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La strage dei pedoni a Toronto conta per ora 10 morti. Chi è l'attentatore

Strage a Toronto, in Canada, ieri, sulla strada più famosa della città, Yonge Street, proprio mentre era in corso la riunione dei ministri Esteri e degli Interni del G7. Il bilancio definitivo è di 10 morti e 15 feriti uccisi da un furgone bianco salito su un marciapiede che ha falciato pedoni per due chilometri. “Un atto deliberato”, lo ha definito la polizia che non sbilancia sul movente, che non esclude il terrorismo. L’autore della strage è uno studente 25enne di origine armena, Alek Minassian, residente in un sobborgo di Toronto, che è stato arrestato dopo una breve fuga.

Italia vicina alle famiglie colpite, alla città di Toronto e al Canada https://t.co/u1TH168EU5

— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) 24 aprile 2018

L’attacco è avvenuto alle 13:30 ora locale, le 19,30 in Italia, all’incrocio tra Yonge e Finch, ad una trentina di chilometri dal luogo in cui erano riuniti i ministri del G7, tra cui gli italiani Angelino Alfano e Marco Minniti. Il furgoncino era stato noleggiato. Alcune delle vittime non sono ancora state identificate. “Uccidimi”, avrebbe detto il killer alla polizia. “Sparami in testa”, avrebbe insistito puntando qualcosa contro gli agenti come se fosse un’arma. Poco dopo è stato ammanettato.

E’ strage di passanti a #Toronto, in Canada: nove i morti e 16 i feriti tra le persone travolte dal furgone che le ha puntate una per una sul marciapiede → https://t.co/PMJaSvBwQ8 pic.twitter.com/a3p8sccDtF

— Rainews (@RaiNews) 23 aprile 2018

Il premier canadese, Justin Trudeau, ha espresso vicinanza alle vittime e ringraziato i soccorritori. “Stiamo monitorando la situazione da vicino e continueremo a lavorare con le autorità senza esitazione”, ha dichiarato offrendo le condoglianze alle famiglie delle vittime. La first lady Melania Trump, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente messicano Enrique Pena Nieto e l’ex ministro canadese Stephen Harper, sono tra coloro che hanno espresso loro solidarietà al Canada. 

A Toronto ai primi di giugno si terrà il summit dei capi di Stato e di governo dei sette Paesi più industrializzati. L’Unità di Crisi della Farnesina è al lavoro per verificare quanto sia accaduto e, in particolare, l’eventuale coinvolgimento di connazionali.

Di Minassian si sa ancora molto poco, scrive Rainews24 su suo sito: Residente a Richmond Hill, una località dell’Ontario a mezzora di macchina da Toronto, sarebbe uno studente universitario iscritto al Seneca College, un ateneo specializzato soprattutto in arti applicate, design e tecnologie, e dove Minassian pare studiasse informatica. La polizia ha smentito alcuni report sui media locali secondo cui Alek sarebbe una persona già nota alle forze dell’ordine, che lo avrebbero preso di mira in passato. Altre fonti invece rivelano una scoperta che sarebbe stata fatta dagli investigatori ma non confermata: l’uomo avrebbe più volte fatto ricerche sul web per avere più informazioni possibili sulla strage del 2014 di Isla Vista, in California, quando un ragazzo di 22 anni investì e uccise 6 persone e ne ferì altre 14 nei pressi del campus di Santa Barbara. 

Yonge and Finch suspect goes at police officer, van in background @CP24 @CityNews @globalnewsto @CBCToronto @CityNews @CTVToronto pic.twitter.com/ZqhTcjndBc

— Waqas (@waqas_mahmud) 23 aprile 2018

Minassian comunque non sarebbe affiliato ad alcun gruppo terroristico organizzato e – confermano negli ambienti investigativi, non ci sarebbero al momento evidenze di una sua eventuale radicalizzazione. Intanto è diventato già virale il video del poliziotto eroe che ha fermato il conducente-killer dopo la sua corsa omicida. Questi sceso dal furgone ha puntato una pistola contro l’agente urlando di sparargli. Il poliziotto ha però mantenuto la calma, e puntando a sua vola la pistola contro Minassian lo ha convinto a desistere dopo una breve ma concitata trattativa, al termine della quale il killer è stato ammanettato

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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