’indomani verranno trasmesse nei comunicati stampa della ong.
  • Non c’è tempo di fermarsi. La squadra all’Atmeh Charity rimane sul campo. Sono appena arrivati altri 35 pazienti, tutti in condizione critiche. Il lavoro da fare è appena iniziato.
  • Intanto, sui telegiornali della sera passano le immagini dei piccoli corpi cianotici. Qualcuno si ferma a guardare. Qualcuno tira dritto o cambia canale. La Siria è lontana. O, almeno, così pare.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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